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Porcaro racconta l’estorsione da 20mila euro e la cessione imposta di un’auto

Il pentito fornisce i dettagli di una intricata richiesta di denaro avanzata nei confronti di un uomo «vicino agli “zingari”»

Pubblicato il: 09/07/2023 – 15:18
Porcaro racconta l’estorsione da 20mila euro e la cessione imposta di un’auto

COSENZA I debiti si onorano, le promesse si mantengono. Il pentito Roberto Porcaro, racconta ai magistrati della Dda un episodio che certifica come siano ancora valide e fortemente radicate le leggi del crimine. Chi sgarra deve pagare, che sia con il denaro o peggio con il sangue. Il collaboratore di giustizia cosentino racconta la vicenda legata ad una estorsione perpetrata ai danni di un uomo «vicino al gruppo degli “zingari”» al quale, lo stesso pentito e Luigi Abbruzzese avrebbero ceduto del denaro. Il soggetto viene descritto come un fannullone dedito a «qualche piccolo furto». Porcaro cita una circostanza che avrebbe però consentito alla vittima dell’estorsione di cambiare radicalmente tenore di vita: un incidente stradale. L’uomo ritenuto vicino agli “zingari” avrebbe beneficiato di un cospicuo risarcimento dall’assicurazione e «cominciava a fare viaggi, acquistare automobili di lusso e a dedicarsi all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti avvicinandosi, a Gianfranco Sganga di San Vito».

Il dissidio e la vicenda delle auto

L’atteggiamento, non piace a Luigi Abbruzzese «il quale per lungo tempo aveva accolto l’uomo vicino agli “zingari” in casa sua. Per queste ragioni, viene convocato e gli viene chiesto di consegnare 20mila euro in contanti visto il precedente supporto ricevuto. L’uomo si rifiuta, e si dice pronto a consegnare 10mila euro. «Noi accettammo l’offerta – dice Porcaro – in quella circostanza, aveva con sè duemila euro che consegnò a me e Luigi, come anticipi della somma complessiva di 10.000 euro, impegnandosi a
versare i restanti 8.000 nel giro di una ventina di giorni
». Da questo momento, l’uomo sparisce, e Porcaro dopo alcuni giorni avrà modo di intercettare il fratello a bordo di una Audi Q3. Lo stesso si mostro deciso «a collaborare anche con l’associazione di cui facevo parte dedicandosi allo spaccio di sostanze stupefacenti, e difatti, nell’occasione mi chiedeva 50 grammi di cocaina». A Porcaro però non andò giù l’atteggiamento del fratello della vittima dell’estorsione, perché arrivò alticcio e sotto effetto di stupefacenti, ad alta velocità, nei pressi dell’abitazione dello stesso pentito «mettendo in pericolo l’incolumità dei miei figli e di altri bambini presenti per strada, mi fece andare in escandescenza e, così lo aggredii pesantemente. Dopo averlo picchiato, però, colsi l’occasione anche per dirgli che, siccome il fratello aveva preso l’impegno di consegnare a me e Luigi Abbruzzese la
somma di 10.000 euro e non aveva tenuto fede a tale impegno, a soddisfacimento della
nostra pretesa, doveva consegnarmi la sua autovettura Audi Q3».
La consegna, nonostante la reticenza del proprietario, avviene ma dopo pochi giorni «mentre salivo un attimo a casa per prendere la chiave dell’auto recuperare i documenti custoditi al suo interno al fine di avviare le pratiche per venderla, risceso dalla mia abitazione, mi resi conto che l’auto non era più nel posto in cui la avevo parcheggiata». I fratelli e proprietari della vettura avevano ritrovalo l’auto ed erano tornati in possesso della stessa «probabilmente, utilizzando una seconda chiave». Il pentito non perde tempo e raggiunge Abbruzzese, i due si recano a casa dei fratelli. Sarà la madre dei due soggetti coinvolti nell’episodio raccontato da Roberto Porcaro a chiedere «quale fosse il modo per risolvere la questione» e «noi rispondemmo che siccome si era impegnalo a consegnarci del denaro e non aveva adempiuto all’impegno, il modo alternativo per sdebitarsi era consegnarci l’Audi Q3». La controproposta fu la consegna di una altra vettura, una 500 Abarth. L’affare si conclude, Porcaro utilizza per qualche giorno la vettura prima di venderla e ricavarne «circa 7/8 mila euro, somma che io e Luigi Abbruzzese dividemmo». (f. b.)

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