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Le accuse «credibili» di Petrini contro Manna: «Ho preso la busta ed ho messo tutto nella mia borsa da lavoro»

Nelle motivazioni della sentenza, le ragioni della condanna. Il gup: «I “buchi” delle videoriprese riempiti con i racconti del giudice». «Nella cartellina c’erano 5000 euro»

Pubblicato il: 14/07/2023 – 6:55
di Alessia Truzzolillo
Le accuse «credibili» di Petrini contro Manna: «Ho preso la busta ed ho messo tutto nella mia borsa da lavoro»

SALERNO Lo scorso 12 maggio il gup di Salerno Carla Di Filippo ha condannato a a 2 anni e 8 mesi ciascuno l’ex presidente di Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, e l’avvocato (e sindaco sospeso di Rende) Marcello Manna. Il giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche ed escluso l’aggravante mafiosa che gravava sul capo di imputazione di corruzione in atti giudiziari. Il giudice, difeso dall’avvocato Francesco Calderaro, e il sindaco, difeso dall’avvocato Nicola Carratelli, sono stati anche condannati a risarcire le spese delle parti civili: (l’Avvocatura dello Stato per conto del Consiglio dei ministri).
Secondo l’accusa, Petrini – a fronte della promessa di favorire il cliente dell’avvocato Manna, Francesco Patitucci (accusato dell’omicidio di Luca Bruni, avvenuto a Cosenza nel 2012) – avrebbe avrebbe ottenuto in cambio la somma di 5000 euro consegnata direttamente da Manna.
Ad indagare su questa vicenda sono stati i militari della Guardia di finanza di Crotone, su delega della Procura di Salerno. Questi, avvalendosi anche di un sistema di telecamere, piazzate anche all’interno dell’ufficio del giudice Petrini, hanno monitorato le attività del magistrato. Ne è scaturita l’inchiesta “Genesi” sulla corruzione negli uffici giudiziari di Catanzaro, della quale la vicenda Petrini-Manna rappresenta uno stralcio. 

Le dichiarazioni «credibili» di Petrini

Dopo l’arresto per gli episodi di corruzione in atti giudiziari contestati nel procedimento, il giudice Petrini ha avuto un periodo di collaborazione con la Procura di Salerno.
In base a questa vicenda i giudici ritengono che le dichiarazioni «nel loro nucleo essenziale hanno una sostanziale coerenza e credibilità e sono state ripetute nelle varie escussioni; la vicenda, infatti, dopo una prima negazione della stessa, è stata poi sempre ricostruita nelle varie dichiarazioni nello stesso modo dal Petrini, e confermata con le dichiarazioni raccolte in contraddittorio tra le parti in incidente probatorio». 
Dopo una serie di interrogatori, il 25 febbraio 2020, parlando dell’incontro avuto con Manna il 30 maggio 2019, e monitorato in parte dalle telecamere, Petrini afferma: «Sì sì, perché io ho preso la busta principale ed ho messo tutto nella mia borsa da lavoro e poi sono uscito e sono andato in Commissione». Dunque il giudice, ora sospeso, ribadiva «di aver ricevuto da questi una busta posta all’interno di una cartellina, che nella busta vi erano 5000 euro e precisava che in quel momento la busta la metteva nella borsa, salvo poi verificarne il contenuto in un secondo momento presso la Commissione Tributaria (precisamente Petrini riferiva che la busta che aveva aperto presso la Commissione Tributaria ripresa dalla video intercettazione era proprio quella consegnata dall’avvocato Manna)».
In più occasioni, anche sulla stampa, Manna si è difeso affermando, anche a mezzo stampa, che dalle riprese video «non si evince affatto la consegna di denaro, ma tutt’altro». Di tutt’altro avviso è il gup Di Filippo.
Insentenza si specifica che le immagini sono state mostrate a Petrini solo dopo le sue dichiarazioni.
«Il racconto, quindi, può ritenersi senz’altro genuino e comunque spontaneo; è stato Petrini a fornire i dettagli dell’episodio poi effettivamente confermati dalle immagini video riprese. Ciò consente anche di ritenere del tutto irrilevanti i “buchi” delle videoriprese, avendo lo stesso Petrini, prima ancora di vedere il video, riempito anche le parti mancanti con il suo racconto», scrive il gup. 

La raccomandazione non era parte dell’accordo corruttivo

Secondo il giudice, non fece parte dell’accordo corruttivo il caso della richiesta da parte di Petrini di una raccomandazione in favore di un parente regista. Petrini chiese a Manna se conoscesse qualcuno presso la società che si occupava dell’approvazione dei finanziamenti ed in particolare tale Citrigno. Il gup precisa però che «Petrini nelle sue dichiarazioni riferisce costantemente che in cambio dell’assoluzione di Patitucci gli erano state promesse (ed egli aveva richiesto) somme di danaro, e non altro. 

Cosa c’era nella cartellina data da Manna a Petrini

«Più volte – spiega il gup – la difesa ha sottolineato |’inattendibilità della dichiarazione di Petrini nella parte in cui ribadisce — in ogni occasione in cui ha narrato il fatto – che nella cartellina oltre alla busta con i soldi vi erano la sentenza della Corte Costituzionale ed un commento alla sentenza; la inattendibilità deriverebbe dal fatto che essendo uscita la sentenza (rectius le motivazioni della) il giorno prima non era possibile che vi fosse un commento alla stessa; che nella cartella vi fossero due plichi di carte lo afferma, però, lo stesso Manna (interrogatorio reso in udienza preliminare) , uno era la sentenza ed uno effettivamente un commento, ma (nella versione del Manna) ad altra sentenza (quella sulle astensioni dei difensori) : in realtà, quindi, Petrini non rende una dichiarazione “errata” o falsa, verosimilmente in quel frangente non si preoccupò di leggere il commento, e lo attribuì alla stessa sentenza che gli veniva data in quel momento (d’altra parte Petrini ha riferito che nella borsa mise la busta – circostanza questa, confermata dalle immagini videoriprese presso la commissione tributaria) ; il riferimento ad un “commento” conferma la genuinità delle dichiarazioni e la loro verosimiglianza ; la versione fornita dal Manna circa la presenza del commento ad altra sentenza (ovvero a quella sull’astensione dei difensori) è corroborata dal contenuto delle intercettazioni audio dell’incontro (alcune farsi captate effettivamente sembrano riferirsi a tale sentenza), ma offre un riscontro di attendibilità alle dichiarazioni di Petrini, più che confutarle». 

Patitucci estraneo all’accordo corruttivo ma non si esclude la responsabilità di Manna

Nell’inchiesta sono delle conversazioni che riguardano Patitucci. Da queste, dice il giudice, «emerge certamente con sufficiente certezza che lo stesso fosse estraneo all’accordo corruttivo, ma tale circostanza non è idonea ad escludere che l’accordo vi sia stato; è interesse del professionista autonomo rispetto all’interesse dell’assistito ottenere provvedimenti giurisdizionali favorevoli, anche per accreditarsi nel suo ruolo. L’estraneità del Patitucci all’accordo si conferma anche con le captazioni del 2 aprile 2020 prodotte dalla difesa in fase di udienza preliminare relative al diverso procedimento nelle quali egli bolla la vicenda Manna come una “barzelletta”, ma ciò vale sempre solo ad escludere la responsabilità del Patitucci, non ad escludere quella di Manna».
Anche per questa ragione non regge, secondo il giudice, l’aggravante mafiosa perché, scrive Carla Di Filippo che «non vi è prova in atti che l’accordo raggiunto tra Petrini e Manna fosse finalizzato in modo diretto ad agevolare il clan di Patitucci o Patitucci stesso». (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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