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«Immaginiamo il futuro immersi nella bellezza della Calabria». Biafora racconta la sfida di CalBatt

Parla il manager che ha puntato su alta tecnologia e resilienza. «Nel nostro settore gli stereotipi sulla regione non attecchiscono. Ma il territorio è in un loop di declino. Rinascere col turismo?…

Pubblicato il: 28/07/2023 – 7:02
di Emiliano Morrone
«Immaginiamo il futuro immersi nella bellezza della Calabria». Biafora racconta la sfida di CalBatt

COSENZA Laureato all’Unical, Marco Biafora è un ingegnere meccanico con oltre 15 anni di esperienza nel campo della progettazione e dello sviluppo strategico di impianti e prodotti per la green energy. Quarantenne, fa parte della dirigenza di CalBatt, azienda made in Calabria che si occupa di ricerca e sviluppo e possiede un brevetto, registrato anche negli Usa, per ottenere la massima efficienza e durata delle batterie ricaricabili: da quelle dei cellulari a quelle delle auto elettriche e perfino degli impianti industriali.
Per via di questa invenzione – si tratta di un piccolo sistema intelligente che modula la ricarica di ogni tipo di batteria in base all’analisi, durante l’intera procedura, di tutti i parametri fondamentali –, CalBatt è considerata l’avanguardia assoluta nell’ambito specifico, nel quale ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui: uno da Enel per la propria tecnologia avanzata; l’inclusione fra le dieci società europee più innovative alla Munich Cleantech Conference; il distintivo di eccellenza italiana nella tecnologia green alla Cop 21, Conferenza di Parigi, e il premio “Seal of Excellence” da parte dalla Commissione Ue. Biafora è anche uno sportivo: si allena tutti i giorni e pratica tennis, basket, padel e arti marziali. Pensa che lo sport tempri il carattere grazie alle regole, alla disciplina, al rispetto dell’altro e all’agonismo, e che pertanto abitui ad affrontare il lavoro e la vita con la volontà di migliorarsi ogni volta sul piano morale, intellettuale e professionale. Con questo professionista, cui diamo del Tu per la conoscenza personale e dunque per rispetto dei lettori, oggi parliamo della resilienza in Calabria dei giovani che, come lui, riescono a resistere alla tentazione di partire per impiegare altrove le proprie competenze e qualità.

Ingegnere, CalBatt, si legge nel sito ufficiale, «sviluppa soluzioni per lo Smart Charging basate sulla sua innovativa tecnologia brevettata per la caratterizzazione e l’ottimizzazione dinamica dell’efficienza delle batterie». L’azienda, il cui nome sta per “Calabria Batterie”, ha sede a Rende e nella propria dirigenza annovera ex studenti dell’Unical e un professore dello stesso ateneo. È una sfida lavorare in Calabria per produrre alta tecnologia?
«Non quanto si possa credere, anche se la chiave della risposta, a mio avviso, risiede nel termine “produrre”. Nel nostro caso, produrre alta tecnologia significa customizzare soluzioni altamente innovative, impreziosite e rese uniche dal nostro nostro know how brevettato, per i più svariati settori. Per riuscire in tale mission, in CalBatt abbiamo optato per una struttura manageriale e operativa molto snella, la cui flessibilità ci permette di rendere più efficiente ed affidabile qualsiasi comparto ove siano presenti delle batterie, a prescindere della tipologia di cliente e dalla tecnologia degli accumulatori. Pertanto, anche se può sembrare paradossale, riuscire a creare questo valore aggiunto dalla Calabria non diventa molto differente dal farlo in qualsiasi altra parte del globo.
Per rendere meglio l’idea, efficientare con la propria tecnologica la ricarica della flotta di autobus di una metropoli italiana, piuttosto che rendere più performanti le batterie a bordo di una grande centrale di produzione di energia elettrica in Canada o ancora diventare consulenti di una utility francese, lo si può fare indistintamente da Rende piuttosto che da Seattle. L’importante è avere l’elasticità mentale adatta a cogliere i problemi da risolvere e l’inventiva – di cui gli abitanti della Calabria, l’antica Magna Grecia, certamente non sono privi – per creare gli “ingredienti” tecnologici giusti per farlo».

Riscontrate più pregiudizi, gravami o apprezzamenti, per la scelta di mantenere la vostra attività in Calabria?
«Con grande sincerità, mi preme evidenziare quanto sia le origini calabresi dei componenti del nostro team – richiamate anche nel nome CalBatt – che il tentativo di mantenere la nostra sede a Rende, abbiano sempre suscitato nei nostri interlocutori un grande senso di ammirazione.
So che può quasi meravigliare, ma quando il tenore dell’interlocuzione è molto elevato e si propongono soluzioni tecnologiche che conducono ad un considerevole valore aggiunto, vi garantisco che alcuni pregiudizi stereotipati non attecchiscono più ma, al contrario, lasciano campo aperto a costruttive interazioni e a cooperazioni di elevato pregio, sia sul piano personale che, di conseguenza, su quello professionale.
La tua domanda, Emiliano, mi ha fatto ricordare con piacere l’osservazione che mi fece il direttore della filiale italiana di un’importante banca d’affari che incontrammo a Milano, secondo cui la scelta di mantenere la nostra attività in Calabria era, addirittura, l’elemento più interessante della nostra proposizione di valore. Secondo la sua opinione, infatti, rimanere periferici rispetto al fulcro del mondo tecnologico, ci avrebbe portato a sviluppare la nostra tecnologia essendone pienamente padroni, brevettandola e gestendola con la giusta concentrazione e ben prima di essere attenzionati dai grandi nomi del settore che adesso si trovano ad essere tecnologicamente un passo indietro».

Che cosa ha dato a Calbatt l’Università della Calabria, in termini di preparazione, competenze, sostegno e prospettive?
«La facoltà di Ingegneria dell’Unical è fra le migliori al mondo. Non è soltanto una scuola che forma bravi tecnici, ma è un’eccellenza del nostro territorio in cui formarsi assume un significato culturalmente permeante a tutto tondo. Oltre che avere tutti i soci di provenienza Unical – il nostro Ceo, professor Gregorio Cappuccino, ne è anche docente –, CalBatt vanta il privilegio di essere stata ivi incubata. La decisione di rimanere ancor oggi in fitto nel Technest dell’Unical, credo sia il miglior modo per dare il giusto valore a ciò che questo ateneo ha rappresentato per noi tutti, singolarmente prima e per la squadra CalBatt in seguito».

È un problema attuale cercare di ottenere da qualsiasi tipo di batteria il massimo dell’efficienza. Voi l’avete risolto in Calabria e molto prima dell’impennata dei costi energetici. Vi sentite sottovalutati, penalizzati o privilegiati, considerato che svolgete un lavoro intellettuale in una regione di grandi bellezze e pesanti difficoltà?
«Le nostre difficoltà, in realtà, non sono mai state correlate ai problemi della nostra regione. Quando si fa alta tecnologia, purtroppo si è consapevoli sin da subito che una delle regioni più arretrate in tal senso potrebbe essere l’ultima a recepirne i benefici; dunque, ci si mette subito l’anima in pace, da questo punto di vista. In compenso però, quando si lavora intellettualmente, una regione di così grandi bellezze ha tanto altro da poter regalare, essendo dotata di tutti i confort del caso: paesaggi, profumi, alternarsi ancora definito delle stagioni, storia e intrecci culturali rappresentano le migliori fonti di ispirazione. Credo che sia impareggiabile meditare su un problema da risolvere immergendosi fra gli scogli della Costa degli dei o capire come affinare gli aspetti tecnologici di un prodotto facendo sport immersi nel profumo dei fiori di ginestra dell’altopiano silano. Da questo punto di vista, la mia regione mi ha regalato i migliori momenti di meditazione.
La nostra più grande difficoltà iniziale, per quanto possa sembrare paradossale, è invece stata quella di risolvere un problema ancor prima che si presentasse. Al di là dei costi energetici dell’attuale periodo, CalBatt, grazie all’intuito del nostro Cto e cofondatore, Francesco Amoroso, ha efficientato la ricarica delle batterie ben prima che diventasse un problema di così vasta scala in virtù, soprattutto, della mobilità elettrica. A volte, essere pionieri con esagerato tempo d’anticipo si porta come evidente conseguenza quella di non avere un mercato pronto, o meglio, di non avere ancora un mercato capace di comprendere i problemi che da lì a breve dovrà affrontare. È un po’ come – citando il nostro socio Antonio Moniaci – inventare il cancello automatico prima ancora dell’utilizzo della recinzione.
Questo però, anziché demotivarci, ci ha dato l’opportunità di affinare ulteriormente la nostra proposizione tecnologica, rendendola pronta a tutte le sfaccettature che il mercato in poco tempo ci avrebbe posto d’innanzi.
Mi sento di dire, pertanto, che un lavoro intellettuale così spinto ci ha fatto sentire sottovalutati in una prima fase della nostra storia, ma, avendo saputo ottimizzare i tempi d’attesa, ci sentiamo certamente privilegiati oggi, periodo storico in cui ci troviamo ad essere chiamati a relazionare dal ministero dello Sviluppo economico, sul tema dell’efficienza delle batterie, in qualità di massimi esperti sul territorio nazionale».        

Che cosa vi servirebbe per crescere come azienda in Calabria e per far crescere la regione con la vostra tecnologia ed inventiva?
«Purtroppo, per ora, non ritengo sia facile che la nostra regione possa recepire i benefici della tecnologia CalBatt in termini di efficientamento della mobilità elettrica. Manca ancora un serio piano per il trasporto pubblico urbano a zero emissioni e l’utilizzo delle auto elettriche non ha ancora preso piede al punto da dover efficientare la rete delle infrastrutture di ricarica, come ad esempio sta già accedendo in molte realtà europee.
Al contrario, invece, sono molto convinto che in Calabria gli accumulatori – di cui presto le centrali di produzione di energia elettrica dovranno munirsi per ragioni di stabilizzazione delle reti e regolarità di generazione – potranno godere dei grandi benefici dalla tecnologia CalBatt, sia in termini di efficienza che in termini del prolungamento della loro vita utile operativa».    

È vero che i migliori prima o poi lasciano la Calabria, come spesso si sente dire? Perché, nel caso, se ne vanno? Tu ritieni che rimangano in prevalenza anziani, politici, mafiosi e assistiti?
«Purtroppo, sto notando che da un po’ di tempo a questa parte non rimangono più neanche gli anziani. Mala politica ed assistiti parassiti hanno creato un loop socialmente e culturalmente deleterio. Ritengo ovvio che chi è abituato a strutturarsi basandosi sulle proprie risorse e la propria cultura, senza voler mendicare nulla alla mala politica, quella che va alla ricerca di mercenari pronti a prostrarsi al “potere”, prima o poi andrà alla ricerca di campi di confronto più nobili, ove si spera che le regole della sana “competizione agonistica” – per utilizzare un parallelismo sportivo – siano le stesse per tutti.
Abbiamo deciso di rimanere qui, pur occupandoci di qualcosa non ancora valorizzabile nel nostro territorio, in quanto sicuri di poter invertire questa tendenza. Siamo certi di essere, fra tante difficoltà, in ottima compagnia».

Oggi il discorso sull’onestà è diventato piuttosto retorico, nel senso che poi mancano gli esempi. Onestà e competenza potrebbero cambiare la Calabria, oppure siamo di fronte ad un declino intellettuale, etico, politico e sociale irrecuperabile?
«Non sono molto ottimista a riguardo. Credo che il declino da te menzionato sia in atto in tutte le civiltà occidentali, pseudo tali ed in quelle che tentano di scimmiottarne i tratti peculiari. Credo che tu abbia messo, forse inconsciamente, nel giusto ordine gli addendi, nel senso che non li vedo a sé stanti, ma come conseguenze sequenziali gli uni degli altri: è proprio il declino intellettuale che porta a quello etico-sociale, ed in questo contesto di degrado la mala politica trova il suo miglior habitat. Nella nostra regione, si è ormai generato un deleterio loop che, in tal senso, continua a creare macerie su macerie. Se non prova nessuno ad invertire la tendenza, il rischio è proprio quello di distinguere disonestà ed incompetenza come le migliori armi per progredire in questo tipo di scenario.
Gli esempi positivi ci sono, ma sono troppo pochi per invertire l’inerzia del fenomeno. Tocca a noi essere da esempio, ogni giorno, in ogni dove, con chiunque, in ogni contesto. Forse la mia espressione è risultata alquanto criptica, ma è facile cadere nella retorica da te citata, forse perché è tutto così evidente e cristallino al riguardo».

Quali sono, a suo avviso, le tre priorità per il lavoro, le imprese e l’economia della Calabria?
«Anche in questa risposta potrò sembrare una voce un po’ fuori dal coro. Potrei rispondere in modo retorico e banale parlando di valorizzazione delle bellezze paesaggistico-culturali, della lotta alla malavita organizzata che deve partire dell’educazione dei più giovani alla legalità oppure di fare un trattato sul signoraggio bancario o l’assenza dello Stato. Sinceramente, questo tipo di lamentela sulle ovvietà mi tedia molto. Parlare, straparlare e rimescolare i soliti problemi manifesti a tutti e le cui strade di contrasto sono palesi ai più, mi fa sentire molto poco intelligente, acuto e penetrante.
Secondo le mie previsioni, il sud Italia – in generale anche il sud Europa – rappresenterà a breve il fulcro della produzione di energia rinnovabile, anche per il resto delle aree geografiche. Il processo è già iniziato, quindi, vista la vocazione del territorio calabrese, è doveroso non perdere anche questo treno di potenziale sviluppo!
I danni fatti in passato ci lasciano delle cicatrici che è inutile cercare di curare; piuttosto rimbocchiamoci le maniche dimostrando di riuscire a ripartire dal presente, con poca retorica, con poche chiacchiere. Se non saremo in grado, allora sì, sarà arrivato il momento di lasciare questa terra in balia dei suoi sistemi malati».

Più di qualcuno ha lamentato che in Calabria c’è un costo spaventoso del denaro, che non consente lo sviluppo delle imprese. L’imprenditore Antonino De Masi ha proposto una No tax area, coincidente con il territorio regionale, quale acceleratore di ricchezza. Sul futuro della Calabria pesano le grosse carenze infrastrutturali, i prestiti bancari risultano troppo onerosi, le tasse sono molto elevate e spesso è scarsa la qualità dei servizi pubblici. Inoltre, come problemi irrisolti rimangono il dominio finanziario della ’ndrangheta e l’eccessiva dipendenza di molti lavoratori dalla politica. Che cosa bisognerebbe fare, a tuo avviso, per invertire la tendenza?
«La nostra regione è preda di sistemi clientelari che l’hanno resa ciò che è oggi. Il loop di degrado di cui ho parlato prima è strettamente correlato alle carenze della Calabria ed ai suoi problemi, per quanto si possa cercare di ricondurli ai massimi sistemi economico-finanziari. Non mi trovo in accordo con la proposta dello stimatissimo imprenditore De Masi, ovvero quello della No tax area coincidente con il territorio regionale. Ho sempre il timore che tali misure “rattoppo” possano essere dei rimedi di momentanea distensione, ma che si portano dietro il rischio di farci percepire come sempre più periferici e come palla al piede in un contesto che tende a progredire. Il rischio è insomma quello, a mio avviso, che i rappezzi possano scucirsi e creare strappi ancor più gravi. Invertire la tendenza deve partire dalla consapevolezza che i sistemi clientelari si scardinano con la cultura, l’etica ed una buona dose di presenza degli organi dell’ordinamento giudiziario, senza i quali non si può finalizzare l’opera – a parte qualche guizzo della Dda, in Calabria non vedo un operato degno dei nostri tempi».

In base alla tua esperienza, che cosa ti senti di consigliare ai giovani e alle nuovissime generazioni che vivono in Calabria?
«Non chiedete mai raccomandazioni e spintarelle nella vostra vita! Non fidatevi di chi vi vuol far credere che ne avete necessità. Si può raggiungere qualsiasi risultato partendo da ovunque con le proprie risorse, la propria tenacia, la propria umiltà. Se non ci credete, avete perso in partenza: non sarete mai uomini e sarete parte di un sistema parassita di sé stesso che vi neutralizzerà. Fate sport, se riuscite anche tutti i giorni, misuratevi con voi stessi e con gli altri; trasferite l’approccio agonistico e leale in tutto ciò che fate nella vita e non avrete confini di alcun tipo».

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