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La “restanza”, la sinistra che non c’è più e il dolore per Rende. Talarico: «Dietro Manna registi politici che ora sono scomparsi»

L’accoglienza dei medici cubani all’Unical. Le vacanze tra il calcio balilla a Colosimi e la borghesia «sfrangiata» di Diamante. L’ex consigliere regionale ricorda le denunce sulle frequentazioni d…

Pubblicato il: 10/08/2023 – 7:01
di Paride Leporace
La “restanza”, la sinistra che non c’è più e il dolore per Rende. Talarico: «Dietro Manna registi politici che ora sono scomparsi»

Attraverso l’aria rinfrescata d’agosto dopo il passare di Caronte e il sole sembra il nocciolo di un frutto, come scrive il poeta.
Collina di Arcavacata, sede della capitale dell’istruzione calabrese. Avevo pensato di raggiungere Colosimi sul Savuto calabrese o la mondana Diamante per poter intervistare Mimmo Talarico, già segretario regionale della Fgci di Pietro Folena negli anni Ottanta, poi consigliere regionale di netta opposizione e uomo politico di lungo corso della Rende che ha il suo consiglio comunale sciolto per infiltrazione mafiosa per parlare – appunto – di ‘ndrangheta, politica e luoghi estivi. Sono invece salito ad Arcavacata all’Unical, luogo in cui Mimmo in questi giorni si occupa di accogliere la seconda brigata di medici cubani che sono venuti dai Caraibi a soccorrere la nostra derelitta sanità regionale. Mi accoglie con il suo solito sorriso mentre è alle prese con schede telefoniche internazionali e logistica di vario tipo.

Non immaginava di doversi occupare di accoglienza a compagni medici cubani per conto di un presidente di Forza Italia.
«Non è un impegno politico. Ho risposto insieme ad altri colleghi ad una chiamata del rettore per accogliere i 120 medici cubani che devono apprendere i rudimenti della lingua italiana. Diamo anche noi una mano per la buona immagine della nostra regione. Quello che accadrà nel sistema sanitario calabrese è tutto da vedere».

Pensavo di incontrarla nella sua Colosimi.
«Io per tradizione sono pendolare da Colosimi fino a Ferragosto. Quest’anno è andata diversamente».

Che fa nel suo borgo?
«Lunghe passeggiate, cibo buono, e molte partite a calcio balilla con gli amici di una vita».

Colosimi per lei significa anche i suoi primi impegni politici o prevale Rende su questo fronte?
«Da bambino mi sono trasferito a Rende. Colosimi è il paese dei miei genitori ma è anche la grande metafora delle questioni che hanno interessato le aree interne».

Molti minatori da quelle parti. Oggi (il giorno in cui è stata realizzata l’intervista, ndr) è 8 agosto, la data del disastro di Marcinelle.
«L’alto Savuto ha pagato un tributo altissimo per i morti sul lavoro all’estero. In quelle zone c’è un alto tasso di malati silicotici a riprova di tante vite trascorse nel buio delle miniere. Da consigliere regionale avevo provato ad istituire un museo diffuso del minatore».

La memoria di un tempo passato?
«Ancora oggi tanti ragazzi lavorano per costruire le nuove linee della metropolitana a Parigi».

Per stare all’estate, un tempo c’erano le feste dell’Unità…
«Agosto era il mese di quelle feste. Da segretario regionale della Fgci già a giugno si partiva con l’organizzazione. Solo in provincia di Cosenza ne celebravamo un centinaio».

Cosa rappresentavano per i paesi dove si svolgevano?
«Sono state le prime feste laiche di massa. Prima c’erano solo le feste religiose del patrono. Momenti importanti di politica ma anche di svago. Servivano a formare anche classe dirigente. Si celebrava una comune identità».

Mimmo Talarico alle Frattocchie con Gianni Cuperlo, Nilde Jotti e Katiuscia Marini

Dal passato al presente. Rende è il luogo dove ha svolto più attività politica e con ruoli diversi. Il suo Comune oggi è sciolto per mafia. Se lo immaginava?
«Nessuno avrebbe mai immaginato quello che è accaduto».

Ma lei con tanta esperienza politica non aveva ravvisato nessun segnale?
«Veramente io nella campagna elettorale del 2019 denunciai pubblicamente la frequentazione del candidato sindaco Manna con elementi sinistri, e l’aggettivo non è certo riferito a collocazione politica».

Altre sue denunce pubbliche che vuole ricordare?
«La grande operazione clientelare per l’inaugurazione pubblica del Parco acquatico che nascondeva altre magagne».

Mi spiega perché è accaduto a Rende, città ben diversa da Siderno o Lamezia?
«Si pensava che Rende avesse gli anticorpi sociali giusti per impedire certe contaminazioni. Lo scioglimento del consiglio comunale ha messo in crisi la sociologia e l’antropologia della Rende del buon governo riformista e socialista».

Insisto nel chiederle le cause. Le ricordo che anche Sandro Principe è stato inquisito per collusione mafiose ed è stato assolto. E se anche questa volta finisse tutto in un nulla?
«Questa volta la situazione è molto diversa. Mi spiace smentire le tesi di autorevoli intellettuali che hanno dato giudizi frettolosi sul punto».

Si riferisce a Marta Petrusewicz?
«Anche lei, certamente».

Lo scioglimento di un Comune per mafia non è strumento molto garantista.
«Le faccio notare che lo scioglimento avviene sull’esistenza di elementi concreti di collegamento con la mafia e sul conseguente condizionamento degli atti amministrativi».

Senza sentenze definitive?
«Non si tratta dell’illecito penale, la questione è la permeabilità dell’Amministrazione con queste persone. A Rende è acclarato che questo è avvenuto».

E il garantismo?
«Lo si invoca a sproposito senza preoccuparsi delle ragioni politiche che hanno prodotto tale situazione. Certe letture tradiscono la volontà di negare la realtà e giustificare lassismo, spregiudicatezza e improvvisazione».

Ma lei si sente di affermare che l’avvocato Marcello Manna è colluso con la ‘ndrangheta?
«Non sono un inquisitore. Posso dire che sul piano politico e amministrativo è stato un sindaco fallimentare. Il resto è un triste corollario che va approfondito. Io, spesso in solitudine, ne ho chiesto le dimissioni, perché Manna con le sue vicende giudiziarie non aveva il diritto di trascinarci allo scioglimento. Ho anche contestato a Manna l’opportunità che fosse l’avvocato del capomafia dell’area urbana di Cosenza».

L’amministrazione sciolta ha approvato il Piano Regolatore. Lei ha molte competenze in materia essendo stato anche assessore al ramo. Che giudizio ne ha?
«Un Piano quantitativo che introduce nel cuore di Rende su viale Principe molto cemento. Sottrae a verde e servizi a favore di aree edificabili. Favorisce i palazzinari. I commissari hanno evidenziato anche molte complicità e incompatibilità di parentele. Tra i beneficiari non mancano personalità molto chiacchierate».

Manna è stato eletto per due mandati. Chi rappresentava?
«Personaggi discutibili non ne sono mancati. Manna è stato l’espressione di un accordo trasversale tra Forza Italia, Fdi e i pezzi più significativi del Partito Democratico. La croce non è solo di Manna. La responsabilità politica maggiore è di coloro che sono stati registi e che oggi sono scomparsi».

Torniamo alla sua estate. Non solo Colosimi, ma anche Diamante vero?
(Risatina di Talarico).

Una piccola Capalbio alla cosentina. E’ cambiata quella borghesia urbana?
«Vive tra lo sfrangiato e il vaporizzato. Non registro più i capannelli di una volta davanti ai noti bar del Lungomare cui ero solito partecipare».

Cos’è la Calabria per Mimmo Talarico?
(Un lungo respiro) «Un’eterna potenzialità che stenta a diventare realtà. Dovremmo prendere a prestito la buona riflessione del libro di Vito Teti. Siamo una restanza. Una continua tensione tra il partire e il restare. Spero che prevalga il restare».
Una buona estate a Mimmo Talarico.

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