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l’estate di…

Enza BB, ricordi e rivoluzione. «La Calabria è ‘na malatia, quando la vedo mi commuovo»

L’inizio in politica «con i compagni del Manifesto» e il Piano Telematico che «ha funzionato». Intervista a Bruno Bossio

Pubblicato il: 24/08/2023 – 12:00
di Paride Leporace
Enza BB, ricordi e rivoluzione. «La Calabria è ‘na malatia, quando la vedo mi commuovo»

“Per le vacanze estive a volte un temporale non ci faceva uscire”. Non siamo in un albergo a Tunisi ma nella bella casa estiva di Enza Bruno Bossio e Nicola Adamo ad Amantea sul Tirreno cosentino. Niente patio all’aperto causa pioggia, ripieghiamo nella sala interna. Arredamento minimal ma elegante, arte etnica alle pareti. Pastarelle locali buonissime ravvivano la conversazione. 
Enza B. B., 65 anni, già manager di successo, programmista Rai, politica di lungo corso, due volte deputata, è elegante e bella come sempre. Parlantina sciolta ed efficace. Saluto Nicola Adamo («Io non c’entro niente», si schernisce), e con la aria dinoccolata e pensosa si mette a distanza a leggere su una poltrona
Il mio «Come sta», la leader di diverse stagioni politiche chiude con un «bene, bene», e un sorriso tipico del suo proverbiale ottimismo della ragione. Quando il tasto raccoglie la conversazione iniziale sulle questioni attuali legati ai diritti le prime parole sono «i fascisti sono al governo», evidente pensiero nitido su idee e appartenenza. 
«Mi sarebbe piaciuto essere in Parlamento a battermi per i diritti. Ma non la sento come una mancanza».

In effetti è ancora in politica…
«Questa scelta di sostenere Paola De Micheli è stata quella giusta anche se perdente, ma ci ha permesso di avere uno spazio nella Direzione…»

La scelta tattica migliore, come sempre per continuare ad avere un peso?
«Tatticamente in passato puntammo su Zingaretti che dopo 6 mesi non ricandidò Oliverio alla presidenza».

Questa volta speravate in Bonaccini segretario al secondo turno?
«Non era questo destriero da combattimento. La Schlein non è del Pd, adesso sta provando ad esserlo. Ha vinto perché l’hanno votata quelli che non erano del partito».

E quindi De Micheli
«Una donna, aspetto per me di rilievo. Aggiungi dirigente di partito, altra specifica a me gradita. Non siamo convergenti su tutto, lei per esempio è contraria sulla gestazione per altri, io invece sono favorevole».

Sono temi divisivi per il femminismo, abbiamo constatato.
«Su lei pesa la formazione cattolica, io sono fermamente laica…».

Ma questo nuovo Pd come lo giudica?
«Le componenti non contano nulla. Gli organismi di fatto sono inesistenti».

Ma che estate è per lei questa del 2023 fuori dal Parlamento?
(Sorride divertita) «Come le precedenti. Sto qui ad Amantea, provo a riposarmi (altro sorriso divertito) ma non ci riesco molto perché è impegnativo». Un sospiro. «Un’estate senza Arturo (il cane di famiglia recentemente scomparso) questo è brutto, vabbè c’è Aladino che non mi molla i piedi». (Infatti ci scondinzola attorno dal mio arrivo)

Amantea… ?
«Sempre un mare bellissimo, nonostante quel che si dice».

Ma come nasce il rapporto con questo luogo?
«Io sono venuta sempre al mare a Belmonte, i miei zii sono originari del posto. Ci venivo da piccola, ci sono venuta con i figli piccoli, però era complicato. Degli amici ci hanno proposto questa casa e l’abbiamo comprata. Non ho mai voluto acquistare case al mare sul nord Tirreno perché le case al mare sono lontane dal borgo».

Dove eravate in vacanza al mare, in altre estati, a Diamante ricordo…
«Quella casa era bellissima, non avevo i soldi per comprarla, infatti l’ha acquistata un notaio».

Differente la vacanza tra il nord e il sud del Tirreno…
«Per me conta vivere anche il paese. Qui stiamo bene, veniamo tutto l’anno. E poi c’è stata anche questa vicenda di Rita (la figlia) che pur essendo laureata a Londra si è vista assegnare questo progetto a Belmonte (La rivoluzione delle Seppie, un programma di rigenerazione del paese)».

Diverse esigenze che si sono incrociate…
«Abbiamo trovato un bel gruppo di amici e compagni qui ad Amantea che successivamente hanno cementato rapporti con tutti gli aderenti al circolo».

Ma da bambina dove ha vissuto?
«Dieci anni a Napoli».

Parentesi partenopea quindi…
«I miei genitori erano professori. Papà laureato all’Orientale, Poi sono tornati in Calabria. Ma in quel periodo napoletano il mio mare era Belmonte».

E quando arriva a Cosenza è subito politica?
«Inizio in terza media. C’era già la battaglia per l’ateneo».

E poi?
«Incrocio questi compagni del Manifesto. In particolare Enzo De Cicco, si chiamava così Nicola? (Adamo non ricorda»

Un suo mentore?
«Si, ma anche Davide Infante, Lucio Gallo».

Foto di Pino Gallo

E dopo il liceo?
«Io volevo andare a studiare Medicina a Pisa. Avevo già preso il modello d’iscrizione. Avevo letto “Per le antiche scale” di Tobino e volevo fare la psichiatra quando Davide Infante mi porta a fare una lunga camminata da Cosenza a Castiglione e mi ha spiegato che la rivoluzione aveva bisogno di me. (risata) E mi ha convinto, questa è la cosa incredibile».

E quindi?
«Mi sono iscritta a Scienze economiche, ma con la matematica non andava bene e sono passata a Filosofia. Sono rimasta qui a far politica militante ben diversa da quella politicante».

Però hai vissuto le due parti in commedia?
«Non ho mai cambiato opinione sul cambiare il mondo. Quando mi sono sposata con Nicola abbiamo deciso che solo uno rimaneva in politica, l’altro portava il pane per la famiglia». 

E inizi a lavorare in Intersiel facendo carriera?
«Nel 1989. Ho trovato una serie di casualità favorevoli. Berlinguer ministro aiuta la fase 2 del Piano Telematico. Però anche a Telcal avevo un atteggiamento politico. Pensavo di cambiare la  Calabria».

Purtroppo non è cambiata, a scorrere la pubblicistica dell’epoca.
«C’è stata una campagna diffamatoria enorme sul Piano Telematico. Colannino ci puntava molto. Tronchetti Provera aveva altri interessi di cordata per distruggere Telecom».

Non parla molto di questa esperienza.
«È come se oggi dovessi parlare di Gratteri e dico quello che penso. So di avere il mondo contro e me e lo tengo per me».

Conosciamo il suo pensiero in materia. Ma lei e suo marito vi sentite dei perseguitati?
«Assolutamente no».

La giustizia in Calabria?
«Io non credo che ci siano cattivi magistrati. C’è una cattiva giustizia che consente ad alcuni pm di fare quello che vogliono restando impuniti e facendo pensare che il momento dell’accusa si apra e si chiuda con un’inevitabile condanna nel momento stesso dell’indagine».

Pensiero suo ovviamente. Ritorniamo al Piano Telematico.
«Ha funzionato. Abbiamo formato tante persone a strumenti sconosciuti. Purtroppo quando la nuova fase andava ai Comuni il processo si è interrotto. È rimasto l’humus che ha prodotto molta innovazione. Peccato che nessun presidente di Regione l’ha interpretato».

E il turismo in Calabria che non è mai decollato?
«Viviamo di turismo, ma non di turismo organizzato. Non ci siamo mai preoccupati di fidelizzare i turisti nel tempo sul modello Trentino».

Un suo primo ricordo estivo ?
«A 13 anni quando andai a ballare la prima volta ad un lido di Belmonte».

Cos’è la Calabria per Enza Bruno Bossio?
«’Na malatia, come la canzone di Ciccio Merolla. Quando vedo lo Stretto da Reggio Calabria o il mare di Amantea mi commuovo». (redazione@corrierecal.it)

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