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CREMA&AMAREZZA

I sorrisi giallorossi, le lacrime amaranto e il ritorno dei Lupi nel “vuoto a perdere” di Brescia

L’arrivederci al calciomercato, tra titoli, colpi e consigli di Stato ad effetto. Guarascio rompe il salvadanaio ma i risultati li porta a casa Noto

Pubblicato il: 04/09/2023 – 8:00
di Francesco Veltri
I sorrisi giallorossi, le lacrime amaranto e il ritorno dei Lupi nel “vuoto a perdere” di Brescia

La notizia sportiva più rilevante dell’estate, almeno per chi scrive, è che la maratona calciomercato (per certi versi più lunga e sfiancante di quelle di Enrico Mentana) è ufficialmente terminata. Non per sempre, ma è rincuorante sapere che almeno fino all’inizio del 2024, diminuiranno sensibilmente da media e social media, dagli esclusivi articoli sportivi di 12 parole in tutto, dai sogni e dal gergo comune, discorsi e titoli sempre uguali a loro stessi come, per esempio, «La Mantia “a un passo”», «”è fatta” per Nestorovski», «”in arrivo” Di Carmine», «”si avvicina” Borrelli», «”si allontana” Improta», «”passi in avanti” per Simy», anzi no. “Certezze” attira like e noia (trasformatesi celermente in incertezze e nulla di fatto) che, non a caso, in questa estate calabrese di ricorsi al Tar e al bar per smaltire le amarezze, hanno riguardato per lo più il Cosenza calcio. Ché, però, alla fine, i suoi colpi li ha portati ugualmente a casa: Gennaro Tutino, Luigi Canotto e Francesco Forte. Poche chiacchiere e tanta concretezza, invece, per il neo promosso Catanzaro che, messo nel mirino Alfredo Donnarumma (capocannoniere della B con 25 gol nel 2019), lo ha ingaggiato dopo appena una manciata di articoli di giornale.
Ma bisogna dire che, nel complesso, le due calabresi di B si sono mosse con intelligenza. Floriano Noto e il ds Magalini hanno puntellato un organico che già un anno fa aveva dimostrato ampiamente di essere sprecato per la serie C, portando in giallorosso giovani di qualità come Ambrosino, Pompetti e D’Andrea e l’esperto Krajnc, mentre Eugenio Guarascio, dopo cinque mercati estivi a dir poco imbarazzanti, ha deciso finalmente di spaccare in mille pezzi il suo gonfio salvadanaio (chissà dove lo teneva nascosto) e investire i tanti denari accumulati per provare ad evitarsi l’ennesima annata di patimento estremo e imprecazioni a oltranza da parte dei tifosi. Oltre a Tutino, Canotto e Forte, nella rosa del tecnico Caserta spiccano i nomi di Zuccon, Fontanarosa, Viviani e le riconferme di Marras e Micai. Senza dimenticare Florenzi, richiesto da mezza serie B e rimasto in riva al Crati come un tesoro ancora tutto da scoprire e monetizzare.

L’entusiasmo e i gol del Catanzaro che valgono il primato

Pur non chiudendo il calciomercato col botto come il Cosenza, il Catanzaro può essere considerato senza dubbio la squadra del momento. Dopo l’esordio sfavillante al “Ceravolo” contro uno Spezia che schierava 7 elementi dell’anno scorso in serie A (mentre i giallorossi ne avevano in campo 10 della C), al cospetto del Lecco i ragazzi di Vivarini ieri hanno impressionato per personalità e lucidità in quasi tutte le fasi del confronto. Tante occasioni da gol create, manovra semplice e a un tocco, azioni veloci ed efficaci, capacità di rimettersi subito in piedi dopo l’inattesa rimonta dei lombardi e una mentalità già matura per arrivare ad obiettivi più importanti di una semplice salvezza. Certo, ancora è presto per avventurarsi in discorsi di questo genere, ma è indubbio che l’entusiasmo dell’ambiente unito ad una squadra che dà ampie garanzie tecniche, potrà far male a qualsiasi tipo di avversario. Basta vedere i gol realizzati finora (9 in quattro partite) e la varietà di soluzioni d’attacco per comprendere di cosa è capace questo Catanzaro. Il 4 a 3 con cui si è preso la terza vittoria consecutiva e il primo posto in classifica, porta le firme di Verna, del solito Vandeputte e di Iemmello e Donnarumma, due bomber attesissimi al primo centro stagionale.

La gioia dei calciatori del Catanzaro dopo il gol di Iemmello contro il Lecco

Cosenza e il fantasma del “Rigamonti”

La debacle interna con il Modena, accolta senza polemiche dalla piazza che ha premiato l’impegno dei ragazzi di Caserta, e poi il crollo a porte chiuse (e non da applausi) con il resuscitato Brescia, quello della finale playout in cui il “Rigamonti” venne trasformato dai tifosi di casa in un campo di battaglia dopo l’inatteso gol salvezza di Meroni al 95′, con conseguente partita sospesa e persa a tavolino, retrocessione dei lombardi e squalifica del campo.
Quella del Cosenza calcio è stata una settimana con pochi alti e tantissimi bassi: un ko evitabile al “San Vito-Marulla”, un calciomercato positivo con gli ingaggi in extremis di Canotto e Forte, l’amaro addio alla squadra e non alla città (stavolta ufficiale dopo la rottura con la società che lo aveva messo fuori rosa) del capitano del ritorno in cadetteria Angelo Corsi, e una specie di rivincita con chi aveva concluso il campionato scorso non accettando la sconfitta sul campo. L’esclusione della Reggina ha permesso, infatti, alle “rondinelle” di riprendersi la B partendo proprio da dov’era finito tutto – strano caso del destino -, e l’immagine dello stadio vuoto, anzi, di quello stadio vuoto in cui i Lupi ieri hanno perso malamente (un solo tiro in porta al 94′ e neanche un’idea contro un avversario che non giocava una partita ufficiale dall’1 giugno), sembra essere perfetta per raccontare, a chi ancora ne sapesse poco, il pallone italiano di oggi, che poi è lo stesso di ieri. Quello delle penalizzazioni e dei ricorsi, quello di calciopoli e delle plusvalenze, quello della Nazionale che salta due Mondiali e delle x e y sui calendari. Quello di Massimo Cellino, patron del Brescia, che un giorno a “Report” ha ammesso con vanto che quando era presidente pro-tempore della Lega calcio, bruciò i faldoni con le fideiussioni false dei club di serie A, per evitare che la Finanza li trovasse.

Il tecnico del Cosenza Fabio Caserta

Le bevande calde del “San Vito Marulla” e il figlio dell’ex senatore

Piccola parentesi su una questione legata al divieto di vendita delle bevande all’esterno dello stadio “San Vito Marulla” prima dell’inizio delle partite casalinghe del Cosenza calcio. E qui, verrebbe quasi da chiamare in causa la riflessione filosofica del giornalista di Rete 4 (nonché compagno della premier Giorgia Meloni) Andrea Giambruno che, commentando i recenti casi di violenza sessuale che hanno scosso l’opinione pubblica, ha dichiarato che «se non ti ubriachi il lupo lo eviti». In questo caso, certamente più leggero, il lupo (silano, che è più innocuo di certi beceri branchi di uomini) lo si può incontrare anche da ubriachi, a patto che l’alcol lo si acquisti all’interno e non all’esterno dell’impianto cosentino. La questione è stata sollevata dall’ex consigliere comunale Giovanni Cipparrone che, prima della partita contro il Modena, ha postato sul suo profilo facebook la foto in basso, scattata davanti a un supermercato situato a pochi passi dallo stadio e in cui “si avvisa la clientela che, come da ordinanza comunale, è vietata la vendita di (bevande, ndr) alcoliche e di qualsiasi bevanda (anche acqua, ndr), dalle 17.30 alle 21”.

«Quindi siamo costretti a bere solo quello che vende all’interno dello stadio a prezzi esorbitanti?», chiede Cipparrone al consigliere Roberto Sacco, aggiungendo di «rivedere questa assurda ordinanza in favore del figlio dell’ex senatore», il cui nome si può solo immaginare.
Ma ciò che fa infuriare maggiormente i tifosi (con la speranza che Giambruno possa perdonarli) è che le birre dello stadio, oltre a costare tanto: 4 euro l’una, sono anche terribilmente calde. E questa sì che è un’amarezza.

Il Consiglio di Stato e il tifosi della Reggina

Schizofrenica, paradossale, tragicomica, surreale e tanti e tanti altri simili aggettivi che in un solo articolo non ci stanno. La vicenda Reggina, durata un’intera estate, si è conclusa mercoledì scorso con il verdetto finale del Consiglio di Stato (che ha escluso gli amaranto dalla B). In due mesi di ricorsi, dichiarazioni eclatanti e passi indietro, proteste, ritiri blindati, addii parziali, trattative e cessioni societarie, se ne sono viste e sentite di tutti i colori. Una delle più recenti ha riguardato il presunto addio dell’ultimo proprietario del club Manuele Ilari e il ritorno di Felice Saladini sul ponte di comando. Ad annunciarlo, alla vigilia della sentenza del Consiglio di Stato, con tanto di post facebookiano, era stato il deputato reggino di Forza Italia Francesco Cannizzaro che aveva parlato di «serrata azione diplomatica durata giorni interi» per convincere i due imprenditori, di addio «per sempre» di Ilari alla Reggina e, appunto, del ritorno di Saladini. Un’esternazione pubblica che il sindaco Versace aveva definito «tardiva e ininfluente» e che, tanto per cambiare, era stata smentita dallo stesso Ilari.
Ed eccoci quindi a mercoledì scorso, epilogo di una storia che, se non avesse a che fare con i sentimenti dei tifosi (gli unici a pagare il prezzo più salato di questa caduta rovinosa), potrebbe essere raccontata come una delle tante barzellette berlusconiane che all’inizio, d’istinto, ti portano persino a ridere di gusto. Poi, però, ci rifletti meglio e ti cresce dentro una tristezza infinita, difficile da mandar via. (redazione@corrierecal.it)

Nella foto di copertina l’ex ds della Reggina Taibi, il tecnico del Catanzaro Vivarini e quello del Cosenza Caserta.

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