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Le rotte del narcotraffico: la “Triple Frontera” zona franca della ‘ndrangheta

Cosche attivissime nell’area di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay. Gli incroci con ex esponenti di Hezbollah e del Fronte popolare di lotta palestinese

Pubblicato il: 17/09/2023 – 18:45
Le rotte del narcotraffico: la “Triple Frontera” zona franca della ‘ndrangheta

LAMEZIA TERME Relazioni criminali e affari illegali nel cuore dell’America Latina. La ‘ndrangheta globale si muove tentacolare sullo scenario internazionale stringendo accordi con le più potenti organizzazioni della “Triple Frontera”, l’area di confine tra Argentina, Brasile e Paraguay, incrociando nel suo cammino persino esponenti dell’organizzazione libanese Hezbollah e un ex militante del Fronte popolare di lotta palestinese, anche loro “di stanza” in questo lembo sudamericano che si snoda lungo il fiume Paranà e che di fatto è una “zona franca”, del tutto incontrollata e lontana dai radar delle forze di polizia.

Il contesto geografico

L’area  – spiega la Dia nella sua ultima relazione – «rappresenta da tempo un centro nevralgico per le molteplici attività illegali e criminali, tra cui contrabbando, traffico di stupefacenti, armi, prostituzione e riciclaggio di denaro. L’area fu il risultato della decisione presa nel 1970 dai rispettivi governi nazionali di istituire una zona di libero scambio a partire da Ciudad del Este, per ottimizzare il commercio turistico e la fonte di energia a basso costo fornita dalla grande diga di Itaipu. Dopo un iniziale boom economico, a partire dagli anni Novanta l’area è stata oggetto di forti investimenti da parte di gruppi criminali, orientandone l’economia verso strutturate attività illegali. Una peculiarità che ha permesso lo sviluppo di attività criminali nell’area è stata la composizione etnico-migratoria: nelle tre città capoluogo , che occupano più di 2.500 chilometri quadrati, convivono infatti numerose comunità etniche, etnolinguistiche e religiose, tra cui quelle arabe (in particolar modo sciiti libanesi), cinesi, taiwanesi e coreani. L’esteso sistema fluviale del Paraguay… funge da importante canale di trasferimento dei narcotici tramite la vasta rete internazionale di corsi d’acqua navigabili, di circa 3.800 Km, conosciuta come Hidrovía… L’Hidrovia, secondo i dati delle locali autorità, risulta incontrollabile, come incontrollabili risultano le spedizioni, anche in virtù di una norma del Mercosur che, per agevolare la navigazione sui canali, prevede il divieto di effettuare controlli delle merci in transito…. Inoltre – sostiene ancora la Dia – una politica economica decentrata, la mancanza di importanti e decise politiche di controllo pubbliche sulla regione, una fonte di energia a basso costo hanno creato un ambiente favorevole alle attività illegali nell’area, favorite da una manodopera a basso costo, impiegata sia nella produzione e contraffazione di merci che nel trasporto ad opera soprattutto dei Sacoleiros, facchini che contrabbandano e trasportano merci contraffate, armi, droga e denaro tramite il Ponte dell’Amicizia in Brasile».

La “zona franca” della ‘ndrangheta

Per la Dia inoltre «ad agevolare l’operatività delle organizzazioni criminali vi è l’assenza nella macro regione di un sistema comune di norme legislative finalizzate al loro contrasto, rendendo l’area una “zona franca” di fatto, soprattutto per le organizzazioni più strutturate come la ‘ndrangheta. I recenti ingenti sequestri di stupefacente effettuati in Europa e in Paraguay documentano una capacità di invio, dal Paraguay, di questo tipo di “merce” da parte di efficienti strutture criminali in grado di assicurare la logistica necessaria per alimentare il fiorente business. Dal 2020 ad oggi sono stati posti sotto sequestro più di 50.000 Kg di cocaina, nei porti sudamericani ed europei, tra i quali Anversa e Amburgo; altrettanto importanti sequestri di cocaina sono avvenuti a Montevideo in Uruguay (in area situata al termine dell’Hidrovia). Secondo alcune stime, nell’area si stringerebbero accordi per il business del narcotraffico per ben 43 miliardi di dollari l’anno . Le recenti convergenze investigative emerse dall’indagine Eureka, condotta dal Ros dell’Arma dei carabinieri sotto la direzione della Dda di Reggio Calabria, fanno ritenere verosimile che la ‘ndrangheta possa avere interessi criminali interconnessi nell’area compresa tra Paraguay, Argentina, Uruguay e Brasile, senza però escludere la presenza di altre organizzazioni criminali».

I rapporti con i gruppi della “Triple Frontera”

 Infatti, tra i principali attori criminali presenti sicuramente in quell’area , vengono registrati diversi gruppi. Anzitutto il Primeiro comando da Capital – Pcc, la più grande organizzazione criminale brasiliana, con circa 11.000 membri, presente soprattutto nelle aree di San Paolo e della Triple Frontera. Secondo la Dia il Pcc «è un importante attore di riferimento nell’ambito del fiorente mercato degli stupefacenti, anche grazie a collegamenti con Hezbollah e la ’ndrangheta. Nel tempo una lunga serie di operazioni di polizia hanno documentato connessioni di importanti esponenti di ‘ndrangheta con la criminalità locale operante nella Triple Frontera». In questo senso la Dia ricorda: 1- un boss e il figlio legati alla ‘ndrangheta torinese arrestati nel 2019 in Brasile dalla locale Polizia Federale, nel corso di una indagine antidroga che vedeva coinvolto il Pcc brasiliano con l’organizzazione criminale calabrese; 2 – l’arresto di un latitante di ‘ndrangheta in Brasile a maggio 2023, trovato in possesso di un documento paraguaiano emesso, sotto falsa identità, da una municipalità della Triple Frontera; 3 – lo stretto contatto di un cittadino giordano con un boss calabrese riconducibile al sodalizio dei Morabito. Il soggetto, giordano di nascita e soprannominato “il Palestinese” per avere militato nel Fronte popolare di lotta palestinese, nel 1992 viene arrestato in Brasile per narcotraffico nell’ambito dell’indagine “Fortaleza” della Dda di Milano; 4 – l’arresto presso la Triple Frontera lato argentino, nel settembre del 2014, di un boss di ‘ndrangheta trovato in possesso di 140.000 dollari in contanti, mentre cercava di attraversare clandestinamente la Triple Frontera».  Inoltre la Dia parla di «sintomatiche  diverse dichiarazioni pubbliche di autorità governative paraguaiane che denunciano la pervasività delle mafie italiane, in particolar modo della ‘ndrangheta, fiorente nel settore del narcotraffico e di armi, ma anche nel gioco d’azzardo, estorsione e corruzione di pubblici dipendenti». (c. a.)

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