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È morto a Torino Gianni Vattimo: il filosofo originario di Cetraro aveva 87 anni

Famoso per aver sviluppato il concetto del “pensiero debole”. Al Corriere della Calabria aveva rilasciato una delle sue ultime interviste

Pubblicato il: 20/09/2023 – 10:44
È morto a Torino Gianni Vattimo: il filosofo originario di Cetraro aveva 87 anni

TORINO È morto nella serata di martedì a Torino il filosofo Gianni Vattimo. A dare la notizia Repubblica, che cita come fonte Simone Caminada, compagno del filosofo negli ultimi anni di vita. Aveva 87 anni. Ha passato le ultime ore ricoverato in ospedale a Rivoli.
Vattimo, nato a Torino il 4 gennaio 1936, è stato un influente filosofo e politico italiano nato a Torino. Professore all’Università degli studi di Torino, il suo lavoro è conosciuto a livello internazionale per aver sviluppato il concetto di “pensiero debole”, una critica alla metafisica tradizionale. Fortemente influenzato da Nietzsche, Heidegger e Gadamer, ha reinterpretato la postmodernità come una “liberazione” dalla metafisica totalizzante. Oltre alla sua carriera accademica, Vattimo è stato membro del Parlamento europeo, contribuendo attivamente alla politica italiana e europea. Originario di Cetraro, Vattimo ha conservato nel corso degli anni un forte rapporto con la Calabria, sfociato, tra le altre cose, nella candidatura a sindaco di San Giovanni in Fiore nel 2015. «Mi piacerebbe tantissimo tornare in quei luoghi, come San Giovanni in Fiore o Soverato. E mi piacerebbe visitare le università calabresi, piene di studenti, ragazze e ragazzi, umanamente belli. Tutte queste città, compresa la mia Cetraro, sono nel mio cuore. Magari riuscirò un giorno a rivederle», aveva confidato il filosofo al Corriere della Calabria.

Al Corriere della Calabria una delle ultime interviste dell’intellettuale

Alla nostra testata, infatti, il filosofo aveva concesso nei mesi scorsi una lunga intervista, firmata dal collega Emiliano Morrone. Una delle ultime confessioni pubbliche dell’intellettuale, che difendeva il proprio rapporto con Caminada dopo la condanna del Tribunale di Torino, per il quale il compagno sarebbe stato colpevole di aver condizionato la psiche del padre del “pensiero debole”, che lo scorso 4 gennaio aveva spento 87 candeline, in modo da diventarne erede unico. «Contro di noi un accanimento senza prove, ho visto una discriminazione invalidante. Vorrei tanto tornare in Calabria, nelle università», uno dei passaggi dell’appassionata e lucida difesa. Potete leggere l’intervista a questo link.

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