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Il “Consorzio” tra ’Ndrangheta, Cosa nostra e camorra che decide gli affari delle mafie

Dalla sentenza Gotha (e non solo) (ri)emerge una struttura già attiva in passato. «Nel vertice c’erano Coco Trovato e Papalia»

Pubblicato il: 26/09/2023 – 13:46
Il “Consorzio” tra ’Ndrangheta, Cosa nostra e camorra che decide gli affari delle mafie

LAMEZIA TERME ’Ndrangheta, Cosa Nostra e camorra insieme. Uno schema che si potrebbe dire classico per chi ha seguito il processo ‘Ndrangheta stragista e sa che già da tempi (processuali) antichi alcuni pentiti raccontano che «la ‘Ndrangheta è Cosa nostra» per rappresentare l’esistenza di un sistema criminale unico e complesso
Le recenti audizioni in Commissione antimafia del procuratore capo di Milano Marcello Viola e dell’aggiunto Alessandra Dolci ripropongono uno schema che richiama stralci della sentenza Gotha e salda vecchie e nuove emergenze investigative. È il Fatto Quotidiano a raccontare gli ultimi sviluppi e la trasformazione delle mafie da visibili (e violente) a “invisibili” e concentrate sul business. Alla base del nuovo corso vi sarebbe «una sovrastruttura già in essere e per anni rimasta inattiva», «un cerchio magico, dove mafiosi e professionisti condividono strategie di economia criminale». 

Il «network criminale» descritto da Viola

Marcello Viola

«Un network criminale evoluto, espressione di un sistema di tipo, non voglio dire “confederativo”», ha spiegato Viola, «ma sicuramente rivelatore dell’esistenza di accordi su interessi concreti dove c’è la possibilità di fare affari». Le mafie, evidenzia il procuratore, «si incontrano su interessi concreti, essendo chiaro a tutti che è molto più produttivo un sistema in cui si sta in pace rispetto a un sistema in cui si sta in guerra, attirando l’attenzione dell’azione repressiva dello Stato». Per stare in pace servono camere di compensazione in cui ci si possa confrontare. E queste camere, in Lombardia, parrebbero esistere da decenni. 

Il “Consorzio” che governa gli affari delle mafie a Milano

In un passaggio della sentenza “Gotha”, i giudici affrontano il tema della struttura “riservata” della ‘ndrangheta, entità che avrebbe avuto il compito di interfacciarsi in modo deviato con le istituzioni dello Stato. Antonino Fiume, pentito legato al clan De Stefano, racconta di questa élite mafiosa. La definisce «il Consorzio». E spiega che «si identificava in un organismo collegiale di vertice composto da più soggetti appartenenti alla ‘Ndrangheta, alla camorra, alla Sacra corona unita e a una parte di Cosa Nostra (…). I componenti di tale struttura di vertice, che aveva sede a Milano erano: per la ‘ndrangheta Franco Coco Trovato e Antonio Papalia (…). Il Consorzio veniva convocato e prendeva le decisioni che riguardavano le azioni criminose più delicate (…). Era una struttura nata per la gestione di tutto il traffico dello stupefacente». 

I broker della camorra al servizio della ‘Ndrangheta

In effetti, il procuratore Viola nella sua audizione davanti ai commissari antimafia, prende proprio il narcotraffico a esempio dell’esistenza del network. «Uno dei settori in cui si raffinano questi rapporti – ha sottolineato il procuratore – è proprio quello del narcotraffico. Cito a tale riguardo – sono recenti vicende giudiziarie di diretta competenza delle procure distrettuali di Milano e di Reggio Calabria – la emissione di misure cautelari di cui da poco abbiamo depositato gli atti, per traffici di cocaina di dimensioni enormi in cui alcuni soggetti di estrazione soprattutto camorristica svolgevano funzioni di brokeraggio anche per conto della ‘ndrangheta». L’alleanza è in campo, dunque, anche se non sulla base di una cupola. Un network liquido, adattabile e attivabile a seconda degli affari in gioco. 

La “nuova” ‘Ndrangheta. «Niente più summit, ci vediamo a matrimoni e funerali»

Alessandra Dolci

E di affari si tratta, non più di omicidi e attentati. Dolci focalizza l’attenzione sulle aree di attività degli uffici giudiziari e sull’evoluzione dei reati: «Ricordo che a metà degli anni Ottanta colpiva il dato numerico: 150 omicidi nella sola area milanese e chi di voi è milanese si ricorderà che c’erano i morti per strada. Era quindi una mafia veramente a connotazione violenta. Passiamo al 2010, con l’indagine “Infinito-Crimine”. Una mafia ancora a connotazione violenta e quindi una serie numerosissima di episodi di estorsione, ma accanto alle estorsioni cominciamo a evidenziare numerose fattispecie di bancarotta fraudolenta, con imprese sostanzialmente infiltrate dalle famiglie calabresi e cannibalizzate. Nella provincia di Lecco abbiamo avuto tutta una serie di fallimenti che ha portato a un “buco” cioè a un passivo insinuato di oltre 50 milioni di euro». Ora è cambiato tutto: non ci sono più summit di ‘ndrangheta (nell’indagine “Infinito” ne erano stati monitorati 24). Lo racconta ai magistrati un recente collaboratore di giustizia: «Abbiamo imparato la lezione, quindi niente più riunioni, se proprio dobbiamo ancora trovarci secondo gli schemi classici, le facciamo nel corso di matrimoni e funerali perché lì la giustificazione ce l’abbiamo per trasmetterci le cosiddette ambasciate». 

I reati finanziari e l’«albo nazionale dei prestanome»

Per Dolci «il diktat che viene dalla Calabria è: ricorso alla violenza solo se e quando è estremamente necessario. Qui dovrei citare le parole di un indagato che in un’intercettazione appunto ha detto: “Siamo cattivi solo quando lo dobbiamo essere, quando è necessario, perché altrimenti noi siamo persone normali”». Gli ‘ndranghetisti «tendono a presentarsi come persone normali e questo spiega perché non abbiamo più reati spia. Abbiamo invece bancarotte, bancarotte fiscali, bancarotte per distrazione, creazione di fittizi crediti d’imposta – con l’«ecobonus» potete immaginare, e anche con i vari decreti emessi a seguito dell’emergenza Covid – abbiamo intestazioni fittizie, abbiamo iscritto, credo ormai decine di fascicoli, per il 512-bis. Tutte queste imprese sono ovviamente intestate a prestanome, tant’è che, facendo una battuta, io spesso dico che esiste un albo nazionale dei prestanome tenuto in certi studi professionali». Nuove strategie, occhi puntati sul business e un Consorzio tornato in auge per determinare sinergie. Un affare per volta e milioni per tutti. (ppp)

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