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Migranti, Zito: «I Cpr? Inutili, bisogna disciplinare i punti di primo soccorso»

Il sindaco di Roccella Jonica parla delle difficoltà di chi sta in prima linea e rilancia: «Si lavori a misure sui minori non accompagnati»

Pubblicato il: 26/09/2023 – 7:36
di Mariateresa Ripolo
Migranti, Zito: «I Cpr? Inutili, bisogna disciplinare i punti di primo soccorso»

ROCCELLA JONICA «Manca una cornice normativa che disciplini i punti di primo soccorso. È lì che abbiamo difficoltà». A giudizio di Vittorio Zito, il sindaco di Roccella Jonica, città della Locride da anni in prima linea nel soccorso ai migranti, i Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) sono «assolutamente inutili». Le strutture a cui saranno destinate le persone giunte in Italia senza permesso di soggiorno o soggette a un provvedimento di espulsione, in cui staranno in attesa del rimpatrio, sono da giorni al centro dello scontro tra Governo e opposizione, anche alla luce della “cauzione” di poco meno di 5mila euro che dovranno pagare i richiedenti asilo che non vorranno essere trattenuti in un Cpr fino all’esito dell’esame della domanda. Obiettivo del Governo è istituirne almeno uno per ogni regione, c’è anche Crotone tra le 13 collocazioni dei futuri Cpr. «Io giudico la questione Cpr e quello che si tira dietro assolutamente inutile rispetto alla soluzione del problema che abbiamo in Italia», spiega Zito ai microfoni del Corriere della Calabria. «L’Italia – aggiunge il primo cittadino – non ha un problema di accoglienza dei migranti, ha un problema di soccorso dei migranti».

A Roccella anche i migranti provenienti dall’hotspot di Lampedusa

A Roccella Jonica, come puntualizzato anche da Zito, c’è ormai una realtà consolidata: il piccolo centro della Locride continua a svolgere senza sosta un’attività di soccorso e prima assistenza: operazioni, svolte sotto il coordinamento della Prefettura di Reggio Calabria, con i soccorsi in mare di Guardia Costiera e Guardia di Finanza, e a terra, che oltre alle forze dell’ordine, vede impegnati Croce Rossa e Protezione civile. Da diversi mesi all’interno dell’area allestita per la prima accoglienza opera anche un team di Medici senza frontiere. Un impegno quotidiano che, in determinati periodi dell’anno, si traduce in un lavoro profuso notte e giorno per assicurare massima dignità nelle operazioni di primo soccorso ai migranti. Nel porto della Locride, oltre agli sbarchi, stanno anche arrivando i migranti traferiti da Lampedusa per alleggerire il carico nell’hotspot siciliano. Attualmente sono oltre 200 le persone ospitate nella struttura sulla banchina del porto, più della metà di loro viene proprio da lì. «Abbiamo aiutato fino ad ora. Ora diventerà sempre più difficile perché stanno ricominciando gli sbarchi. Di solito settembre e ottobre sono i mesi più impegnativi da questo punto di vista, un cambio di condizioni meteo nei prossimi giorni potrebbe comportare la ripresa degli sbarchi della rotta turca. In questo senso Roccella comunque deve essere liberata per poter ospitare queste persone», spiega Zito.

Le difficoltà di chi è in prima linea

Sui Centri di permanenza per i rimpatri Zito ha le idee chiare: «Non risolvono nulla, ma nulla, nulla proprio», rimarca. Il problema su cui, secondo il primo cittadino, ci si dovrebbe soffermare e lavorare da un punto di vista normativo è il primo soccorso a terra: «L’Italia – spiega – non ha un problema di accoglienza dei migranti, ha un problema di soccorso dei migranti. Per cui la prima cosa da fare sarebbe quella di mettere in piedi delle strutture per il primo soccorso a terra. È lì che siamo in grande difficoltà, perché ogni sbarco viene gestito con delle procedure ad hoc che sono estemporanee se il porto è interessato una sola volta. In realtà come Roccella sono consolidate, ma manca ancora oggi una cornice normativa che disciplini i punti di primo soccorso». Nessuno, secondo Zito, «l’impatto dei CPR» nella risoluzione dei vari problemi derivanti dall’emergenza sbarchi: «La cosa da fare in questo momento sarebbe creare dei punti di primo soccorso unici in grado di ospitare anche mille e cinquecento persone, dove è tutto organizzato. Dove c’è il triage medico, il punto di fotosegnalazione, il punto mensa e il cambio vestiti. Ad esempio allo sbarco viene fornito un kit per il cambio dei vestiti, uno solo, perché la logica è che poi devono andare nei centri di prima accoglienza, ma se ci vanno dopo otto giorni è evidente che non si può stare con un kit di ricambio, eppure non si può fornire il secondo kit. Il CPR invece è l’ultimo stadio del processo di soccorso, perché ci va chi ha già fatto domanda di asilo e in attesa dell’istruttorie della domanda d’asilo dovrebbero andare nei CPR. Anche questo è poco chiaro. Per non parlare poi – dice Zito – della chicca dei 4.938 euro».

«C’è un problema di gestione del soccorso»

«Io – dice Zito – giudico la questione CPR e quello che si tira dietro il CPR assolutamente inutile rispetto alla soluzione del problema che abbiamo in Italia, che è un problema di soccorso atteso che gran parte dei migranti scappa per andarsene in altri Stati. Il cento per cento di quelli che sbarcano a Roccella non fanno domande d’asilo e se ne vogliono andare, tant’è che le statistiche dicono che la Germania ha due volte i richiedenti asilo dell’Italia. L’Italia è il penultimo Stato in Europa come presenza di migranti pro capite. Quindi di fronte a questo non c’è un problema di presenza dei migranti, c’è un problema di gestione del soccorso e di gestione del momento in cui dal soccorso il migrante vuole andare in Europa. Su quello si dovrebbe intervenire. I siriani e gli afgani – spiega ancora Zito – scappano da scenari di guerra: la differenza con gli ucraini qual è? Nessuna. Gli ucraini hanno diritto a uno status particolare che è stato definito in virtù del conflitto in Ucraina. Se ci si mettesse d’accordo a livello internazionale, per dire, gli scenari di guerra sono per esempio la Siria e l’Afghanistan, una volta che sbarca un migrante siriano ha automaticamente, come avviene per gli Ucraini, diritto a questa protezione provvisoria che gli consente di andare in Europa».

«Si lavori a misure sulla gestione dei minori non accompagnati»

Sono tantissimi, inoltre, i minori accompagnati che giungono sulle coste calabresi. «Una marea», dice Zito. E anche lì sono tante le difficoltà: «Nel momento in cui arrivano vengono affidati al sindaco. Io – racconta – l’ultima volta ho rifiutato di prendere in carico i minori perché erano 150, un numero impossibile da gestire. Pensiamo per esempio al fatto che se un minore deve subire un intervento chirurgico e ancora non è stato nominato il tutore, il sindaco deve firmare per l’intervento chirurgico, deve assisterlo in ospedale. Queste sono norme che sono disegnate non per la realtà che viviamo, ma per condizioni normali. Allora lì si dovrebbero fare delle leggi speciali, degli interventi speciali, non con i Cpr che non risolvono nulla, ma nulla, nulla proprio».

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