Ultimo aggiornamento alle 12:20
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

l’omicidio

Di Cicco “tradito” e consegnato ai cirotani. Il corpo sepolto con un escavatore

La vittima uccisa con due colpi di calibro 38. Il raggiro di Nigro e Nicastri che «già lo aveva preso». La sparizione del cadavere in un cantiere

Pubblicato il: 16/10/2023 – 20:13
di Alessia Truzzolillo
Di Cicco “tradito” e consegnato ai cirotani. Il corpo sepolto con un escavatore

CATANZARO Due colpi di calibro 38 al petto. Così sarebbe morto Salvatore Di Cicco, uomo della ‘ndrina cassanese degli Abbruzzese.
Questo racconta il collaboratore di giustizia Ciro Nigro l’11 marzo 2015 davanti al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio. Nigro, organico alla ‘ndrina di Corigliano Calabro in alleanza criminale con quella cassanese, racconta di avere consegnato con l’inganno Di Cicco in mano ai propri assassini.
“E ho girato la macchina e mi sono fermato là perché ho visto che già l’aveva preso e mi guardava a me lui in faccia”.
A tenerlo fermo da dietro era Peppe Nicastri, a sparargli sarebbe stato Peppe Spagnolo “u bandito”, entrambi appartenenti alla cosca dei cirotani.
Per questo delitto il gip Sara Merlini oggi ha emesso una ordinanza di arresto nei confronti di Rocco Azzaro, Giuseppe Spagnolo e Giuseppe Nicastri. Nel procedimento sono indagati anche i collaboratori di giustizia Nicola Acri e Ciro Nigro.
“L’occultamento e la sparizione del cadavere venne effettuata dagli stessi cirotani”, si legge nei brogliacci dell’inchiesta. Nigro, infatti, racconta di avere sentito, poco dopo aver lasciato l’amico, un escavatore in azione.
L’ordine di uccidere Salvatore Di Cicco era partito da Giuseppe Spagnolo, Rocco Azzaro e da Nicola Acri. E’ lo stesso Acri, detto “occhi di ghiaccio”, che a giugno 2021 parla col pm Domenico Guarascio. Racconta che la decisione di uccidere Di Cicco era nata dal fatto che si temeva che potesse parlare con i carabinieri. La cosca aveva saputo che Di Cicco era stato “avvicinato” dai militari e circolava voce che avrebbe collaborato.

La paura che Di Cicco collaborasse

Una versione, quella di Acri, che collima con quella di Nigro: «Perché si vociferava che era un confidente», racconta Nigro. E aggiunge che questo timore fosse corroborato dal fatto che “il 2000 a dicembre è stato arrestato Franco, si vociferava, si vociferava tra loro che qualcuno avrebbe fatta la soffiata dove si trovava Franco Abbruzzese, nella campagna di Cassano”. L’arresto del reggente della cosca degli zingari avrebbe dato la stura all’omicidio di Di Cicco. Tra l’altro, sia Nigro che Eduardo Pepe (deceduto) erano stati fermati e perquisiti in circostanze diverse. E la cosa aveva insospettito la cosca.

Gli ordini impartiti a Nigro

Ciro Nigro racconta di essere stato convocato da Rocco Azzaro e Nicola Acri. Azzaro gli dice: «Vedi che domani mettiti in giro, trova sparami in pietto, a Turuzzu sparami in pietto…». L’ordine era quello di trovarlo e portarlo al cospetto di Peppe U Bandito. Un ordine tassativo: “Te lo metti in macchina e vai da Eduardo che ti dà i soldi per andare a prendere delle armi a Cirò”.
Il primo settembre Nigro trova Di Cicco, a mezzogiorno, al bar di Sibari vicino alla stazione dei treni. Si danno appuntamento alla stazione di servizio di Torricella e poi lasciano la macchina di Di Cicco al rifornimento di Calopezzati. La vittima sale con Nigro sulla sua auto e vanno a Torretta di Crucoli. Un lungo giro in auto e i due si trovano al cospetto di Spagnolo. Di Cicco scende dall’auto di Nigro “ho girato la macchina – racconta – e mi sono fermato là perché ho visto che già l’aveva preso e mi guardava a me lui in faccia”. A tenere fermo Di Cicco c’è Nicastri il quale, spiega poi Nicola Acri, in quel periodo era latitante.

Il corpo seppellito con un bobcat

“… non so con che scusa, ma non ricordo che scusagli hanno detto, lo hanno portato a Crucoli e là a Crucoli già avevano il bobcat che avevano fatto la buca e là vicino lo hanno ucciso, diciamo, e l’hanno fatto sparire”, racconta Acri. Lui non era presente all’esecuzione. Ammette di avere dato l’ordine ma l’ultimo a guardare in faccia Salvatore Di Cicco è stato Ciro Nigro.
Acri racconta ancora che per far sparire Di Cicco, venne coinvolto anche Peppe Nicastri il quale avrebbe dato il suo appoggio per tale omicidio mettendo a disposizione un terreno dove stava già svolgendo lavori edili e dove avrebbe potuto seppellire, grazie ai mezzi meccanici presenti, il corpo della vittima. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.r.l ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Effettua una ricerca sul Corriere delle Calabria
Design: cfweb

x

x