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IL CONTRIBUTO

«La battaglia vinta da decine di coraggiosi avvocati»

Stasera la Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto decine di imprenditori, ex sindaci, professionisti, funzionari, comuni cittadini da accuse gravissime per le quali erano stati condannati dal Tri…

Pubblicato il: 11/11/2023 – 6:47
di FRANCESCO VERRI*
«La battaglia vinta da decine di coraggiosi avvocati»

Stasera la Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto decine di imprenditori, ex sindaci, professionisti, funzionari, comuni cittadini da accuse gravissime per le quali erano stati condannati dal Tribunale di Crotone. Non intendo commentare. Preferisco raccontarvi una storia. Se avete pazienza, leggete.  E’ pieno inverno. Ed è notte. Un pullman corre lungo l’autostrada del Sole. E’ diretto a Crotone. Ferma anche a Ciró, da millenni la città del vino. Non sono previste soste prima che il pullman raggiunga la Calabria ma stavolta rallenta improvvisamente. Accosta, su invito dei Carabinieri. Salgono a bordo, i Carabinieri.  Fra i passeggeri c’è un uomo di media statura, occhi color nocciola, maglioncino a girocollo, mille pensieri per la testa. Grandi preoccupazioni e grandi speranze affollano la sua notte. La figlia, una creatura di cinque anni, ha appena subito un trapianto di midollo osseo. L’uomo che viaggia sul pullman, il papà, ha visto la bambina poche ore prima da dietro un vetro. E’ forte Marta (nome di fantasia). Ce la farà. Torneremo a giocare, a correre, a saltare, pensa. Abbiamo ancora tante cose da fare e un giorno forse dovrò persino accompagnarla all’altare. L’uomo fa queste considerazioni mentre viaggia. Ogni tanto si addormenta ma quando i Carabinieri fermano il pullman è sveglio. La cosa comunque non lo riguarda, figurarsi. Sarà un normale controllo. Invece no. Cercano lui. Sì proprio lui. Il papà di Marta è incredulo. Sarà un errore. Un equivoco. Uno scambio di persona. Si vedrà, gli rispondono. Per ora è in arresto. In arresto? Ma non ho fatto niente. Mia figlia, poi, lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale. Non potete portarmi via. Invece lo prendono. Lo catturano.  Nel frattempo altri Carabinieri stanno arrestando il fratello. Indossano il passamontagna. Nè il papà di Marta nè il fratello sono uomini pericolosi. In famiglia fanno vino da generazioni. Solo questo. Non rapine. Ma i Carabinieri li temono lo stesso. E si coprono il volto per non farsi riconoscere. Giusto. La sicurezza. L’incolumità prima di tutto.  Mentre Marta lotta senza il suo papà contro la malattia e contro i rischi di un trapianto, i due fratelli vengono interrogati. Parlano. Spiegano. Ma la loro storia non convince e restano in carcere. Poi compaiono davanti a un tribunale. I loro avvocati consegnano ai giudici una valigia piena di documenti, testimonianze, conti. Si battono come leoni. E i due uomini escono dal carcere.  Giustizia è fatta. Ma non è così. I due uomini finiscono agli arresti domiciliari. Certo, sempre meglio del carcere. Bisogna accontentarsi. Il tribunale ha ascoltato gli avvocati a notte fonda perché si è dovuto occupare di altri duecento catturati. Ha fatto quel che ha potuto. Ma quel che ha potuto non basta. Dopo sei mesi, la stessa causa si svolge a Roma. E qui, in uno dei più bei palazzi della Capitale (a dispetto del nomignolo), i due fratelli guadagnano la libertà. Per la temibile Corte di Cassazione sono entrambi innocenti.  Peró, i Carabinieri in quella notte d‘inverno non si sono presi solo loro e il tempo che il papà di Marta dovrebbe passare con Marta. Hanno sequestrato anche l’azienda e il vino. I due fratelli sono prigionieri e inoltre, di colpo, non hanno più niente. Ma dopo la sentenza che arriva da Roma anche la società torna libera.  L‘Incubo è finito, dunque? Per il fratello del papà di Marta, si. Lui viene assolto. Può ricominciare a vivere. Ma per il papà di Marta no. Lui deve aspettare una piovigginosa sera d’autunno, quella del dieci novembre, quella di oggi, per sentire la parola in nome della quale ha resistito, ha combattuto con i suoi avvocati, non ha mai smesso di sperare. Per sentire la parola assolto.  Il papà di Marta può tornare da Marta senza temere di doverla abbracciare per l’ultima volta prima di rivederla fra dodici interminabili anni. Stanotte l’uomo finalmente dormirà senza svegliarsi di soprassalto. Da stanotte è libero. Da stanotte, quell’autobus smetterà di fermarsi, nei suoi incubi ricorrenti, in mezzo ai lampeggianti dei Carabinieri. Stanotte dopo sei anni è uscito il sole.
P.S. Gli avvocati di questa storia, gli avvocati del papà di Marta siamo Enzo Ioppoli ed io. Permettetemi di dirlo con orgoglio. Permettetemi di aggiungere, però, che decine di coraggiosi colleghi calabresi hanno combattuto e stasera hanno vinto battaglie altrettanto importanti.
* Avvocato

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