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‘Ndrangheta in Liguria, arresti della Gdf: coinvolta la famiglia De Marte-Gioffrè di Seminara – VIDEO

Ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 26 persone per traffico di droga e associazione a delinquere di stampo mafioso

Pubblicato il: 13/11/2023 – 8:49
‘Ndrangheta in Liguria, arresti della Gdf: coinvolta la famiglia De Marte-Gioffrè di Seminara – VIDEO

GENOVA Dall’alba di oggi, militari del comando provinciale di Imperia, del Gico di Genova e dello Scico della Guardia di Finanza stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 26 persone per traffico di sostanze stupefacenti e associazione a delinquere di stampo mafioso: tra questi uno è di nazionalità cubana, due di nazionalità ecuadoriana, quattro di nazionalità albanese (23 destinatarie della misura cautelare in carcere; 3 degli arresti domiciliari).
Diciassette degli indagati arrestati sono accusati di essere componenti di una associazione per delinquere diretta da esponenti della famiglia De Marte-Gioffrè, originaria di Seminara e collegata ad articolazioni di ‘ndrangheta residenti in Calabria, ma da anni radicatasi nella zona di Diano Marina, operativa nella provincia di Imperia sin dal 2020 e finalizzata all’acquisto, coltivazione, trasporto, rivendita e cessioni di cocaina, hashish e marijuana.

gdf dda genova

Il concorso esterno

In particolare, uno degli indagati è accusato di concorso esterno nella citata associazione, per averne agevolato il raggiungimento degli scopi, attivandosi per ottenere informazioni circa le dichiarazioni rese da un componente della associazione nel corso del procedimento penale scaturito a seguito del suo arresto, contattando direttamente la di lui madre e poi informando il gruppo criminale di quanto appreso; per segnalare tempestivamente all’associazione l’avvenuto arresto di un sodale, dopo poche ore dalla sua esecuzione, raccomandando di evitare comunicazioni con questi; per acquisire informazioni utili su dove si nascondessero due acquirenti, nonché aiutando l’indagato Domenico Gioffrè nella ricerca di attività lecite per reimpiegare il denaro acquisito dall’attività di traffico di stupefacenti del sodalizio, proponendogli la gestione di apparecchi da intrattenimento (slot machine) e accompagnando Giovanni De Marte presso un punto di spaccio a Diano Castello nonostante questi fosse sottoposto all’obbligo di dimora in Taggia.

Gli episodi contestati

Vengono contestati agli indagati56 episodi di acquisto, cessione, trasporto di quantitativi di cocaina e marijuana, nonché di coltivazione di marijuana; reati (consumati ai danni di alcuni acquirenti di sostanze stupefacenti per costringerli a ripianare i debiti accumulati con gli acquisti effettuati) di lesioni, furti di mezzi di trasporto, estorsione (nella forma tentata e consumata), minaccia, tutti aggravati dal metodo mafioso ai sensi dell’art. 416 bis.1 c.p.  (in quanto veniva utilizzata una pistola e veniva menzionata la famiglia De Marte-Gioffrè con riferimento ai legami di questa con famiglie di ‘ndrangheta residenti in Calabria);  la detenzione di una pistola. Le articolate attività investigative sviluppate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Imperia, mediante servizi di pedinamenti e osservazione, effettuati anche in territorio calabrese, nonché attraverso l’intercettazione di oltre 100 utenze telefoniche, nonché di conversazioni ambientali e telematiche, hanno consentito di monitorare costantemente le attività poste in essere dal sodalizio criminale ed accertare allo stato che l’indagato Domenico Gioffrè, pur essendo ristretto agli arresti domiciliari, unitamente a Giovanni De Marte e ad altri componenti della famiglia De Marte, sia riuscito a dare vita ad una florida attività di traffico di stupefacenti nella provincia di Imperia, grazie a diretti approvvigionamenti dalla Piana di Gioia Tauro, avvalendosi di canali privilegiati contigui alla ‘ndrangheta.

La centrale operativa

Il centro operativo e decisionale dell’associazione era collocato presso la residenza della famiglia De Marte sita in Diano Castello, dove, grazie all’utilizzo di telecamere e microspie, è stato possibile individuare i componenti dell’associazione, i diversi ruoli dagli stessi ricoperti, nonché ricostruire le varie fasi dei traffici di stupefacenti posti in essere.
Le indagini hanno accertato che nella residenza di Gioffrè-De Marte i vertici dell’associazione prendevano le decisioni circa la quantità di stupefacente da acquistare, dove venivano organizzati nel dettaglio i viaggi in Calabria per l’approvvigionamento della droga, dove veniva tagliata e occultata la cocaina, dove venivano ricevuti e riforniti gli spacciatori a disposizione del sodalizio e dove venivano condotti forzatamente i clienti morosi o gli spacciatori infedeli, per essere minacciati o percossi.
Nei confronti di 18 indagati è stato, altresì, disposto anche un sequestro preventivo per equivalente per l’importo complessivo di € 866.400, provento dell’attività illecita posta in essere dall’associazione criminale, riguardante 128 rapporti bancari, 18 autoveicoli e 12 motocicli, 6 immobili e 39 terreni siti in Diano Marina (Imperia), San Bartolomeo al Mare (Imperia), Cassano delle Murge (Bari), Trapani, Marsala (Trapani) e Misiliscemi (Trapani).

Il coinvolgimento dei minorenni

Nell’ambito dell’operazione Ares 2021 condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Imperia è emerso il coinvolgimento nell’associazione diretta da esponenti della famiglia De Marte-Gioffrè, originaria di Seminara e collegata ad articolazioni di ‘ndrangheta calabrese, anche di due soggetti che, all’epoca dei fatti, erano minorenni e il relativo procedimento è stato pertanto trattato dalla Procura per i minorenni di Genova che ha richiesto due ordinanze di custodia cautelare in carcere per i due indagati, poi emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Genova.
Dalle indagini svolte è emerso che gli arrestati, nonostante la giovane età, fossero inseriti con stabilità, ruoli ben precisi e posizioni di rilievo, all’interno dell’associazione di cui conoscevano le finalità e i metodi riconducibili alle organizzazioni mafiose.
E’ la prima volta che in Liguria emerge la diretta partecipazione di persone minorenni in fenomeni criminali associativi di tale caratura e si ritiene pertanto di interesse pubblico la diffusione della notizia, fatta salva la presunzione di innocenza delle persone sottoposte alle indagini preliminari, nonché la possibilità per le medesime di far valere, in ogni fase del procedimento, la propria estraneità ai reati per cui si procede.

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