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QUARTA PARETE | L’escalation criminale a Cetraro, Cassano e Corigliano. «C’è una guerra a bassa intensità»

Gli ultimi incendi al centro del nuovo appuntamento della rubrica settimanale di Paride Leporace, in onda su L’altro Corriere Tv

Pubblicato il: 15/11/2023 – 15:21
QUARTA PARETE | L’escalation criminale a Cetraro, Cassano e Corigliano. «C’è una guerra a bassa intensità»

Tre luoghi della Calabria: Cetraro, Cassano e Corigliano Rossano, tutti segnati da episodi di ‘ndrangheta, al centro della nuova puntata di Quarta Parete, rubrica settimanale a cura di Paride Leporace in onda su L’altro Corriere Tv alle 14:40, dopo il tg. «La ‘ndrangheta è sempre padrona dei media, ma ci sono degli episodi di cui si parla di più e sono racchiusi nella stessa provincia di Cosenza». Leporace mette in sequenza, poi, tutti gli ultimi episodi. «A Cetraro – ha detto – si torna a morire davanti ad una pizzeria, un classico agguato di mafia. La vittima si chiamava Alessandro Cataldo, una vita travagliata tra carcere, un padre morto, una brava persona, poi una brutta malattia e anche un’avvisaglia che forse non andava trascurata qualche mese fa. La sua vita si è spenta davanti a questa pizzeria a Cetraro». Cassano allo Ionio, «dove un valente giornalista, Luigi Cristaldi della Gazzetta del Sud, di notte vede la sua auto andare in fiamme con un chiaro segnale intimidatore». E poi Corigliano Rossano, dove «il Presidente donna del Consiglio Comunale, il Presidente Grillo, ha visto la sua Fiat 500, anche in questo caso, andare a fuoco. La figura istituzionale ha un po’ oscurato il fatto che, nelle stesse ore, altre due auto, nella stessa zona, sono state incendiate ad un imprenditore del luogo».

E sono proprio i luoghi che preoccupano. «Cetraro – ricorda Leporace – dove anni fa arrivò Enrico Berlinguer a dare l’ultimo omaggio a Losardo, eroico impiegato del Tribunale di Paola e consigliere a Cetraro, ucciso dalla mafia. Un giovanissimo Santoro della prima “Samarcanda” aprì le sue telecamere a Cetraro, ma non è mai tanto rimbalzata all’attenzione nazionale per queste vicende, faceva più notizia forse Rosarno, Gioia Tauro, San Luca, eppure a Cetraro da anni c’è la mafia e non scompare». «Tutto ruota attorno a un nome che è il re del pesce, quel Muto che per anni ha segnato le cronache e le vicende, ma oggi Muto, a quanto pare, è un illustre pensionato e probabilmente c’è un vuoto di potere che le nuove leve della ‘ndrangheta uccidono». «Una zona – ha spiegato ancora Paride Leporace – dove non c’è stato mai nessun pentito e dove, quando c’è stato un bravo magistrato, ahimè forse è andato via troppo presto». A Cassano invece «quando incendi o colpisci un giornalista, sicuramente la pista è negli articoli che ha scritto. Cristaldi è un bravissimo collega, non ha mai mollato la morsa sulle sue cronache di un posto dove il clan degli “Zingari” ne hanno fatto da anni un luogo centrale dello spaccio calabrese, una mafia sincretica efferati i delitti. Cosa ha scritto Cristaldi? L’imprevedibile, perché come accadde a Siani, quando si aggiunge un particolare, magari è quello il particolare. Ma l’episodio è gravissimo. Abbiamo letto su “Il Riformista” di Matteo Renzi un’accorata testimonianza di Cristaldi che dice “mi hanno colpito, ma vado avanti lo stesso” e questo è molto da apprezzare». Infine, a Corigliano Rossano, una delle città più grandi della Calabria, con dei clan anche qui molto agguerriti. «Non sappiamo se i clan, io credo di no, abbiano fatto l’unificazione come al Comune, e se questo porta dei contrasti. Di sicuro molte auto vengono incendiate, c’è una guerra a bassa intensità che lascia molte perplessità in uno dei luoghi più belli della Calabria, sicuramente con un’economia forte e avanzata. Come capita spesso, nelle questioni di ‘ndranghete e mafia, circola qualche voce a Corigliano-Rossano che addossa questioni personali, non abbiamo elementi per valutare quale delle due piste è più valida, però conosciamo il presidente Grillo, sappiamo che è stato un consigliere d’opposizione molto valida e che con la nuova amministrazione a Corigliano-Rossano molti equilibri istituzionali sono cambiati, non ci sono più gare d’appalto con un solo concorrente, al cimitero la concorrenza viene rispettata, così nei lavori pubblici, il sindaco Stasi ha dato una svolta politica di questo  tipo. Sarà collegato all’incendio dell’auto? Speriamo che gli investigatori lo accreditino». In queste ore c’è la ritualità delle dichiarazioni, c’è la ritualità del Comitato per l’ordine pubblico che deve essere sollecitato a riunirsi quando invece andrebbe costituito in maniera permanente, si parla di richieste di uomini, forse è anche giusto, ma la perplessità generale è sull’antico dilemma: uscirà mai la Calabria dalla ‘ndrangheta? Giovanni Falcone diceva che, come tutte le questioni storiche, si riferiva a Cosa Nostra, tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Un autorevole magistrato che ha segnato il suo nome alla lotta alla ‘ndrangheta dice che invece questa lotta sarà perenne e per sempre. Noi con spirito illuministico, invece, auspichiamo che la Calabria ne esca definitivamente».

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