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I parenti della Chindamo lasciano la messa per Maria. «Inopportuna la presenza del vicesindaco»

Al Corriere lo sfogo di Vincenzo, fratello dell’imprenditrice uccisa nel 2016: «Non ha mai preso le distanze»

Pubblicato il: 17/11/2023 – 18:12
I parenti della Chindamo lasciano la messa per Maria. «Inopportuna la presenza del vicesindaco»

LAUREANA DI BORRELLO «È davvero assurdo che alcune persone che occupano finanche ruoli da fascia tricolore non abbiano preso distanze da un’ambiente così intriso di violenza e ndrangheta». È il duro sfogo sui social di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, l’imprenditrice uccisa nel 2016. Mercoledì sera, nel corso di una messa, svoltasi nella Chiesa di Laureana in seno alla novena di S. Gregorio, in ricordo delle vittime innocenti di mafia, la famiglia Chindamo ha abbandonato la celebrazione in segno di protesta contro la presenza del vicesindaco. Al Corriere della Calabria, Vincenzo Chindamo ha spiegato: «Lei è parente, tramite il marito, di chi secondo la Dda di Catanzaro sarebbe il presunto mandante dell’omicidio di mia sorella». «La famiglia è proprietaria dei terreni dove, tante volte, la Procura ha fatto scavare per cercare il corpo di Maria». Ma soprattutto, continua lo sfogo di Vincenzo, «non ha mai preso le distanze come cittadina e come vicesindaco da quell’ambiente familiare sul quale da sempre la Procura ha posto l’attenzione». Proprio per questo, aggiunge, «ci siamo alzati e ce ne siamo andati via».

«Ha scelto la parte del silenzio»

Per la sua presenza, Vincenzo Chindamo e la sua famiglia hanno deciso di lasciare anzitempo la messa dedicata, tra le altre vittime, proprio a sua sorella Maria. «Eravamo seduti in prima fila, quando noto tra gli amministratori il vicesindaco». «La sua presenza – spiega – ad una messa in memoria di Maria mi ha fatto sentire offeso, come familiare, come cittadino di Laureana e come cristiano. Allora con il coro che intonava il canto di ingresso e prima del segno della croce, io e la mia famiglia ci siamo alzati e siamo andati via». Per Vincenzo la sua presenza era inopportuna, in quanto «un vicesindaco, familiare del presunto mandante avrebbe dovuto prendere posizioni precise e non stare dalla parte del silenzio. Ci è dispiaciuto andare via ma non riuscivamo a partecipare». Diversi sono stati i messaggi di solidarietà da parte della comunità, di amministratori e di uomini di chiesa. Ad eccezione, spiega Vincenzo, del sindaco e del parroco di Laureana «nessuno dei due mi ha chiamato per sapere il motivo del mio andare via».

Vincenzo-Chindamo

I presunti mandanti

Nell’ambito dell’ultima tranche dell’operazione “Maestrale-Carthago” del 7 settembre, gli inquirenti avevano ricostruito l’omicidio di Maria Chindamo. Come presunto concorrente nell’omicidio era stato individuato il vicino di casa Salvatore Ascone, mentre i presunti mandanti, secondo la Dda, «apparterrebbero alla famiglia del marito». Da parte loro, scrivono gli investigatori, Maria «fu ritenuta responsabile del suicidio di Ferdinando Punturiero», appunto ex compagno dell’imprenditrice. L’omicidio sarebbe, dunque, avvenuto per vendetta e «per punire Maria per la recente relazione sentimentale instaurata» con un altro uomo. (ma.ru.)

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