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«Quando lo Stato non riesce a rimuovere» le ingerenze della ‘ndrangheta: il “caso” Scilla

L’ultimo dossier di “Avviso Pubblico” si sofferma sulle specificità dello scioglimento del Comune scillese, il secondo nell’arco di pochi anni

Pubblicato il: 19/11/2023 – 7:35
«Quando lo Stato non riesce a rimuovere» le ingerenze della ‘ndrangheta: il “caso” Scilla

CATANZARO «Due scioglimenti nell’arco di pochi anni, con compagini amministrative in buona parte coincidenti e con interessi economici delle cosche che si mantengono intatti: la vicenda di Scilla sembra essere emblematica delle profonde cointeressenze che possono sorgere tra clan e amministrazioni comunali e delle difficoltà che lo Stato incontra nel rimuoverle». Così il dossier “La linea della palma” curato da “Avviso Pubblico”, che cita la vicenda del Comune del reggino come un “caso di studio”.

Le similitudini

«Nel 2023 – ricorda il dossier – il Consiglio comunale di Scilla è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, ai sensi dell’articolo 143 del Tuel, per la seconda volta nel breve volgere di appena cinque anni (marzo 2018, con proroga dell’agosto 2019, per la prima vicenda; aprile 2023, per la seconda). Nel caso più recente, a innescare l’insediamento della Commissione d’accesso sono state due operazioni di polizia giudiziaria, con contestazioni che riguardavano anche il reato di associazione mafiosa, oltre al sequestro preventivo di alcune società attive nel settore turistico-balneare che, come si vedrà, rappresenta un nodo centrale degli interessi delle organizzazioni criminali attive nel territorio. Nelle inchieste, così come nella Relazione prefettizia allegata al Decreto, spicca la figura del sindaco, lo stesso sia nel primo che nel secondo scioglimento, indagato per scambio elettorale politico mafioso (art. 416-ter c.p.). La linea di continuità tra le due compagini amministrative disciolte – sostiene “Avviso Pubblico” – comprende, oltre al primo cittadino, anche diversi altri amministratori, e si articola intorno ad alcuni interessi economici e modus operandi che si sono mantenuti intatti nel corso di questi cinque anni. Scrive il Prefetto, infatti, che la parentesi rappresentata dai due anni di commissariamento (2018-2020) non sembra aver affatto mutato l’habitus comportamentale dell’amministrazione comunale, caratterizzato da un livello pericoloso di ingerenza della ’ndrangheta, presente in tutte le vicende oggetto di disamina da parte della Commissione d’accesso».

La relazione del 2018

Nel dossier di “Avviso Pubblico” si osserva che «la Relazione del 2018 poneva in evidenza, assieme alla netta prevalenza degli affidamenti diretti e delle procedure di somma urgenza negli appalti e a un generale disordine amministrativo (anche tributario), il grande interesse delle cosche per le concessioni demaniali (anche marittime) e dei beni comunali, oltre all’assenza di un “piano spiaggia” comunale, circostanza che impediva una pianificazione pubblica e apriva ampi varchi agli interessi opachi e illeciti. Durante il secondo mandato, avviato nel 2020, la Relazione dà conto dell’approvazione di un “piano spiaggia”, anche se non sono mancati i condizionamenti esterni sull’amministrazione: ciò che è avvenuto, ad esempio, in merito all’inserimento di un limite alla percentuale di rialzo del canone demaniale marittimo e, soprattutto, in occasione delle illegittime rivelazioni verso l’esterno dei contenuti del piano stesso, quando questo era ancora in fase di approvazione, in favore degli imprenditori locali. Intorno al settore turistico-balneare si sono dunque nuovamente concentrati tutti gli appetiti dei clan, nel silenzio o con la compiacenza degli uffici comunali (nella Relazione si cita l’Ufficio Tecnico comunale), ad esempio rispetto al frequente utilizzo di soggetti prestanome per schermare la reale identità delle imprese coinvolte, spesso destinatarie di interdittive antimafia o comunque coinvolte in varie inchieste. Per aggirare le limitazioni imposte dai provvedimenti del Prefetto, alcuni bandi relativi alle concessioni per le stagioni estive sono stati modificati, in modo da confermare le concessioni sempre agli stessi soggetti, benché gravati da inequivocabili provvedimenti. La posizione “servente” del Comune rispetto agli interessi della ’ndrangheta nel settore economico-imprenditoriale, per riprendere un altro elemento della Relazione, ha riguardato anche altre concessioni demaniali e settori tipicamente commerciali, come la ristorazione». Il caso di studio, e di specie, del Comune di Scilla suscita questa conclusione ad “Avviso Pubblico”: «Due scioglimenti nell’arco di pochi anni, con compagini amministrative in buona parte coincidenti e con interessi economici delle cosche che si mantengono intatti. La vicenda di Scilla sembra essere emblematica delle profonde cointeressenze che possono sorgere tra clan e amministrazioni comunali e delle difficoltà che lo Stato incontra nel rimuoverle». (redazione@corrierecal.it)

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