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Non è una regione per sportivi: in Calabria record di sedentari (58,2%)

I più recenti dati Istat del Rapporto Bes-Benessere Equo e Sostenibile 2022 aggiornano e confermano quelli dell’Indagine Svimez-Uisp 2021

Pubblicato il: 23/11/2023 – 21:02
Non è una regione per sportivi: in Calabria record di sedentari (58,2%)

ROMA I più recenti dati Istat del Rapporto Bes – Benessere Equo e Sostenibile 2022 aggiornano e confermano i dati dell’Indagine Svimez-Uisp 2021, anzi vedono, dopo la pandemia, addirittura un aumento del tasso di sedentarietà in Italia nella popolazione sopra i 14 anni salito al 36,3% rispetto al valore registrato pre-pandemia nel 2019 del 35,5%, con conseguenti costi sociali evidenti sul Sistema sanitario nazionale. Il dato è trainato dal Mezzogiorno dove il tasso di sedentarietà peggiora e sale al 52,2% nel 2022 (+ 3% rispetto al 2019) mentre nel Centro-Nord il valore resta più stabile intorno al 30%. Più precisamente nelle regioni del Centro si è verificata una diminuzione dei sedentari (33,3% nel 2022; -1,8% rispetto al 2019) mentre in quelle settentrionali un lieve aumento con una quota del 33,3% (+0,5% rispetto al 2019). Le peggiori performance si confermano al Sud in Calabria (58,2% di sedentari), Sicilia (57,7%), Campania (53,5%) e Puglia (53,4%).
Anche sui modi di praticare sport i dati mostrano un ritorno alle tradizionali abitudini degli italiani pre-pandemia. Su un campione di oltre 1.800 individui era emerso che prima del lockdown e delle successive restrizioni oltre la metà degli italiani con più di 16 anni (il 53%) praticava sport in impianti sportivi, il 40% all’aria aperta e il 7% presso la propria abitazione, mentre la quasi totalità dei minori (circa il 90,6%) praticava sport in impianti sportivi, con quote residuali per la pratica all’aria aperta (7,8%) e a casa (1,6%). Il Censimento Nazionale degli impianti sportivi realizzato da Sport e Salute Spa e concluso nel 2020 ha rilevato che più della metà delle strutture sportive pubbliche e private di interesse pubblico sono collocati al Nord (52%), il 22% al Centro e il 26% al Mezzogiorno. Hanno partecipato alla survey realizzata da Svimez e Uisp oltre 1.000 gestori e proprietari di impianti sportivi collocati per il 53% al Nord, 27% al Centro e 20% al Mezzogiorno. (segue) La carenza degli impianti sportivi nelle scuole del Mezzogiorno Dai dati del Ministero dell’Istruzione sulle infrastrutture scolastiche (2022), emergono inoltre rilevanti carenze infrastrutturali riguardanti l’impiantistica sportiva scolastica sul territorio nazionale e nel Mezzogiorno. Solo 4 edifici scolastici su 10 sono dotati di palestra in Italia. Più nel dettaglio, circa 550mila allievi delle scuole primarie del Mezzogiorno (66% del totale) frequentano scuole che non sono dotate di una palestra. Solo la Puglia presenta una buona dotazione di palestre mentre registrano un netto ritardo la Campania (170mila allievi senza palestre, 73% del totale), la Sicilia (170mila, 81%), la Calabria (65mila, 83%). Nel Centro-Nord gli studenti senza palestra corrispondono al 54%. Non molto diversa la situazione relativa alla scuola secondaria di I°grado nel Mezzogiorno dove il 57% degli alunni frequenta una scuola senza palestra.
Sono circa 328mila allievi in tutto il meridione con il preoccupante caso della Basilicata (87% degli allievi senza palestra) e poi della Calabria (77%) e Sicilia (74%). Anche nella scuola secondaria di II° grado il 57% degli alunni del Mezzogiorno non frequenta una scuola dotata di palestra. Sono circa 550mila allievi in tutto con punte altissime in Basilicata (82% pari a circa 22mila studenti) e significative in Sicilia (64%, 145mila studenti) e Campania (65%, 45mila studenti). Vanno, inoltre, segnalate l’obsolescenza e la vetustà delle strutture sportive la cui costruzione risale prevalentemente a prima degli anni Ottanta (circa il 60% degli impianti italiani) con impatto importante sui costi di manutenzione. (segue) Costi energetici, rincari materie prime e tariffe: rischio esclusione sociale Questa fragilità strutturale è ulteriormente aggravata da fattori congiunturali. Gli strascichi della pandemia hanno contribuito alla diminuzione del numero dei tesserati, dei partecipanti alle iniziative sportive. A ciò si sono aggiunti i rincari dei costi dell’energia e delle materie prime dovute al conflitto russo-ucraino. Gli alti investimenti straordinari necessari per ammodernare le strutture e i costi di gestione ordinaria in aumento inducono un rialzo delle tariffe per gli utenti e mettono a rischio la fruibilità e la sopravvivenza stessa delle strutture. Gli investimenti e gli interventi nell’impiantistica sportiva pubblica appaiono cruciali per favorire la pratica sportiva sia per le categorie di soggetti fragili e a rischio di esclusione sociale che per il target più giovane di bambini e ragazzi. Il Pnrr, che si rivela anche in questo caso un’occasione da non perdere, ha previsto risorse aggiuntive pari a 300 milioni di euro. (segue) Il raffronto con l’Europa Seppur con un aumento in valore rispetto al 2020, l’Italia registra nel 2021 una spesa in servizi e ricreativi pari a 5,3 miliardi, pari allo 0,5% della spesa totale e 0,3% del Pil. Se consideriamo la spesa in valore, si tratta delle più alte in UE dopo Francia (13,2 miliardi di euro) e Germania (9,8 miliardi di euro), se invece consideriamo la quota percentuale di spesa dedicata a servizi ricreativi e sportivi sul totale della spesa pubblica l’Italia si colloca al di sotto dei valori mediamente registrati in UE, tra l’Austria, la Slovenia e la Germania, ben lontano da Paesi quali la Francia, (0,9%), Spagna (0,8%) e Portogallo (0,8%). Gli impianti sportivi analizzati sono prevalentemente strutture di proprietà pubblica affidati alla gestione di privati (il 63,17% del campione). L’ente prevalente a cui praticamente tutti gli impianti sportivi pubblici in gestione appartengono è il Comune in cui sono situati. Dalla ricerca è emerso come la durata e il rinnovo dei contratti di gestione sia percepita come cruciale per gli operatori di settore per pianificare investimenti e attività nel medio e lungo periodo. La maggior parte dei contratti di gestione del campione dei rispondenti (il 65,5%) ha una durata inferiore ai 10 anni, nello specifico il 31,1% dei contratti è inferiore ai 4 anni e il 39,4% è tra i 5 e i 9 anni. Sempre con riferimento al dato nazionale, il 15,4% dei rispondenti ha dichiarato di avere in essere un contratto di concessione tra i 10 e i 14 anni. Poco più del 12,5% dei contratti di gestione menzionati ha una durata superiore ai 15 anni, di cui l’8,6% superano la durata ventennale. Al Centro-Italia si registra la maggiore diffusione di contratti di gestione più brevi inferiori ai 4 anni (42,7% sul totale), all’opposto i contratti di lungo periodo dai 20 anni e più sono maggiormente diffusi al Nord-Ovest con una prevalenza del 15,2% sul totale degli impianti in quell’area. Le condizioni di strutture e impianti sportivi Al Mezzogiorno si registra una percentuale di impianti parzialmente funzionanti pari al 17,7% sul totale del campione, più del doppio rispetto all’8,29% del Centro-Nord. Secondo i gestori, la metà degli impianti parzialmente funzionanti del Mezzogiorno necessitano di urgente ristrutturazione a causa dello stato di usura. Con riferimento all’anno di costruzione è emerso che la metà degli impianti su tutto il territorio nazionale (il 54%) ha più di trent’anni e il 33% addirittura più di quarant’anni. Solo il 20% degli impianti sul territorio nazionale è stato costruito dopo il 2010. Il 78,23% degli intervistati dichiara che gli spazi dell’attività sportiva sono accessibili agli utenti con disabilità. Dunque, sul territorio nazionale almeno un impianto sportivo su cinque non è fruibile da persone con disabilità.
La quota di impianti in cui l’accessibilità non è garantita si attesta intorno al 21% ed è omogena sia al Centro-Nord che al Mezzogiorno. Se escludiamo però le Isole, gli impianti delle regioni meridionali peggiorano la performance in termini di accessibilità: la quota di quelli non accessibili sale al 27,5%. Continuando ad analizzare l’accessibilità, ma guardando stavolta agli spazi per gli spettatori, nella metà degli impianti del campione (il 48,74%) sul territorio nazionale non è garantito l’accesso a spettatori disabili (Fig. 10). La quota degli impianti privi di posti accessibili sale nel Mezzogiorno al 54% degli impianti, mentre scende di poco al 47,38% nelle regioni del Centro-Nord. (Adnkronos)

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