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CONSIGLIO REGIONALE

Ok all’unanimità per la legge “De Masi” a sostegno degli imprenditori anti-‘ndrangheta

Dal dibattito emerge il rischio di una possibile impugnazione del governo. Occhiuto “spinge” l’aula: «Stimoliamo la discussione nazionale»

Pubblicato il: 27/11/2023 – 18:36
Ok all’unanimità per la legge “De Masi” a sostegno degli imprenditori anti-‘ndrangheta

REGGIO CALABRIA Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la proposta di legge cosiddetta “De Masi” che prevede premialità negli appalti pubblici per gli imprenditori che si sono ribellati alla ‘ndrangheta e al racket delle estorsioni. La proposta di legge, ispirata dall’imprenditore della Piana di Gioia Tauro, Antonino De Masi, simbolo della resistenza alla ‘ndrangheta, è stata sottoscritta da tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione: primo firmatario il presidente del Consiglio regionale Filippo Mancuso.

I contenuti della legge

Le motivazioni della proposta, illustrata in aula da Luciana De Francesco (Fratelli d’Italia), sono indicate nella relazione illustrativa: «Benché si sia formata nel tempo una corposa legislazione antimafia e a protezione delle vittime della criminalità organizzata, la situazione in cui si trovano ad operare le imprese sane del territorio è tutt’ora di difficoltà a fronteggiare l’illecita concorrenza degli operatori malavitosi o collusi con la malavita. Come è stato autorevolmente osservato, la grave criticità che si vive nel territorio calabrese è quella che la società civile non sta vicino agli imprenditori che denunciano e si oppongono alle minacce e alle intimidazioni e fanno quotidiana “resistenza” all’economia illegale. Alle istituzioni compete di stare vicino e sostenere questa resistenza dell’imprenditoria sana, l’unica che merita la “fiducia”, assunta come principio generale della materia dei contratti pubblici dall’articolo 2 del nuovo codice». La legge nel dettaglio prevede una premialità nell’aggiudicazione degli appalti pubblici per le imprese sane. La misura premiale consiste nell’automatica assegnazione, in sede di aggiudicazione della gara, di un punteggio aggiuntivo pari al 10 per cento del parametro numerico finale. Punteggio da assegnarsi alle imprese che attestano di essere stati vittime di atti di criminalità organizzata, fatti usurari ed estorsivi o di aver assunto nei procedimenti penali ad essi relativi, il ruolo di testimoni di giustizia. Si prevede che la medesima premialità venga riconosciuta dalla Regione e dagli enti del sistema regionale anche in sede di riconoscimento di contributi e sussidi economici di qualsiasi natura.

L’intervento del presidente della Regione Occhiuto

Il dibattito

La prima a intervenire, nel corso del dibattito nel quale dai banchi dell’aula si è evidenziato un rischio di “conflitto” con norme nazionali, è Amalia Bruni (Pd): «Consapevoli del rischio di sovrapporci alle norme nazionale in tema di concorrenza, noi abbiamo aderito soprattutto perché vogliamo smuovere il governo nazionale su questo tema. L’intervento dello Stato è assolutamente necessario anche se siamo consapevoli del rischio che questa legge non vada oltre e che bisogna attivarsi con la nostra delegazione parlamentare per arrivare a una legislazione statale». Ferdinando Laghi (DeMa): «Speriamo che la sovrapposizione di competenze con norme statali non tarpi le ali a questa proposta che ha un valore in sé». Anche qui a concludere il presidente della Regione Roberto Occhiuto: «Vorrei che il Consiglio regionale dimostrasse sempre la maturità che si verifica con l’approvazione con questo testo di legge che è di iniziativa di De Masi. De Masi mi aveva chiesto di farmi promotore di questa legge io invece ho ritenuto che fosse l’intero Consiglio a farlo perché le istituzioni devono dare il racconto di una Calabria che si ribella alla ‘ndrangheta che è il peggiore sport per la Calabria. Il danno principale della ‘ndrangheta è il danno reputazionale: noi siamo impegnati nell’attrarre investimenti ma spesso ci rendiamo conto di quanto questo danno reputazionale tiene lontani gli investitori della Calabria. In Calabria non è vero che non si può fare impresa anche perché molti di questi poteri criminali hanno i loro centri di investimento fuori dalla Calabria, anche grazie al lavoro degli inquirenti e i governi nazionali, tutti, che negli ultimi anni, hanno investito le miglior energie mandando in Calabria i migliori uomini. Il secondo danno della ‘ndrangheta è che ha modificato i codici comportamentali, creando quelle condizioni in cui lo Stato viene visto come nemico, a volte anche per responsabilità dello Stato. Dobbiamo contrastare in ogni modo le infiltrazioni della ‘ndrangheta – in campagna elettorale, essendo stato io capigruppo di Forza Italia, feci modificare la normativa nazionale facendo fare la valutazione delle candidature prima e non più dopo la loro presentazione – e il resto abbiamo cercato di farlo nel corso di questa legislatura, con i protocolli con la Dia – e lo stiamo estendendo anche alle aziende sanitarie – e le forze dell’ordine. Questo non basta, perché il Consiglio regionale della Calabria, chi è classe dirigente, deve saper stare vicino a chi ha avuto il coraggio di denunciare la ‘ndrangheta. Nei prossimi giorni a Torre Melissa abbatteremo un ecomostro costruito dalla ‘ndrangheta, verrà un’azienda specializzata e lo faremo collassare dimostrando l’impegno delle istituzioni. Purtroppo molte aziende collassano sotto i colpi della ‘ndrangheta, De Masi ha avuto il coraggio e queste persone meritano la nostra attenzione, non possono essere lasciate da solo». Occhiuto quindi osserva: «Molti mi hanno detto che contro questo testo di legge ci potrebbe essere richiesta di impugnativa del governo nazionale perché non sarebbe conforme a codici degli appalti, ma se oggi il Consiglio regionale lo approva pur esponendosi a un’impugnativa può essere promotore di una discussione a livello nazionale anche per cambiare il codice degli appalti a vantaggio degli imprenditori che denunciano la ‘ndrangheta. Questa legge ha alto valore simbolico ma anche sostanziale nel momento in cui può stimolare questa discussione nazionale. Siamo stanchi di registrare nella discussione la solita discussione del contratto alla ‘ndrangheta, che si fa anche approvando strumenti di sostegno a chi denuncia. Per questo invito il Consiglio ad approvarlo così come De Masi l’ha proposto perché serve ad alimentare questa discussione. Poi certo – rimarca il presidente della Regione – dobbiamo fare ancora molto molto di più, a esempio vorrei che andassimo ancora più a fondo in tutte le demolizioni di immobili costruiti dalla ‘ndrangheta. C’è però un tema, che per me è molto irrisolto, e anche su questo confido i una mano del Consiglio regionale: il tema delle misure di prevenzione, sequestro e confisca di aziende giudicate dagli inquirenti vicine alla mafia, perché spesso queste aziende muoiono. Con l’assessore Minenna stiamo ragionando sulla possibilità di istituire una società “veicolo” che prenda in gestione queste aziende per restituirle alla comunità. Dunque c’è ancora molto da fare ma per tutto quello che ho detto – conclude Occhiuto – chiedo l’approvazione all’unanimità di questa legge, per De Masi e per tutti quanti si ribellano alla ‘ndrangheta, purtroppo ancora troppo pochi».

Mancuso: uno strumento di certezza alle scelte di legalità

«Consapevoli che la solidarietà verso chi affronta sacrifici per promuovere sviluppo e subisce intimidazioni da sola non basti, è necessario che le Istituzioni adottino contromisure efficaci. Ed è ciò che ha fatto il Consiglio regionale, approvando il disegno di legge ‘De Masi’ che introduce delle premialità per le imprese vittime della criminalità. Si  danno strumenti di certezza alle scelte di legalità degli imprenditori che denunciano».   È quanto asserisce il presidente Filippo Mancuso, che aggiunge: «Il Consiglio regionale, approvando a giugno la legge sul progetto ‘Liberi di Scegliere’, per attivare un percorso educativo assieme alle scuole di ogni ordine e grado e dare speranze di futuro ai minori coinvolti in contesti di ‘ndrangheta,  e approvando la legge ‘De Masi’, contrappone al disvalore assoluto rappresentato dalla mafia i valori della legalità e dell’etica pubblica». (a. c.)

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