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Parla Alì, sopravvissuto al naufragio di Cutro: «Al trafficante ho detto “Non ti pago”»

Il 23enne afghano ha perso 16 parenti. «È lui che deve pagare con il carcere per ciò che ha fatto»

Pubblicato il: 09/12/2023 – 17:27
Parla Alì, sopravvissuto al naufragio di Cutro: «Al trafficante ho detto “Non ti pago”»

CROTONE «Non sono io che devo pagare lui ma è lui che deve pagare con il carcere per ciò che ha fatto». Lo dice Alì, 23enne afghano, uno dei sopravvissuti al naufragio di Cutro del 26 febbraio scorso, nel suo racconto agli investigatori della polizia di Stato e della Guardia di finanza in cui, oltre a riconoscere il siriano Mohamed Abdessalem come uno degli scafisti, al quale è stata notificata in carcere, perché già detenuto, un’ordinanza di custodia cautelare, ha fornito una serie di utili informazioni riguardo il sistema di organizzazione dei viaggi di migranti e la spregiudicatezza di chi organizza questi loschi traffici. Ali – scrive l’Ansa – era arrivato in Turchia, insieme a tutta la sua famiglia, tre mesi prima di imbarcarsi alla volta dell’Italia nella traversata che finirà tragicamente sulla costa di Steccato di Cutro, con 94 migranti morti, 35 dei quali minorenni. Dei suoi parenti, 21 persone in tutto, se ne sono salvati soltanto cinque. Ma nonostante il terribile dramma che ha vissuto, il trafficante di uomini che ha organizzato il viaggio, Saiz Reza, gli ha chiesto di consegnargli ugualmente la somma pattuita. Alì ha però respinto sdegnosamente la richiesta. Per racimolare il denaro chiesto per raggiungere l’Italia, la famiglia di Alì aveva impegnato tutti i suoi averi, una casa ed un terreno. Agli investigatori di polizia e Guardia di finanza il ragazzo ha fatto un racconto circostanziato delle varie fasi dell’accordo con i trafficanti. «Mio zio – ha riferito il giovane – si è incontrato a Istanbul proprio con Reza, con il quale ha concordato la consegna di 118 mila euro in cambio del trasbordo dell’intero nucleo familiare, composto da 21 persone. Una volta giunti in Italia mio zio, Mohammad Anwar, avrebbe dato l’ok per sbloccare l’intera somma in favore di Said Reza». Una settimana dopo il naufragio Alì contattò il trafficante per annunciargli la sua intenzione di non pagare quanto pattuito a causa degli sviluppi drammatici del viaggio. «Mio zio – ha riferito il giovane alla polizia – era morto nel naufragio, insieme ad altri 15 dei miei 21 familiari. Ha comunicato così a Said Reza, con un messaggio wapp, che non avevo alcuna intenzione di liquidargli la somma pattuita. Gli ho chiesto quindi di cancellare il vincolo sulla somma di denaro depositata in un’agenzia in Iran. La risposta da parte del trafficante fu che lui non avrebbe tolto alcun vincolo, che comunque gravava, a suo dire, sui cinque sopravvissuti del nucleo familiare. Sopravvissuti che, a suo dire, avrebbero dovuto pagare la somma di 40 mila euro, ovvero 8 mila euro ciascuno. A quel punto il mio rifiuto è stato netto e categorico». Alì, nel suo racconto alla Polizia, ha sfogato tutto il suo dolore e la sua rabbia per la tragedia che ha vissuto. «Non ho intenzione – ha detto il giovane – di pagare alcunché. Gran parte della nostra famiglia non c’è più a causa di questa immane tragedia. E la responsabilità di quanto è accaduto è proprio di Said Reza, che è stato uno degli organizzatori del viaggio. Lui ha distrutto la mia vita. Ho perso, tra gli altri, anche la mia fidanzata e il suo cadavere non è stato mai trovato. Reza paghi dunque col carcere le sue colpe». (Ansa)

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