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Sanità, nella digitalizzazione dei dati la Calabria sorprende

Esposito: nel fascicolo elettronico la nostra regione sopra la media nazionale per percentuale di informazioni acquisite

Pubblicato il: 15/12/2023 – 21:10
di Eugenio Furia
Sanità, nella digitalizzazione dei dati la Calabria sorprende

RENDE Se si depennano le (decine di) menzioni di termini come «rete», «sfida» e «sinergia» c’è un dato che colpisce nell’interessante convegno di oggi pomeriggio all’Unical sul doppio tema sanità e innovazione: nel Fascicolo sanitario elettronico la Calabria non è così indietro, come pure si potrebbe pensare visti i tanti deficit del settore; al contrario è tra le regioni che hanno attivato i siti per l’acquisizione dei dati, ad oggi circa 170mila ovvero il 55% del totale, cifra invidiabile se si pensa che la media nazionale è pari al 27%. Il dato è stato fornito da Ernesto Esposito: il sub commissario al Piano di rientro della Regione Calabria doveva parlare del “Cammino verso la normalizzazione” ma questa percentuale va ben oltre la normalità, così come la crescita delle borse di studio (da 8 a 42) che Esposito cita per invitare la platea dell’Aula magna – in gran parte gremita di iscritti alle nuove facoltà in campo medico – a «rimanere in Calabria» perché «c’è tanto da costruire, bisogna crederci».
Piccoli grandi segnali che per una volta non vengono coniugati al futuro dal livello politico e istituzionale – ridotto ai saluti di Pasqualina Straface, presidente della III Commissione regionale – ma elencati nella loro concretezza da chi la sanità la vive sul campo. Dopo che il presidente del Consiglio comunale bruzio Giuseppe Mazzuca invoca «maggiore sostegno» per l’ospedale del capoluogo – l’«hub della provincia più grande della Calabria» – tocca al procuratore Mario Spagnuolo elogiare «il lavoro di squadra tra organi dello Stato» che porta a «ottimi risultati», e il riferimento è alla collaborazione con la terapia del dolore guidata da Francesco Amato (direttore del Dipartimento onco-ematologico dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e coordinatore del Tavolo tecnico Terapia del dolore al ministero della Salute) nell’indagine che ha portato allo sradicamento di una catena di distribuzione illegale di oppioidi.

De Salazar: «Le innovazioni devono essere governate dall’uomo»

Vitaliano De Salazar, commissario dell’AO Cosenza e dell’Azienda Zero della Regione Calabria, parla di un «lavoro invisibile perché siamo ancora alle fondamenta, ma è il momento più difficile e insieme importante. Abbiamo ereditato una situazione legata a 12 anni di commissariamento senza senso, o meglio solo con un senso ragionieristico del risparmio: è stato un fallimento. Tra 18/24 mesi vedremo i risultati della nostra azione improntata alla spesa dei fondi europei, alla digitalizzazione e alla trasparenza di bilancio». Sui «privilegi e incentivi» riconosciuti per legge al privato Esposito è critico, mentre sulla carenza di medici sostiene che «esiste da vent’anni perché non c’è stata programmazione». Sul tema del rinnovamento tecnologico dell’Azienda ospedaliera di Cosenza e del processo di informatizzazione che fa della Calabria la «capofila dell’innovazione» – questo il titolo dell’iniziativa all’Unical – spiega che «un aspetto importante di questo progetto è la presa in cura dei pazienti oncologici. C’è stato uno scatto di civiltà iniziato nel 2010 con la legge 38 in cui il dolore è parte della malattia ed è evitabile» mentre sull’intelligenza artificiale dice: «Noi siamo certi che sarà un’opportunità. Ma come tutte le sfide come tutte le innovazioni devono essere governate dall’uomo» e non subite.

L’importanza della diagnosi (ma anche dell’intelligenza artificiale)

A Paolo Marchetti, direttore Scientifico IDI-IRCCS Roma e professore ordinario alla Sapienza, spetta il compito di relazionare su “L’innovazione in Sanità: nuovi scenari”. Scettico sul fascicolo elettronico («se ne parla da 22 anni») e critico su una «burocrazia che arriva a sottrarre fino a 10 minuti a visita», illumina l’uditorio descrivendo un nuovo approccio nelle cure oncologiche: «Al centro del nuovo sistema non c’è più il paziente, che non è un bersaglio, ma la malattia». Marchetti punta su un maggiore ricorso al supporto psico-oncologico e sull’importanza della diagnosi, crollata nel biennio del Covid, con un elemento che accomuna purtroppo ancora molte regioni e cioè la scarsa adesione agli screening oncologici. Intelligenza artificiale e machine learning potranno essere altrettanto decisivi in progetti come il “Rome trial” che studia 5mila pazienti provenienti da 75 centri di tutta Italia.

Il rettore annuncia cinque nuove scuole di specializzazione

A proposito delle “Nuove proposte formative in ambito medico nella Regione Calabria”, Marcello Maggiolini, presidente del corso di laurea in Medicina e Chirurgia TD (Tecnologie Digitali) dell’Università della Calabria, inizia rivendicando la collaborazione con l’UMG di Catanzaro, l’Infermieristica portata nel cuore di Cosenza e la nascita della Scuola di specializzazione in Patologia clinica e Biochimica clinica. «I ragazzi che oggi sono in platea – dice – eserciteranno la professione fino al 2070, chissà a che livelli sarà arrivata l’Intelligenza artificiale».
Gli fa eco il rettore Nicola Leone che vede nella triade formazione (i corsi di laurea), ricerca (i gruppi multidisciplinari) e l’assistenza («in linea con la motivazione sociale alla base della nascita stessa dell’Unical come ateneo per i calabresi») i pilastri dell’attività in campo medico. Poi annuncia «5 nuove scuole di specializzazione già dal prossimo anno accademico» e la speranza è che l’obiettivo sarà centrato come «tutti i target che due anni fa avevo indicato nel mio powerpoint».
Annamaria Rende (Ailt) racconta 12 anni di esperienza di volontariato in tre reparti dell’Annunziata (Pronto soccorso, Radioterapia oncologica e Terapia del dolore), poi il focus di Tommaso Calabrò, dg del Dipartimento regionale Transizione digitale e attività strategiche, su “Transizione digitale la strategia della Regione Calabria”: nel Palazzo – afferma – non mancano «punti di debolezza» come le scarse infrastrutture e competenze ma le sinergie con Università e Aziende ospedaliera e sanitaria possono essere la strada giusta verso un miglioramento del servizio basato su competenze e professionalità. Nelle ore in cui il dipartimento Salute cambia il suo nome in Salute e Welfare, Calabrò indica nella nuova centrale unica delle emergenze (Nue112) un modello virtuoso da replicare.

Greco: «L’AI utile nella logistica e organizzazione degli ospedali»

Gianluigi Greco, oltre a dirigere il Dipartimento Matematica e Informatica Unical, guida anche la task force del governo sull’AI. L’«invasione» attribuita all’Intelligenza artificiale nel titolo della sua relazione è – ironizza – una «invasione di necessità di competenze» di cui si avrà sempre più bisogno, e per dimostrarlo elenca gli utilizzi nella logistica, nell’organizzazione di turni e trattamenti negli ospedali. All’Annunziata, Greco ha già dimostrato le interazioni possibili nello studio della leucemia linfatica cronica e presto in una piattaforma dedicata all’ictus. Poi qualche cifra sul corso di laurea in Informatica, con iscritti raddoppiati – ora ci sono 250 ragazzi in due aule – e il 100% di laureati occupati negli ultimi 5 anni. Non solo: «I nostri laureati hanno il salario d’ingresso più alto d’Italia, in questo siamo secondi solo a Bolzano».
Amato lascia il ruolo di moderatore per ricordare dal palco degli interventi che «nella terapia del dolore abbiamo iniziato nel 2019 un percorso che ha creato una rete che per adesso non esiste nemmeno in campo oncologico» (in realtà il convegno si chiuderà con l’annuncio di una legge regionale ad hoc). «La casa – aggiunge il direttore del Dipartimento onco-ematologico dell’AO di Cosenza – è il luogo privilegiato nei processi di cura delle cronicità. Il tema è: accreditare il domicilio? No, il percorso di innovazione e complessità, pensando alla “remotizzazione della cura”». Parole che, come la telemedicina, potranno diventare familiari prima di quanto possiamo immaginare.

Mantoan (Agenas): Lombardia capofila nella telemedicina

A Domenico Mantoan, direttore generale dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che da anni supporta la Regione Calabria) le conclusioni da remoto, in linea con le parole di Amato: «Bisogna abbassare ulteriormente i posti letto, passando da “prestazione” a “presa in carico” di cronici e anziani, che non devono sentirsi abbandonati». Poi riporta il progetto di telemedicina che in Lombardia vedrà entro giugno 100mila medici più gli infermieri con una postazione fissa per televisite, teleconsulti e teleassistenza: «Naturalmente sono modelli organizzativi ancora da testare, un po’ come un farmaco, serve l’applicazione sui territori». Anche qui, l’Intelligenza artificiale potrà essere decisiva: proprio due giorni fa l’Agenas ha indetto una gara per identificare un software ad hoc, e per definire il capitolato di gara il cosentino Gianluigi Greco è stato uno dei professionisti consultati. Questa e altre partite – conclude Mantoan – «si chiuderanno in un 2024 che dovrà disegnare nuovi modelli di cura».

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