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L’intervista

Aiello: «Competenze digitali? È il grande limite della Calabria»

Il docente dell’Unical analizza i gap accumulati nel processi di innovazione. E avverte: «Senza la regione non può competere»

Pubblicato il: 19/12/2023 – 7:37
di Roberto De Santo
Aiello: «Competenze digitali? È il grande limite della Calabria»

COSENZA È la bassa competenza digitale tra la popolazione, il male assoluto che colpisce la Calabria in materia di divario di formazione informatica. Una criticità che a cascata si ripercuote sull’intero sistema economico e sociale della regione. Ne è convinto Francesco Aiello, professore ordinario di Politica Economica al Dipartimento di Economia, Statistica e Finanza “Giovanni Anania” dell’Università della Calabria e presidente del Think Tank OpenCalabria. Per il docente dell’Unical, «aumentare le competenze digitali deve essere una priorità delle politiche economiche per garantire la piena partecipazione dei calabresi alla società contemporanea». Per recuperare i gap digitali, secondo Aiello, occorre utilizzare bene le risorse del Pnrr. Con un’avvertenza: «È la vera sfida dell’Italia. Siamo a un bivio rispetto alla modernizzazione del Paese: ora o mai più».

Professore la Calabria sconta un elevato ritardo nei processi di alfabetizzazione informatica tra la popolazione. A cosa imputarlo?
«Esistono molti studi che mostrano come l’analfabetismo informatico e digitale sia in Italia e, soprattutto, in Calabria è un problema sistemico che richiede interventi multidimensionali e che è essenzialmente causato da ritardi infrastrutturali e da deficit di competenze. Basti pensare che per la Calabria, nel 2023 la componente “Connettività” dell’indice dell’economia e della società digitale (DESI) è pari a 55.5, a fronte della media Italiana uguale a 66. In base a questo indicatore, la Calabria sconta un deficit di connettività che è il più elevato del paese, nonostante tutte le passate politiche pubbliche nazionali e locali attuate per aumentare la dotazione regionale di infrastrutture legate alla connettività». 

Accennava alle competenze digitali
«Si, a mio parere la bassa competenza digitale è il tema dei temi, poiché non penalizza soltanto gli individui in quanto tali, ma, nel tempo, ne osserviamo gli effetti negativi nel mondo delle imprese, nel settore della pubblica amministrazione, nella capacità degli enti territoriali di offrire servizi di qualità».

Perché è così importate per i cittadini calabresi recuperare quel gap?
«Se è vero, com’è vero, che esiste il diritto alla connessione, allora sanare questi ritardi è cruciale per i residenti in Calabria. Aumentare le competenze digitali deve essere una priorità delle politiche economiche per garantire la piena partecipazione dei calabresi alla società contemporanea. Basti pensare alla tendenziale dematerializzazione di molte attività e all’accesso ai servizi della pubblica amministrazione, oppure alle crescenti opportunità lavorative offerte dalle interazioni con la comunità globale. L’era digitale ha certamente aumentato le opportunità di lavoro e in una regione che già soffre di marginalità geografica, recuperare i ritardi delle competenze digitali significa anche essere più competitivi, migliorando sia le prospettive occupazionali sia l’accesso a carriere più avanzate. I vantaggi per le singole persone sono anche legati alla possibilità di accrescere a dismisura le opportunità di autoapprendimento e di acquisire in via autonoma, maggiori informazioni necessarie per prendere “decisioni, essendo più informati”. Prima abbiamo accennato al diritto alla connessione. Ora, si può essere connessi, ma la presenza di basse competenze digitali impedisce ai calabresi di avere le stesse opportunità dei residenti nel resto del paese. È evidente da questi esempi come il sistema Calabria debba rafforzarsi in termini di digitalizzazione, affinché i cittadini calabresi possano partecipare alla vita democratica del paese e cogliere tutte le opportunità – individuali, sociali ed economiche – offerte dalla società digitale».

Ancora poche le aule scolastiche in Calabria con dotazione dedicate all’informatizzazione degli studenti

Eppure ancora si è fatto poco per innalzare l’apprendimento dell’informatica nelle scuole. Anche qui la Calabria risulta tra le ultime per dotazioni. Secondo lei c’è poca attenzione al problema?
«Poiché la crescita di ogni sistema economico e, quindi, anche della Calabria sarà sempre più dipendente dalla diffusione delle competenze digitali, è molto importante investire in questo settore per ridurre le diseguaglianze socio-economiche causate dell’analfabetismo informatico. I dati indicano che nel corso degli ultimi 15 anni in Calabria è sì, aumentato il numero di scuole con laboratori informatici, ma in una misura che ancora colloca le scuole calabresi in basso alla classifica nazionale: se in Italia, una scuola su tre è dotata di un laboratorio informatico, in Calabria questa relazione è inferiore a una scuola su cinque. Solo il 13% delle scuole della provincia di Cosenza ha un’aula informatica. A Catanzaro e Crotone questa percentuale è di poco superiore al 15%. I ritardi diventano più ampi se si considerano le scuole in comuni periferici e delle zone rurali che, come sappiamo, occupano una quota rilevante della superfice regionale. Avere più aule informatiche risolve il problema? Certamente no. È una condizione necessaria, ma non sufficiente. Esiste, infatti, anche il problema legato alla necessità di avere una componente docente altamente formata nelle discipline di riferimento e, quindi, in grado di stimolare la creazione di efficaci ambienti di apprendimento delle competenze digitali. La spinta esogena della pandemia ha certamente scosso chi, tra i docenti, era avverso al digitale, ma è un fronte su cui occorre investire ancora molto».

Poche ancora le aziende che scommettono in Calabria sul web

Anche le imprese calabresi sembrano non credere molto nel mondo del digitale. Sono decisamente poche quelle che puntano anche sull’e-commerce. Nonostante per una regione periferica come la Calabria questa criticità potrebbe essere vinta proprio proponendo le loro produzioni sul mercato online. È un fattore culturale del mondo imprenditoriale o c’è dell’altro?
«Prima di rispondere alla domanda, mi preme fare una brevissima premessa sul valore della digitalizzazione per le imprese, soprattutto per quelle di più piccole dimensioni, che sono prevalenti nel sistema imprenditoriale calabrese. Fornire il dato consente di capire meglio ciò che si intende: in Calabria le imprese manifatturiere con meno di 10 addetti sono 6991, ossia oltre il 93,8% del totale. Ne deriva che per l’intero sistema economico regionale, la digitalizzazione delle micro-imprese è un fattore abilitante per assicurare condizioni di crescita competitiva, ormai legata in maniera indissolubile alle dinamiche imposte dalla trasformazione digitale dell’economia. Essa investe tutti i processi aziendali e impone un cambiamento sempre più radicale nei modelli di business, che vengono ridisegnati in funzione dell’integrazione dell’uso di tecnologie digitali.

Come inserisce in questo discorso il dato sull’e-commerce?
«Cerco di risponderle. Innanzitutto occorre chiarire se l’uso che fanno dell’e-commerce le imprese calabresi è basso o meno. E poi capire rispetto a cosa è basso o è alto. Nel 2020 il 20% delle imprese calabresi con almeno 10 addetti era attivo nel commercio elettronico. Questa percentuale era pari a circa il 17% in Italia e nel Mezzogiorno d’Italia. In base a questa informazione, le imprese calabresi performano meglio. Tuttavia, è un indicatore parziale, poiché per capire la rilevanza di questo canale di commercializzazione dovremmo conoscere quando pesa l’e-commerce sul fatturato delle imprese. È, comunque, un dato che segnala quantomeno la propensione delle imprese calabresi a ricorrere a questo canale di vendita. A questo punto della discussione, occorre dire che l’utilizzo delle vendite online è solo uno dei tanti esiti di un complesso processo di comportamenti evolutivi di chi fa impresa che solo in parte è riconducibile all’adozione di nuovi strumenti tecnologici, esigendo di pari passo cambiamenti culturali che si riverberano sulle strategie aziendali, sulla gestione operativa dell’impresa, sulla sua capacità di innovazione e, in ultimo, sulla sua performance di mercato. È chiaro, quindi, che la digitalizzazione rappresenta un processo che in misura crescente abilita anche percorsi di innovazione non strettamente legati all’adozione di nuove tecnologie e costituisce una condizione necessaria per l’impresa per beneficiare in maniera efficace anche di azioni di trasferimento tecnologico. Per esempio, è difficile per le imprese calabresi godere dei vantaggi dell’innovazione industriale che si realizza nei centri di ricerca e nelle università se il loro livello di digitalizzazione è basso, ossia al di sotto della soglia necessaria per poter assorbire la tecnologia proveniente dall’esterno. In questa direzione il divario con il resto del paese e del mondo è abissale, perché le imprese private calabresi non solo generano poca innovazione propria, ma, in media, sono anche poco attrezzate per incorporare nei processi produttivi l’innovazione altrui. L’esito è che, oggi più che ieri, vale la seguente ferrea regola: bassa digitalizzazione implica inefficienza aziendale, bassa redditività degli investimenti e, quindi, bassa crescita».

Questo induce a pensare che le imprese calabresi avranno difficoltà ad adottare pratiche produttive eco-sostenibili.
«Si, il legame tra digitalizzazione e strategie aziendali che promuovono la transizione ecologica è diventato forte e indissolubile. Non a caso, si parla di twin-transition. Oggi, le imprese poco propense verso le soluzioni digitali, sia di base che complesse, hanno maggiori difficoltà ad adottare modelli aziendali più eco-sostenibili basati sul riciclo, il riuso e il riutilizzo delle risorse produttive. Per esempio, è dimostrato che soluzioni complesse di intelligenza artificiale sono molto efficaci per ottimizzare i processi di smaltimento e riciclo dei materiali. In questo, le imprese calabresi scontano ritardi che rischiano di diventare incolmabili».

E ritardi si registrano anche nei processi di digitalizzazione della pubblica amministrazione calabrese. Cosa comporta questo gap per cittadini ed imprese?
«Oggi, moltissimi servizi pubblici sono offerti anche digitalmente. Ne sono esempi, la richiesta di un documento, la gestione di pratiche burocratiche. Se gli utenti sono in grado di utilizzare le soluzioni digitali, interfacciarsi con una pubblica amministrazione snella e digitalizzata genera efficienza e risparmio di tempo. Effetti positivi si osservano anche dal lato delle imprese, poiché la digitalizzazione alleggerisce l’appesantimento burocratico di molte attività della pubblica amministrazione. Si pensi, su tutto, ai vantaggi della dematerializzazione delle procedure in caso di richiesta di finanziamento o di ottenimento di autorizzazioni. Un innegabile vantaggio è che in presenza di stabili e sicuri sistemi di controllo, la digitalizzazione spinta delle relazioni con la pubblica amministrazione aumenta la tracciabilità delle procedure, che, in questa regione, non è cosa scontata. È da sottolineare, comunque, che negli ultimi anni la digitalizzazione della pubblica amministrazione sta procedendo a ritmi serrati. Per esempio, l’app IO rappresenta un unico punto di accesso per interagire con molti enti pubblici, regionali e nazionali. Aderiscono al sistema circa 16.000 enti che offrono digitalmente 273mila servizi. Ad oggi, l’App registra quasi 37milioni di download. Le interazioni tra Pubblica Amministrazione e utenti (imprese e cittadini) crescono esponenzialmente: a fronte di 13 milioni di messaggi inviati agli utenti nel mese di novembre del 2022 un anno dopo i messaggi sono stati ben 33milioni. Ora, è indubbio che questa rapida adesione ai servizi digitali offerti dalla PA, che accelerano il processo di trasformazione digitale e mirano a colmare il divario con il resto dei paesi dell’Unione Europea, è stata il risultato di una combinazione di eventi intercorsi tra il 2020 e il 2021. Tra questi, l’erogazione tramite l’app IO di voucher e bonus come il Cash-back di Stato, il Bonus Vacanze, l’emissione del Certificato Verde Covid-19 e il graduale disimpiego dei codici Pin di accesso ai servizi dell’Inps a favore di Spid, Carta di Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi. Tuttavia, la crescita è stata significativa anche nel 2022 e nel 2023 a segnalare, pertanto, come nel paese stia diventando massiva la presenza della digitalizzazione come strumento per governare, snellire e rendere più efficaci le relazioni con la PA. In questo scenario, la posizione della Calabria offre luci e ombre. Se da un lato l’accelerazione dei servizi sull’App IO ha interessato anche molti enti pubblici regionali (scuole, comuni, amministrazione regionale, Università, aziende ospedaliere, ordini professionali), dall’altro lato la nostra regione è nella parte bassa della classifica regionale delle interazioni tra enti e utenti. Questo, evidentemente, dipende dal fatto che i residenti non sfruttano appieno l’offerta degli enti nazionali che attraverso l’App IO offrono servizi digitali». 

«Il taglio di un miliardo al Pnrr è un colpo durissimo per la Calabria. Negarlo non serve a nulla»

Il Pnrr punta decisamente molto a far recuperare questi gap in una regione così fragile come quella calabrese. È una sfida che si sta vincendo?
«È la vera sfida dell’Italia. Siamo a un bivio rispetto alla modernizzazione del Paese: ora o mai più. Però è ancora troppo presto per poter formulare una valutazione sull’efficacia del Pnrr rispetto alla digitalizzazione. Il “grosso” dell’attuazione degli investimenti avverrà nel biennio 2024-25. Peraltro, non sono ancora noti gli stati di avanzamento dei progetti già finanziati. Occorre anche ricordare che moltissimi progetti sono nazionali e ciò impedisce di regionalizzarli (per esempio, la ricaduta della creazione dello sportello digitale unico sarà a livello nazionale). Ad oggi, la banca dati del governo sull’attuazione del Pnrr consente di avere qualche informazione sui progetti locali, ossia quelli con un soggetto attuatore regionale. In Calabria, in attuazione della Missine Pnrr sulla digitalizzazione, nei prossimi anni si dovrebbero attuare 3.621 progetti (un terzo del totale), mobilitando 1,09 miliardi di euro, equivalenti all’11% delle risorse totali disponibili (ben 9,9 miliardi di euro) per la nostra regione. La distribuzione per provincia dei fondi è più elevata a Cosenza (1.354 progetti di digitalizzazione), seguita da Reggio Calabria (855), Catanzaro (680), Vibo Valentia (427) e Crotone (315). Colmare completamente i gap digitali in Calabria con questi interventi è un obiettivo ambizioso e complesso, poiché richiede un impegno costante nel tempo e la collaborazione tra enti pubblici, settore privato e cittadini. Se guardiamo al passato fallimento delle politiche pubbliche in Calabria, occorre essere molto cauti nella formulazione di aspettative ottimistiche. Tuttavia, voglio credere che un impulso sull’efficacia del Pnrr in Calabria provenga dalle rigide regole della Commissione Europea, che impone l’erogazione semestrale dei finanziamenti al raggiungimento degli obiettivi periodici. Mi piace pensare che questo aspetto specifico del Pnrr possa essere sufficiente per impedire in questa regione l’ennesimo spreco di risorse pubbliche». (r.desanto@corrierecal.it)

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