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Il sostegno elettorale e le mani sugli appalti: la ‘ndrangheta così si infiltra nei Comuni

Nel dossier 2022-23 “Avviso Pubblico” analizza i decreti di scioglimento. Dal 1991 sono 133 gli enti locali sciolti in Calabria, sei in media all’anno

Pubblicato il: 26/12/2023 – 18:34
Il sostegno elettorale e le mani sugli appalti: la ‘ndrangheta così si infiltra nei Comuni

CATANZARO Sono 383 gli scioglimenti di Comuni per infiltrazioni mafiose decretati dal 1991 al 30 settembre 2023, di questi 133 sono Comuni della Calabria, regione che vanta il record negativo (segue la Campania con 117). Inoltre dal 2013 la Calabria ha subito una media di sei scioglimenti l’anno (66 complessivi nel periodo). Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono dal dossier “La linea della Palma” di “Avviso Pubblico”, dossier che riguarda i Comuni sciolti per mafia in Italia nel 2022 e nel 2023. Dall’1 gennaio 2022 al 30 settembre 2023 – si legge inoltre – sono stati 18 gli enti locali sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso, e anche qui la Calabria ha il record negativo, con 6 Comuni sciolti: Cosoleto, Portigliola e Scilla (Reggio Calabria), Acquaro e Soriano Calabro (Vibo Valentia), Rende (Cosenza). Ci sono anche due Comuni sciolti nel Lazio, Anzio e Nettuno, per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta. Il rapporto fa anche una analisi delle dinamiche che sottendono agli scioglimenti dei Comuni per infiltrazioni mafiose, partendo dalla lettura delle relazioni prefettizie, parti integranti delle proposte di scioglimento avanzate dal Ministro dell’Interno e adottate con decreto dal Presidente della Repubblica, lettura che – sostiene “Avviso Pubblico” – «pone in evidenza alcuni tratti ricorrenti rispetto ai quali la soglia dell’attenzione deve restare alta».

Il sostegno elettorale

Secondo “Avviso pubblico” «in quasi tutte le relazioni analizzate, innanzitutto, emerge il coinvolgimento, a vario titolo, dei clan mafiosi nelle campagne elettorali: un’attenzione finalizzata ad ottenere o consolidare i rapporti con le future amministrazioni nell’ottica di assicurarsi vantaggi di natura economica. Le forme con cui ciò si manifesta sono diverse: si annoverano, ad esempio, episodi di intimidazioni ai danni di altri candidati, liste sottoscritte anche da soggetti contigui alle organizzazioni mafiose (es. Soriano Calabro), situazioni in cui la richiesta di sostegno a membri dei clan proviene direttamente da alcuni candidati (es. Nettuno), casi in cui la moneta di scambio si concretizza soprattutto in assunzioni e occasioni di lavoro (es. Rende). L’apporto della criminalità organizzata al momento elettorale a volte ha prodotto preferenze a favore dei candidati sostenuti localizzate nelle zone del Comune a maggior densità mafiosa, e in altri casi si è tradotto in inchieste ex 416-ter cp (scambio elettorale politico-mafioso) col coinvolgimento del sindaco stesso (es. Cosoleto, Rende, Scilla). Le relazioni pongono, inoltre, in evidenza, anche per i Comuni al primo scioglimento, la ricorrente continuità negli anni del potere amministrativo locale. Tra quelli al secondo scioglimento, emblematico risulta essere il caso di Scilla. Nella ricostruzione di questi rapporti – evidenzia il dossier – le relazioni prefettizie prendono in esame, come elementi ulteriori, anche i rapporti di frequentazione e parentela che, in quasi tutti i casi, intercorrono tra alcuni amministratori ed esponenti dei clan».

Gli appalti

«Il cuore dell’interesse dei clan – spiega “Avviso Pubblico” – è costituito dalle manovre occulte in materia di affidamenti ed appalti: è in questo contesto che si concentrano le attenzioni delle organizzazioni mafiose, votate alla realizzazione di utilità economiche. Un primo tratto distintivo, che agevola l’infiltrazione delle mafie, è costituito dal generale disordine amministrativo: ciò si manifesta, soprattutto, dall’assenza di una precisa linea di demarcazione tra funzioni di indirizzo politico e funzioni gestorie (es. Anzio); non mancano i casi in cui il sindaco stesso assurge al ruolo di vero e proprio dominus della vita politica locale assommando a sé la quasi totalità delle funzioni (es. Portigliola, Soriano Calabro). Per quanto concerne più nello specifico gli appalti, in tutti i casi di scioglimento analizzati emerge una carenza sul piano dei controlli e delle verifiche antimafia a cui ogni amministrazione è tenuta. Tra i casi più emblematici, quelli di Portigliola. Va messo in evidenza, più in generale, che le carenze e il coinvolgimento degli Uffici tecnici rilevano in quasi tutte le relazioni prefettizie (si veda il caso di Scilla). La subordinazione dell’interesse pubblico agli interessi delle cosche nel settore degli appalti si realizza con molteplici attività, tra cui la violazione del principio di rotazione tra aziende (es. Portigliola, Cosoleto); l’artificioso frazionamento dei bandi di gara e il cosiddetto “sotto-soglia” (Nettuno); l’utilizzo di prestanome e la ricerca di società formalmente pulite (es. Nettuno, Scilla); l’assenza di programmazione e il ricorso frequente ad affidamenti diretti o a procedure di somma urgenza (es. Nettuno, Portigliola, Acquaro); la generale mancanza di trasparenza e la pubblicazione tardiva, incompleta o per un lasso di tempo molto breve dei bandi pubblici sul sito del Comune (es. Cosoleto)». Per “Avviso Pubblico” «queste ed altre manovre, puntualmente analizzate nelle relazioni prefettizie, costituiscono il fondamento principale delle misure di scioglimento dei Comuni e mostrano con esattezza i livelli di inquinamento della vita amministrativa negli enti disciolti». (c. a.) (Continua)

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