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Amalia Bruni: «La Calabria non è terra per giovani, qui si deve lottare per restare»

A Lamezia l’incontro organizzato dalla consigliera regionale. «Il confronto con le nuove generazioni aiuta a capire il loro pensiero»

Pubblicato il: 28/12/2023 – 13:30
Amalia Bruni: «La Calabria non è terra per giovani, qui si deve lottare per restare»

LAMEZIA TERME «Sono davvero contenta di aver organizzato “Orizzonti condivisi, dialogo tra chi va e chi resta nella Calabria del futuro” al Chiostro San Domenico ieri. Il futuro di questa terra è nelle mani dei giovani e questo confronto con le nuove generazioni aiuta a capire il loro pensiero, le incertezze e le  aspettative. Ringrazio il contributo fondamentale di Lidia Vescio, portavoce delle donne democratiche, di Angelo Curcio e dei Giovani Democratici che mi hanno aiutato a organizzare l’evento. E, naturalmente chi ha partecipato, a cominciare da  Luca Falbo, studente in medicina e chirurgia alla Sapienza, Dario Rocca, (studente in politiche per la sicurezza globale all’UniRoma3), Aristide Cittadino, (Ceo di ACSoftware), Stefano Capriglia, (studente medicina e chirurgia all’Umg), Francesco Carolei, (praticante dottore commercialista), Ferdinando Caputi, (laureato in medicina e chirurgia all’Umg), Domenico Taverna, (Manager), Anna Maria Buono, (medico specializzando in ginecologia e ostetricia)». ne dove potersi confrontare, parlare, discutere, scambiarsi idee e fare squadra». Lo scrive in una nota Amalia Bruni, Consigliere regionale del Partito Democratico.

«Un grazie sentito anche a Nadia Donato che ha pazientemente moderato i vari interventi. Tanti giovani – scrive ancora Amalia Bruni – tante storie diverse ma stesse difficoltà per tutti. Anche tanta dignità e coraggio, come Francesco Caroleo, praticante dottore commercialista che ha trovato lavoro a Milano, e come Domenico Taverna che dopo la formazione alla Bocconi di Milano ha trovato la sua realizzazione qui in Calabria con l’azienda Callipo, testimoniando che lì dove domanda e offerta si incrociano c’è la possibilità di scegliere di vivere in Calabria. Aristide Cittadino invece, pur di rimanere nella sua terra, ha deciso di realizzare un’impresa tutta sua, formando il personale e creando con grinta una bellissima realtà. Dario Rocca è dovuto andare via per mancanza di luoghi specifici dove realizzare studi e sogni particolari; altri, medici o studenti in medicina, Stefano Capriglia, Ferdinando Caputi e Annamaria Buono, hanno testimoniato la necessità di inseguire la massima preparazione pratica possibile e dunque di doversi spostare per ampliare esperienze e conoscenze. Tante le difficoltà segnalate, gli scarsi finanziamenti per le borse, la pessima organizzazione della loro gestione, la mancanza di volontà politica di risolvere problemi e creare  opportunità ma anche la scarsa conoscenza dell’esistente sul territorio, delle esperienze in atto, delle start up che riescono a sopravvivere e ad andare avanti. Mancando infatti un quadro generale dell’esistente e dunque mancando l’informazione è stata sottolineata la quasi obbligatorietà della scelta di andare fuori regione. Quando sarebbe fondamentale per la sopravvivenza della nostra terra rimanere. Soprattutto alla luce dei numeri che abbiamo di fronte: il Sud ha perso 572 mila persone e la Calabria ogni mille abitanti perde sette residenti. Siamo di fronte ad una terrificante desertificazione che non interessa solo i paesini o i borghi ma coinvolge intere città». «Sono questi temi di cui dovrebbe occuparsi la politica – scrive ancora Bruni – quella alta che guarda agli interessi veri della collettività e che dovrebbe costruire il futuro, esattamente il loro futuro  con il loro aiuto e la loro capacità. E il confronto di ieri sera fa ben sperare perché i giovani ci sono, hanno competenza, grinta e voglia di fare e soprattutto hanno “Orizzonti Condivisi”. Molti hanno sottolineato la necessità di avere una maggiore consapevolezza riguardo il futuro di questa terra che dipende dalla loro voglia di conquistarsi gli spazi giusti per poter incidere e decidere. C’è bisogno di stare insieme per poter determinare una inversione di rotta». «Come farlo? Esercitando la buona politica, quella che dà il senso a tutto, che indica la mission che la nostra Regione non ha quasi mai avuto, – conclude Amalia Bruni – troppo occupata a gestire il presente mentre gli obiettivi vanno visti e costruiti in prospettiva futura. Sono certa che i giovani incontrati ieri sera saranno in grado di fare grandi cose non solo per se stessi ma anche per le  loro collettività e vorrei che pensassimo alla serata di ieri non come un punto di arrivo ma di partenza. Continuare ad aggregare altri giovani, coinvolgendoli nel progetto di un futuro migliore, trovando o costruendo luoghi di aggregazione». (redazione@corrierecal.it)

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