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un anno di giudiziaria

Il processo Bergamini, nel 2024 attesa la sentenza sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza

52 finora le udienze. Nell’anno appena passato non sono mancati momenti di tensione e colpi di scena. Isabella Internò rilascerà dichiarazioni spontanee

Pubblicato il: 01/01/2024 – 15:02
di Francesco Veltri
Il processo Bergamini, nel 2024 attesa la sentenza sulla morte dell’ex calciatore del Cosenza

COSENZA Salvo imprevisti, il 2024 sarà l’anno in cui arriverà la sentenza del processo Bergamini, in corso in Corte d’Assise al tribunale di Cosenza. L’unica imputata per omicidio volontario, in concorso con ignoti, è Isabella Internò, ex fidanzata del calciatore rossoblù originario di Argenta, morto a Roseto Capo Spulico il 18 novembre del 1989. In attesa della ripresa del dibattimento il prossimo 9 gennaio, al momento sono 52 le udienze che dal 2021 si sono svolte a Cosenza davanti alla Corte presieduta da Paola Lucente (in due circostanze fuori regione). Anche nell’anno appena concluso, non sono mancati i colpi di scena e i momenti di tensione che hanno aggiunto ulteriore pathos in una vicenda che va avanti ormai da più di 34 anni e per la quale non solo la città di Cosenza chiede a gran voce giustizia e verità.
Da una parte, appunto, Isabella Internò, difesa dagli avvocati Angelo Pugliese e Rossana Cribari, dall’altra la parte civile e i difensori della famiglia Bergamini, Fabio Anselmo, Alessandra Pisa e Silvia Galeone. Soprattutto nel 2023, dopo aver superato un problema di salute da lei stessa reso pubblico nel marzo scorso («Ho avuto un buco nero, ancora oggi mi chiedo come ho fatto a non crollare prima. Lo stress causato da questo processo mi ha causato una forte depressione da cui mi sto lentamente riprendendo»), Donata, la sorella di Denis Bergamini è sempre stata presente in tribunale. La sua testimonianza, avvenuta in tre udienze tra marzo e aprile, è stato uno dei momenti più toccanti dell’anno appena concluso.

Donata Bergamini: «Noi condannati all’ergastolo da chi non ha voluto scrivere la verità»
Donata Bergamini

Donata Bergamini: «Non hanno avuto pietà, nemmeno del suo corpo»

Donata Bergamini che per oltre un ventennio si è battuta strenuamente per la riapertura del caso, è stata la protagonista di una testimonianza fiume durata ben tre udienze, in cui ha evidenziato come la sua famiglia sia stata «condannata all’ergastolo da chi non ha voluto scrivere la verità». La sorella del calciatore ha ripercorso tutti i momenti drammatici della sua vita, completamente sconvolta da quella tragica serata del 18 novembre 1989. «Qualche giorno dopo la morte di mio fratello – ha sottolineato Donata Bergamini – Isabella Internò chiamò a casa dei miei genitori per dirci che la Maserati doveva restare a lei, secondo il desiderio di Denis. Mio padre le rispose che se gli avesse detto tutta la verità, di Maserati gliene avrebbe date due. Lei rispose “me lo dovranno dimostrare che non dico la verità”». Particolarmente commovente è stato il momento in cui, davanti a Donata, è stata aperta la scatola con gli oggetti personali dell’ex centrocampista rossoblù, mentre non sono mancati forti contrasti con la difesa di Internò quando si è fatto riferimento alla presunta sieropositività del calciatore. «Io – ha sottolineato la donna rispondendo poi alla domanda provocatoria di Pugliese – mi devo fare un’idea su come è morto Denis? La mia idea è che non hanno avuto pietà, nemmeno del suo corpo».

isabella-internò
Isabella Internò

Panunzio: «La ragazza era fuori di testa, mi chiese di portarla a Cosenza»

Ma sono state numerose e altrettanto importanti le dichiarazioni di alcuni testimoni presenti nel 1989 sul luogo della tragedia. Da Berardino Rinaldi, all’epoca rappresentante di robot che quel giorno era in viaggio con la sua automobile diretto a Rocca Imperiale insieme alla moglie e ai figli piccoli («Bergamini – ha detto l’uomo nel gennaio 2023 – non voleva buttarsi, ho pensato che chiedesse aiuto»), a Rocco Napoli che passò con il suo mezzo pesante da località Monica («Aveva lo sguardo assente»), e poi ancora l’ex moglie Antonietta Valerio e la cugina di Rocco, Anna Napoli. Anche Mario Panunzio transitò con la sua Ritmo, a bordo della quale si trovavano la moglie e i suoceri, sulla strada in un cui già giaceva il corpo senza vita di Donato Bergamini. «La ragazza era fuori di testa, mi chiese di portarla a Cosenza», ha ricordato Panunzio che accompagnò Isabella Internò con la Maserati di Bergamini in un ristorante per farle fare alcune telefonate. Il giornalista sportivo Giuseppe Milicchio il 2 febbraio ha sottolineato come l’allora procuratore di Castrovillari Ottavio Abbate in un’intervista alla Rai rilasciata pochi giorni dopo la tragedia, insistesse sul suicidio di Bergamini. Le dichiarazioni di Abbate, spinsero Milicchio a dirigersi a Roseto Capo Spulico sul luogo della tragedia insieme al suo operatore. «Mi recai sul posto – ha rivelato il giornalista – e capii che non era possibile. Arrivammo sulla piazzola incriminata e iniziammo a fare delle riprese. Sulla strada, nei 40-45 metri di cui aveva parlato Abbate, e cioè dal punto in cui Bergamini si sarebbe lanciato sotto il camion fino al luogo in cui è stato trovato il suo corpo senza vita, non notai alcun segno di frenata o strisciamento di ruote».

Il luogo della tragedia nel 1989

I familiari di Isabella Internò, dai certificati medici all’iscrizione nel registro degli indagati per concorso in omicidio volontario di Dino Pippo

Nel 2023 sono stati ascoltati anche Gianluca Presicci e Nicola Di Leo, compagni di squadra di Bergamini, e gli ex presidenti del Cosenza calcio Antonio Serra, Paolo Fabiano Pagliuso e Bonaventura Lamacchia. Quest’ultimo ha ammesso che in quegli anni, come società sportiva, si fece poco per fa uscire fuori la verità sulla morte di Bergamini.
Carmela e Barbara Dodaro, nel 1989 vicine di casa e amiche di Isabella Internò, hanno ricordato in special modo il pomeriggio del 18 novembre. Carmela accompagnò la ragazza all’appuntamento con il calciatore del Cosenza prima che i due partissero per Roseto Capo Spulico. «Facemmo pochi passi sulla salita oltre il nostro condominio, quando lui arrivò. Mi fece un sorriso, lo salutai e poi andarono via». E poi ancora: «Pensavo che lui le volesse ancora bene ma al tempo stesso che la usasse».
Ma è con l’arrivo in aula dei familiari di Isabella Internò che il processo, nel 2023, ha vissuto le sue fasi più impegnative e al tempo stesso surreali. L’udienza più lunga (non priva di contraddizioni da parte delle persone ascoltate), durata ben 15 ore, è datata 8 maggio. I certificati medici presentati da Concetta Tenuta e Michelina Mazzuca (rispettivamente madre di Isabella Internò e moglie di Roberto Internò, cugino dell’imputata) sono stati ritenuti non idonei dalla Corte che ha predisposto per entrambe l’accompagnamento coattivo. Insieme alle due donne, sono stati sentiti anche Roberto Internò e Luigi D’Ambrosio, cognato di Roberto e Dino Pippo Internò. Concetta Tenuta ha detto di non essere mai stata una madre apprensiva, «non sapevo nulla della rottura con Denis» e, a proposito dell’aborto praticato dalla figlia in una clinica londinese, ha spiegato che come famiglia avrebbero accettato tranquillamente la gravidanza ma non l’aborto. Confusionaria e per certi versi spettacolare la testimonianza di Michelina Mazzuca, moglie di Roberto Internò. L’uomo la sera del 18 novembre, si trovava a casa dei suoi genitori con altri familiari e andò a prendere in auto Isabella Interò a Roseto Capo Spulico con i genitori della ragazza. «Chiamò mia cugina Catia a casa per raccontare quello che era successo. Parlò con suo padre, mio zio Franco, che era lì con noi – ha ricordato l’uomo –. Subito dopo zio mi ha chiesto di accompagnarli con la mia auto a Roseto per prendere Isabella. In macchina eravamo io, lui, zia Cettina (Concetta Tenuta, ndr) e Luigi D’Ambrosio. Durante il viaggio di ritorno Isabella diceva che Bergamini si era buttato a pesce sotto il camion e che le aveva regalato la macchina».
Dalle testimonianze dei familiari dell’imputata, non si è compreso con chiarezza chi, quando arrivò la chiamata di Catia Internò (sorella di Isabella), si trovava a casa dei genitori di Dino Pippo e Roberto Internò.
Ma è stata l’udienza del 5 luglio quella che ha riservato le sorprese maggiori. La mattina, infatti, si è appreso che il testimone di giornata Dino Pippo Internò, fratello di Roberto, era iscritto nel registro degli indagati per concorso in omicidio volontario di Denis Bergamini insieme a Isabella Internò (fascicolo poi archiviato) in un altro procedimento avviato sempre dalla procura di Castrovillari nel 2021. Per questa ragione la sua escussione è stata rinviata. Ascoltato a settembre, l’uomo ha parlato dei suoi movimenti la sera del 18 novembre e di alcune intercettazioni telefoniche, in special modo tra lui e Catia Internò, sorella di Isabella. In una di questa si sente Catia dire al cugino “si segue la linea”. «Intendeva dire – ha provato a chiarire Dino Pippo – che (Isabella, ndr) avrebbe dovuto andare in tv come fa chi la accusa, per raccontare la sua linea». Sempre a Dino Pippo sono state poste alcune domande anche sull’incontro avuto in una pasticceria di Rende tra Isabella Internò e Tiziana Rota (moglie del calciatore del Cosenza Maurizio Lucchetti) circa una settimana prima della morte di Bergamini. Tiziana Rota ha dichiarato più volte che in quella circostanza, a pochi passi da loro, c’erano i due cugini di Isabella Internò, Dino Pippo e Roberto, ma ha riconosciuto solo Dino Pippo in una foto. Proprio Isabella le chiese di non parlare di Bergamini in presenza dei cugini, “se sanno che mi ha lasciato – affermò la ragazza – lo ammazzano”. «Sì –, ha detto nel settembre scorso Dino Pippo – mia cugina avrà detto così per modo di dire, sono cose che si dicono. Ma portatemi la signora Rota perché voglio vedere se mi conosce. Sono sicuro che non mi conosce».

Tiziana Rota ascoltata a Crema, Assunta Trezzi a Bologna

Proprio Tiziana Rota è stata ascoltata dalla Corte a maggio, in un’udienza protetta, nel commissariato di Crema. In un primo momento la donna, attraverso una lettera spedita dalla figlia alla Corte, aveva espresso il desiderio di non essere sentita per via di un «forte carico emotivo» Come evidenziato più volte dal pm Luca Primicerio, Tiziana Rota aveva «paura di testimoniare». In quegli stessi giorni a Bologna è stata escussa anche la zia di Isabella Internò Assunta Trezzi, che vive a Torino. Nel 1987 ospitò la nipote, incinta di cinque mesi e mezzo, e Denis Bergamini nella sua casa. «Si sono presentati a casa senza preavviso. Una volta entrati – ha raccontato la donna – mi chiamò la sorella del ragazzo (Donata, ndr) chiedendomi cosa avessero deciso di fare con il bambino. Solo in quel momento Isabella mi ha rivelato di essere incinta e di non voler tenere il bambino nonostante il ragazzo le dicesse che era pronto a riconoscerlo e a sposarla. Ma Isabella era decisa ad abortire, si sentiva troppo giovane per avere un figlio». Una dichiarazione questa, che ha portato la presidente di Corte Paola Lucente a domandare alla teste come mai Bergamini avrebbe parlato di riconoscimento del figlio se era comunque pronto a sposare la ragazza. «Non ha parlato proprio di riconoscimento – ha risposto Trezzi – ma che sicuramente avrebbe voluto sposare mia nipote e tenere il bambino. Dopodiché mi hanno detto che era già stato tutto organizzato per l’aborto». Anche questa dichiarazione ha portato la presidente a formulare una nuova domanda alla donna: «Perché, se era già tutto organizzato, sono venuti da lei a Torino?». «Io – ha replicato Assunta Trezzi – avevo solo il compito di dire a mia sorella (Concetta Tenuta, madre di Isabella Internò ndr), nel caso li avesse cercati, che i due ragazzi erano da me. Isabella non voleva che parlassi con nessuno dell’aborto, mantenni la parola data fino alla riapertura del caso».
Quel giorno sono stati sentiti anche Maurizio Lucchetti («Isabella – ha affermato – ci chiedeva continuamente se credevamo alla sua versione») e Donatella Borea, ex fidanzata di Bergamini. «Mi confidò – ha detto la donna – che lei (Isabella, ndr) era innamorata e lo opprimeva, ma non lui non voleva più saperne».

Lo strano caso del professore Pietrantonio Ricci

Dopo la figlia di Donata Bergamini, Alice Dalle Vacche, le ultime udienze del 2023 sono state dedicate all’ex avvocato della famiglia Bergamini Andrea Toschi e al professore Pietrantonio Ricci. La sua è l’ennesima vicenda curiosa del processo Bergamini. Dopo essere stato ammesso nel dibattimento nel 2021 come consulente della famiglia Bergamini senza però stato ascoltato, dal 17 novembre 2023 risulta consulente della difesa. La Corte, nonostante l’avvocato di parte civile Fabio Anselmo avesse chiesto che Ricci non venisse ascoltato, ha ammesso la sua testimonianza. «Oggi – ha detto Ricci – ho forti dubbi sulla glicoforina, ma condivido la perizia del 2017 sulla morte di Bergamini». Va ricordato che dopo la riesumazione del cadavere di Denis Bergamini avvenuto nel 2017, proprio grazie all’esame della glicoforina, una proteina presente nei globuli rossi, si è arrivati alla conclusione che l’ex calciatore del Cosenza sia stato ucciso.

Isabella Internò rilascerà dichiarazioni spontanee

Alla luce di quanto accaduto fin qui, risulta davvero difficile ipotizzare ciò che potrà accadere nel 2024. Di certo, come reso noto dai suoi legali, Isabella Internò, rilascerà dichiarazioni spontanee evitando, quindi, di sottoporsi all’esame processuale. La decisione dell’imputata è stata resa nota lo scorso 18 settembre, giorno del compleanno di Denis Bergamini, che avrebbe compiuto 61 anni. (f.veltri@corrierecal.it)

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