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La «strage della Befana» a Sant’Onofrio, 33 anni fa la mattanza che portò all’ascesa dei Bonavota

Il 6 gennaio 1991 l’apice delle drammatica faida. A pagare con il sangue due innocenti, Onofrio Addesi e Francesco Augurusa

Pubblicato il: 06/01/2024 – 7:30
di Giorgio Curcio
La «strage della Befana» a Sant’Onofrio, 33 anni fa la mattanza che portò all’ascesa dei Bonavota

VIBO VALENTIA «Un paese della Calabria come Chicago». Un inquietante parallelismo che, un vecchio titolo de “L’Unità” utilizzò per descrivere il “massacro della Befana” a Sant’Onofrio. È la mattina del 6 gennaio del 1991. Il piccolo centro dell’entroterra vibonese è già marchiato a fuoco da faide e vendette di clan contrapposti. Il sangue scorre ancora per le strade della città ma quella mattina – alle ore 11.12 per l’esattezza – la storia cambierà definitivamente. Come scriveranno i giornali del tempo, un’Alfa 33 piomba in piazza a Sant’Onofrio. «È finito di piovere da poco e la gente è uscita dal bar. Nessuno immagina che da lì a poco si scatenerà l’inferno». E ancora: «Scesi dall’auto, i volti travisati dalle calze, scaraventano sulla piccola folla una tempesta di piombo (…) a terra ci sono due morti ammazzati e dieci feriti».  

La «strage dell’Epifania»

Le vittime di quella che verrà ribattezzata la “strage dell’Epifania” sono due morti innocenti, il 38enne Onofrio Addesi e il 44enne Francesco Augurusa, completamente estranei alle logiche di ‘ndrangheta e alla terribile e sanguinosa faida che, proprio in quel periodo, si stava consumando a colpi di agguati e vittime eccellenti in una logica criminale spietata e sanguinaria. La strage affonda le proprie radici in una contrapposizione tra storiche ‘ndrine del territorio, avviata tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90.

La faida tra i “Petrolo-Bartolotta” e i Bonavota

È in questo periodo, infatti, che il gruppo Petrolo-Bartolotta – capeggiato da Rosario Petrolo e istigato dai Lopreiato di Stefanaconi – scatenò una vera e propria guerra armata contro la potente consorteria criminale dei Bonavota di Sant’Onofrio, lasciando per strada una lunga scia di sangue e morte, affiliati di entrambi i fronti uccisi barbaramente. Una faida che raggiunse il proprio apice il 6 gennaio di 33 anni fa. Quel giorno il commando dei Petrolo-Bartolotta, nel tentativo di uccidere tre affiliati al gruppo rivale, fece fuoco nell’affollata piazza Umberto I di Sant’Onofrio.

L’inseguimento e l’arresto

Il panico, il dramma, poi la corsa. Dopo gli spari in piazza, infatti, un’Alfetta dei Carabinieri si lancia all’inseguimento dell’Alfa 33 lungo la SS18, raggiunta nei pressi di Pizzo, a pochi chilometri da Sant’Onofrio. A bordo i militari trovano l’allora 31enne Rosario Michienzi. Si arrende e confessa, ma va oltre, diventando poi collaboratore di giustizia, raccontando tutti i dettagli agli inquirenti. Così come Gerardo D’Urzo, tra gli arrestati e condannato all’ergastolo. Le successive indagini e l’arresto di mandanti ed esecutori cancellò, di fatto, la cosca Petrolo-Bartolotta, lasciando la strada libera all’ascesa prepotente dei Bonavota, capeggiati all’epoca da Antonino Bonavota. Il resto è storia. (g.curcio@corrierecal.it)

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