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Sant’Onofrio ricorda le due vittime di ‘ndrangheta, Addesi e Augurusa. «Mio padre era un uomo buono» – VIDEO

All’iniziativa, organizzata da Libera, anche i figli di Onofrio Addesi. Il sindaco: «Intitoleremo loro la piazza»

Pubblicato il: 06/01/2024 – 15:07
Sant’Onofrio ricorda le due vittime di ‘ndrangheta, Addesi e Augurusa. «Mio padre era un uomo buono» – VIDEO

SANT’ONOFRIO Era il 6 gennaio 1991 quando, in un giorno di pioggia, venivano uccisi dalla ‘ndrangheta Onofrio Addesi e Francesco Augurusa, vittime innocenti della “strage della Befana”. Piove anche oggi a Sant’Onofrio, dopo 33 anni, mentre i figli depositano una corona di fiori vicino la targa che ricorda i loro padri. «Ricordo tutto di quel giorno» dice Domenico, figlio di Francesco Augurusa. «Ero insieme a un gruppo di amici, abbiamo sentito gli spari. Uscendo dal bar ho visto mio padre accasciato a terra. Lo vedevo integro, pensavo non gli fosse successo nulla». Il ricordo, commosso, degli istanti finali all’ospedale. «Lì ci hanno detto che non ce l’avrebbe fatta». Intorno a Domenico e agli altri figli di Francesco e Onofrio, l’abbraccio di molti concittadini, arrivati in Piazza nonostante il maltempo. L’iniziativa, organizzata da Libera Vibo Valentia, ha visto la presenza, oltre che dei famigliari, anche del referente regionale Giuseppe Borrello e del sindaco di Sant’Onofrio Antonino Pezzo.

«Mio padre era un uomo buono»

«Della mia infanzia ricordo poco, ho vissuto momenti difficili». Domenico Augurusa scava nel suo passato, ma il dolore è come se avesse oscurato la sua memoria. «È difficile darsi una spiegazione quando succedono queste cose». Difficile, soprattutto, crescere senza padre. «Mi ha aiutato mia madre, con la sua forza e il suo coraggio. In un periodo complicato della mia infanzia è riuscita a crescermi. Mi ha aiutato la famiglia, ma anche lo Stato che non ci ha abbandonato». «Mio padre era un uomo buono, un grande lavoratore. Non usciva mai». Tranne quel maledetto giorno del 6 gennaio 1991. «È uscito solo perché era l’epifania, ma non è più tornato».

«Sant’Onofrio si stringe nel ricordo»

«Una comunità che si stringe nel ricordo di una terribile strage. Qui, in questa piazza, rinnoviamo una promessa di impegno nel nome di Francesco e di Onofrio». Maria Joel Conocchiella, referente provinciale di Libera, ricorda così le due vittime innocenti del 6 gennaio. Il corteo, partito dalla Chiesa  Madre Santa Maria delle Grazie, è arrivato nella piazza, teatro della strage di 33 anni. «Farlo oggi, in questo paese, all’indomani di importanti sentenza di condanna contro il clan Bonavota è un ulteriore messaggio di speranza» continua Conocchiella. La notizia, data dal sindaco, dell’idea di intitolare la nuova piazza proprio ad Onofrio Addesi e Francesco Augurusa soddisfa la referente provinciale di Libera. «Iniziative fondamentali perché indicano l’identità di una comunità. Oggi Sant’Onofrio indica che comunità vuole essere, quella che si stringe nel ricordo e che, di quel ricordo, fa il pilastro della sua storia».

«Intitoleremo la piazza a Onofrio e Francesco»

«La gente ha aperto gli occhi, ha capito che stare dietro questo sistema malavitoso non porta nulla». Presente all’iniziativa, anche il sindaco di Sant’Onofrio Antonino Pezzo. «Siamo entrati in una nuova fase. Le cose cambieranno in meglio, noi come Amministrazione faremo di tutto per portare avanti questo senso di innovazione per far cambiare idea a chi si è illuso che quella fosse una vita migliore». Il primo cittadino rende poi nota la volontà di intitolare la piazza, che sarà interessata da lavori nei prossimi mesi, proprio ad Onofrio Addesi e Francesco Augurusa. «Siamo un paese colpito duramente dalla ‘ndrangheta, ma oggi i giovani stanno capendo che esiste una vita diversa, migliore, che ci dà la soddisfazione di essere liberi e persone oneste». Oggi la gente «vuole essere felice e sa che per esserlo bisogna vivere nella legalità e nella libertà». Il 2023 è stato l’anno di sentenze pesanti per il clan Bonavota di Sant’Onofrio. «Un punto di “ripartenza” perché le sentenze hanno decimato un gruppo di persone che effettivamente sul paese metteva questa cappa». Una svolta che, conclude il sindaco «cambierà la vita della nostra comunità». (redazione@corrierecal.it)

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