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Bambina di 8 anni in shock ipovolemico allo Spoke di Crotone, salvata dai medici

L’equipe di pediatria è riuscita a stabilizzare la piccola paziente che non è più in pericolo di vita. «Una corsa contro il tempo»

Pubblicato il: 29/01/2024 – 17:32
di Gaetano Megna
Bambina di 8 anni in shock ipovolemico allo Spoke di Crotone, salvata dai medici

CROTONE L’accesso intraosseo consente di salvare la vita di una bambina di otto anni giunta in ospedale condizioni critiche a causa di shock ipovolemico grave da chetoacidosi diabetica (DKA), caratterizzato respiro di Kussmaul e alterazione dello stato di coscienza. È successo all’ospedale di Crotone lo scorso 21 gennaio. Secondo quanto riferisce un comunicato dell’Azienda sanitaria provinciale pitagorica sarebbe la prima volta in Calabria che la procedura si realizza, con successo, in un ospedale Spoke. Evidentemente, in casi così difficili, si preferisce traferire i giovani malati negli ospedali Hub. Nel caso specifico della bimba salvata a Crotone è stato un gruppo di pediatri a realizzare il difficile intervento salva vita. Nella nota diffusa dall’Asp si legge: “Il successo del trattamento di un’urgenza-emergenza pediatrica dipende molto dalla preparazione e dalla collaborazione del team. Lavorare insieme, lavorare bene, lavorare in modo coordinato sono elementi indispensabili se si affronta un’urgenza pediatrica, e questo è quello presso la Soc di Pediatria dell’Asp di Crotone, diretta dalla pediatra Stefania Zampogna. Una straordinaria sinergia ha reso possibile la stabilizzazione della bambina” “Lequipe pediatrica – si legge ancora – ha applicato tempestivamente i protocolli internazionali per la gestione del paziente critico, un approccio che comporta in prima istanza la stabilizzazione del paziente con somministrazione di O2, mantenimento della pervietà delle vie aeree e posizionamento accessi venosi. La difficoltà nel reperire un accesso venoso tradizionale a causa del grave stato di shock è stata brillantemente superata posizionando un accesso intraosseo grazia all’utilizzo di un trapano elettrico. Come noto, rispetto agli accessi venosi tradizionali, la via intraossea ha il vantaggio di sfruttare una fitta rete vascolare che non collabisce neanche nel paziente gravemente compromesso”.  Non si è trattato di una pratica facile perché “il tasso di mortalità nei bambini con DKA varia dallo 0,15 allo 0,30%, una delle complicanze più temibili, è’ rappresentata dall’edema cerebrale che è alla base del 60-90% dei casi di morte”. L’intervento è andato a buon fine e “la paziente stabilizzata con successo, è attualmente gestita e monitorata nella SOC di Pediatria e sta ricevendo tutte le cure subintensive necessarie. La sua condizioni è stabile e non è più in pericolo di vita”.  È un caso quello affrontato positivamente dalla Pediatrica del “San Giovanni di Dio” che “evidenzia l’importanza vitale della formazione continua e della preparazione del personale sanitario nella gestione delle emergenze pediatriche e è un chiaro esempio di come la formazione e la pratica possano fare la differenza in situazioni critiche”

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