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IL CONTRIBUTO

«Sulle politiche del lavoro ci vuole un atteggiamento futurista»

La Calabria sta raggiungendo importanti traguardi sul piano dell’occupazione ma ovviamente sarebbe assurdo pensare che la faccenda sia risolta. Il livello occupazionale aumenta ed è destinato ad a…

Pubblicato il: 11/02/2024 – 15:11
di Mario Campanella
«Sulle politiche del lavoro ci vuole un atteggiamento futurista»

La Calabria sta raggiungendo importanti traguardi sul piano dell’occupazione ma ovviamente sarebbe assurdo pensare che la faccenda sia risolta. Il livello occupazionale aumenta ed è destinato ad aumentare almeno fino a fine 2026 per il combinato disposto del Pnrr e dei fondi di coesione. Ai nemici dell’autonomia differenziata sarebbe opportuno ricordare il triste dato diffuso dell’europarlamentare Denis Nesci: il Sud storicamente ha speso il 34% dei fondi strutturali mentre la Polonia, neo entrata, ne ha speso il 100%. Da anni con la Fondazione Brf studiamo il rapporto complesso che esiste tra vocazioni individuali, temperamenti e inclinazioni e occupazione. È un dato nazionale, naturalmente più avvertito nel Mezzogiorno, che produce milioni di Neet, cioè giovani che non studiano e non lavorano. Tra questi è presumibile che vi siano tantissime scelte di indirizzo sbagliate, sia nei percorsi inerenti la scelta della scuola media superiore che dell’università, sia per quanto concerne tante attitudini personali all’intrapresa legati all’artigianato, all’agricoltura, alla meccanicistica, ai fabbisogni di manodopera frustrati che poi richiedono l’implementazione di immigrati. Per questo la sfida della formazione è fondamentale ed è anche legata a una collaborazione attiva con le scuole primarie, sin dai dodici anni, per individuare precoci abilità non sempre valorizzate. Ritenere che il settore pubblico debba essere il contenitore unico occupazionale è un retro pensiero presente soprattutto nel Sud e frutto di un passato non più attuabile. La Calabria ha bisogno di una svolta futurista (e con essa tutto il Mezzogiorno) che è in realtà assai razionale. E per questo è necessario un coraggio nelle sfide da affrontare che coinvolga le istituzioni e le organizzazioni sindacali, la Scuola, i centri di aggregazione.  Per cambiare il corso delle cose.

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