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dopo il festival

A Sanremo Calabria quanto basta. Musica, idem

Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, ha detto che la Sala stampa del festival di Sanremo è stata parte integrante dello show. Per dimostrare quest’assunto ha citato la circosta…

Pubblicato il: 12/02/2024 – 10:52
di Bruno Gemelli
A Sanremo Calabria quanto basta. Musica, idem

Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera, ha detto che la Sala stampa del festival di Sanremo è stata parte integrante dello show. Per dimostrare quest’assunto ha citato la circostanza che nel 1971 i giornalisti accreditati erano una ventina mentre oggi sono 1.300. Un esercito. Questo fatto dimostrerebbe, anche, il provincialismo degli italiani di fronte all’evento. Senza che si voglia pretendere di avere la puzza sotto il naso. Al netto della presenza della “bagnarota” Loredana Bertè che, comunque, s’è classificata al settimo posto, vincendo il premio della critica, tra le pieghe della 74ª edizione c’è stata tanta Calabria, a partire dai molti stoici colleghi che hanno raggiunto la città dei fiori per mandare corrispondenze canore e di costume.
Il primo scossone l’ha dato, durante la seconda serata della kermesse musicale, il giovane studente calabrese Federico Barra, dell’Istituto comprensivo di Taverna (Cz), che ha presentato le mascotte delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, ideate e realizzate insieme ad altri giovani coetanei (leggi la notizia).
Hanno trovato spazio i prodotti enogastronomici presentati nella scaletta mercantile preparata da Arsac, l’Azienda regionale per lo sviluppo agricolo della Calabria. Come l’olio Igp, il caciocavallo e le patate della Sila, la ‘nduja, ecc. E ancora: il “Villaggio del Festival 2024”, inaugurato a Villa Ormond, a meno di un chilometro dal Teatro Ariston. Un baule per la promozione e la valorizzazione della musica, della cultura, della moda ma anche della cucina.
Alla fine ha vinto la lucana Angelina Mango, al secondo posto s’è classificato il rapper di Secondigliano Geolier (si pronuncia “gioia”), all’anagrafe Emanuele Palumbo, di 23 anni. Due note a margine. Primo: il termine “geolier” deriva dal francese e vuol dire guardia carceraria o secondino. Secondo: gli autori del pezzo in questione, “Perché I p’ me, tu p’ te”, sono ben sette: Davide Simonetta, Paolo Antonacci, Francesco D’Alessio, Dat Boi Dee (al secolo Davide Totaro), Poison Beatz (al secolo Gennaro Petito), Michelangelo (al secolo Michele Zocca) e lo stesso Geolier. Non è dato sapere, in questo sinedrio musicale, chi fa che cosa.

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