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L’indagine

Frode nel settore alberghiero nel Cosentino, sigilli a beni per 900mila euro

I finanziari hanno scoperto un giro di false fatture per incassare risorse Ue. I beni intestati a 3 persone e a una società di capitali

Pubblicato il: 14/02/2024 – 8:36
Frode nel settore alberghiero nel Cosentino, sigilli a beni per 900mila euro

CASTROVILLARI Un giro di fatture false per incassare risorse comunitarie destinate al settore alberghiero. È quanto scoperto a Castrovillari dal comando provinciale di Cosenza che ha sequestrato per questo beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie per un valore di 900 mila euro, appartenenti a tre persone fisiche e una società di capitali. Un sequestro eseguito su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari.

Le indagini


Le indagini, svolte dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza Sibari su delega della Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno consentito di ricostruire le attività illecite perpetrate dai tre soggetti (imparentati tra loro) mediante un sistema di frode fiscale fondato sull’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, a beneficio di una società operante nel settore alberghiero.
In particolare, dagli sviluppi investigativi e dall’approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette ai fini antiriciclaggio, emergeva che diverse imprese, costituite ad hoc dagli indagati, emettevano fatture per lavori edili e di pulizia mai eseguiti, o eseguiti in parte, a beneficio della società alberghiera capogruppo che, pertanto, beneficiava di ingenti crediti I.V.A. utilizzati per compensare debiti tributari e previdenziali, a danno dell’Erario.
I documenti contabili fittizi venivano utilizzati, inoltre, per percepire contributi pubblici a fondo perduto di 133 mila euro, nell’ambito del “Programma operativo regionale (Por) Calabria FESR 2014-2020”. In sostanza, dagli accertamenti bancari svolti sui conti correnti della società c.d. “madre” emergeva un sistema illecito di pagamenti simulati (a mezzo bonifici bancari) verso quelle “nate” per documentare falsamente la fornitura di beni e servizi.
Le somme accreditate venivano poi prelevate in denaro contante e “restituite” alla società alberghiera che, con le fatture false, dimostrava fraudolentemente all’ente erogatore il sostenimento di spese oggetto di finanziamenti pubblici, di fatto mai sostenuti.
All’esito delle attività investigative si procederà a segnalare i responsabili del danno erariale anche alla Procura Regionale Calabria della Corte dei Conti, nonché all’Ente erogatore dei contributi pubblici per la restituzione delle somme illegittimamente percepite.

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