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operazione scolacium

La caccia ai cinghiali “fuori zona” e il controllo del territorio. «La prossima volta che vieni lì ti ammazzo»

Lo “sconfinamento territoriale” da parte di tredici cacciatori e la dura reazione del boss. «Spariamo a voi e non ai maiali»

Pubblicato il: 24/02/2024 – 11:54
La caccia ai cinghiali “fuori zona” e il controllo del territorio. «La prossima volta che vieni lì ti ammazzo»

CATANZARO «Se scendevo io lì non andava a finire bene oggi, te lo dice Massimo». Una semplice caccia ai cinghiali che sarebbe potuta finire in tragedia. È il particolare episodio raccontato dagli inquirenti nell’inchiesta Scolacium, l’operazione condotta dalla Dda che ha coinvolto i clan Bruno e Catarisano della provincia catanzarese. A parlare nell’intercettazione – riportata dal gip nell’ordinanza – è Massimo Citraro, ritenuto dagli inquirenti al vertice, insieme a Pietro Abbruzzo, del clan Catarisano. Oggetto della discussione lo «sconfinamento territoriale» da parte di tredici cacciatori, provenienti da zone limitrofe e rei di aver invaso «un’area evidentemente sotto il controllo criminale» della cosca. L’azione avrebbe irritato Citraro e sodali, al punto di ricorrere a minacce pur di mandarli via. Un episodio, come raccontato in conferenza dal procuratore Vincenzo Capomolla, che confermerebbe «l’assoluto controllo del territorio» da parte dell’organizzazione.

La “lezione” di Citraro

È un Citraro infastidito quelle che emerge dalle intercettazioni. Un fastidio dovuto non solo dallo «sconfinamento» ma anche dall’atteggiamento che gli interlocutori, intervenuti per allontanare i cacciatori, avrebbero tenuto con le vittime. In particolare, Citraro non avrebbe gradito la “confisca” della cacciagione. «I maiali non dovevate prenderveli, vi siete fatti tredici nemici» rimprovera l’indagato, che in aggiunta impartisce “lezioni” su come si sarebbero dovuti comportare. «Io li stringevo e li sgridavo, adesso prendetevi i maiali e andatevene, sennò vi prendo a calci a voi, alle macchine e ai cani, hai capito come avrei reagito?». La discussione prosegue con gli interlocutori che lamentano una situazione che va avanti già da tempo, con il gruppo di cacciatori che avrebbe «mancato di rispetto» più volte. Ma Citraro insiste indicando le parole precise che avrebbero dovuto usare nelle minacce: «Li avete presi, adesso te li prendi e te li porti, la prossima volta che vi trovo qui, vi spariamo a voi e non ai maiali!».

«O fai l’infame in quella maniera o chiami la forestale»

L’alternativa alle minacce sarebbe stata quella di chiamare «i carabinieri o la forestale». Una possibilità remota dato il «disprezzo» di Citraro verso le forze dell’ordine, come segnalano gli stessi inquirenti. Il presunto esponente del clan Catarisano avrebbe «stigmatizzato il comportamento da “infame”», ovvero quello di rivolgersi ai carabinieri, suggerendo invece di minacciare di morte i cacciatori. «O chiamavate I Carabinieri e la forestale, oppure gli dicevate prendi i maiali e vattene, la prossima volta che vieni lì, ti ammazzo, punto! Lì dovevi avere lo stomaco per dirglielo». Seppur discordi sui metodi da usare, tra Citraro e i suoi interlocutori c’è condivisione sul fatto che a «mancare di rispetto» siano stati proprio i cacciatori «infami» e ribadendo che «lì non è zona loro».(Ma.Ru.)

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