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Colpo alle cosche di Roccelletta e Vallefiorita, Capomolla: «Interessi nel settore eolico e boschivo»

Il procuratore in conferenza stampa: «I due gruppi hanno resistito alla prima operazione “Jonny” sostituendo i vertici»

Pubblicato il: 22/02/2024 – 10:46
Colpo alle cosche di Roccelletta e Vallefiorita, Capomolla: «Interessi nel settore eolico e boschivo»

CATANZARO Un’inchiesta che ha toccato i territori di Roccelletta di Borgia e Vallefiorita, due compagini di ‘ndrangheta con epicentro la prima a Borgia, la seconda a Vallefiorita. «Due articolazioni già oggetto dell’inchiesta “Jonny” di qualche anno fa», ha spiegato questa mattina in conferenza stampa il procuratore f.f. della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, insieme all’aggiunto Giancarlo Novelli. «Due cosche che da anni si contendono il predominio in due territori contigui». Così come spiegato da Capomolla l’«investigazione ha dimostrato che, nonostante la vecchia inchiesta, le due cosche hanno comunque proseguito le loro attività criminali, soprattutto estorsione e danneggiamenti con plurimi incendi». Come ricostruito dalle indagini, la cosca di Vallefiorita «si estende fino a Squillace mentre quella di Roccelletta si estende fino alle porte di Catanzaro, come ad esempio l’area di Germaneto, – ha spiegato Capomolla – con interessi nell’eolico, la disponibilità di numerose armi. In più abbiamo ricostruito un scontro tra le due compagini, anche molto cruento, con i tentativi di ricomposizione dei conflitti anche con mediazione di cosche con rilievo più alto.

La sostituzione dei vertici

Una parte dell’inchiesta si fonda sulle intercettazioni in carcere, dal quale arrivano interferenze dall’esterno, mentre gli inquirenti hanno registrato un forte clima di omertà che, di fatto, ha alimentato la forza dei due sodalizi. Così come illustrato in conferenza stampa, i sodalizi hanno dimostrato la «capacità di rigenerarsi dopo “Jonny” con una immediata sostituzione dei vertici decapitati con i familiari». Ma hanno anche assunto un «profilo imprenditoriale, con imprenditori che o sono contigui o ne fanno parte». I due gruppi criminali avevano «assoluto controllo del territorio attraverso le estorsioni. Dalle intercettazioni è emerso il racconto di uno degli indagati che diceva che a 17 anni portava addosso la pistola, e piena consapevolezza dei rischi anche della morte. Emerge poi importanza alla raccolta informazioni di tutti i tipi, una modalità per controllare il territorio», anche ad esempio per chi andava a caccia di cinghiali sul territorio. Durante l’indagine, inoltre, gli inquirenti non hanno contestato omicidi, hanno invece registrato l’aggressione contro un sindaco di uno dei comuni su cui le organizzazioni dominavano e, soprattutto, l’interesse dei clan «verso gli insediamenti produttivi di Germaneto, poi l’eolico con una richiesta estorsiva a un imprenditore, e il settore boschivo, oltre alle attenzioni su stabilimenti balneari a Squillace». (c.a.)

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