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il processo

Il controllo dei clan sui villaggi e la bottiglia di benzina al Club Med. Accorinti: «Un messaggio per Mancuso ‘U Biondo»

In udienza il nuovo collaboratore di giustizia spiega al pm: «Con Stillitani c’era un rapporto di cointeresse perché sapeva che lo proteggevamo»

Pubblicato il: 07/03/2024 – 16:19
di Giorgio Curcio
Il controllo dei clan sui villaggi e la bottiglia di benzina al Club Med. Accorinti: «Un messaggio per Mancuso ‘U Biondo»

LAMEZIA TERME «Era solo Saverio Prostamo a parlare con Stillitani, si interfacciava direttamente con lui per qualsiasi problema». Il riferimento è a Emanuele Stillitani, tra gli imputati nel processo “Imponimento” contro il clan di ‘ndrangheta Anello-Fruci, in corso davanti ai giudici del Tribunale di Lamezia Terme. A parlare, invece, è il collaboratore di giustizia Antonio Accorinti, ascoltato e interrogato dal pm Antonio De Bernardo. Nelle sue deposizioni, il nuovo pentito ha illustrato alcuni dettagli dei primi anni 2000 che hanno riguardato il villaggio “Club Med”, ma anche i rapporti tra cosche e il predominio sul territorio, anche quando di mezzo c’erano episodi estorsivi.

I rapporti con Stillitani

A proposito del “Club Med”, Accorinti ha spiegato al pm che «qualche volta abbiamo avuto qualche problema noi con il servizio delle Isole Eolie. Magari all’inizio mandavamo dei pullman di nostra proprietà e non erano efficienti per come volevano loro e ci mandavano una lamentala» che poi Prostamo «tramite Stillitani risolveva». A lamentarsi, spiega Accorinti, era direttamente il “Club Med” attraverso telefonate o e-mail. «Stillitani – spiega – aveva il potere di rapportarsi con il direttore generale del villaggio». «Ogni anno, molto spesso durante la stagione, doveva intervenire per dirimere la questione che la frutta non era buona o che la quantità era meno di quella fatturata e quindi doveva dirimere sempre queste questioni…».

Le cointeressenze e la “protezione”

A proposito dei rapporti con la società, incalzato ancora dalle domande del pm, Accorinti ha spiegato: «Come proprietà avevano la consapevolezza di poter comunque incidere sulle scelte del “Club Med”, su alcune scelte… c’era quindi un rapporto di cointeresse perché sapeva che noi proteggevamo, con la guardiania, la struttura». E per “proteggere” la struttura Accorinti intende «che non venissero fatti danni, anche la sera, perché è un villaggio molto grande, e persone di fuori, anche poco affidabili potevano entrare nella struttura a fare danni o qualche altra consorteria criminale non avesse pretese o facesse danni alla stessa struttura…».

Il messaggio per Luni ‘U Biondo Mancuso

E, in questo caso, sarebbe stata la loro consorteria a intervenire, come nel 2006. «Quella volta Prostamo ritrovò delle cartucce, una bottiglia di benzina e un pacco di fiammiferi al ristorante situato presso la spiaggia del villaggio. Mio padre era stato tratto in arresto e comunque venne la mattina successiva al ritrovamento e mi disse che trovò queste cose lì, all’interno del ristorante, come se fosse un avvertimento allora dissi che era meglio rivolgersi a Pantaleone Mancuso ma anche lui era detenuto e decisi di andare dalla defunta moglie…». «Andai io con Prostamo, per informarla di quello che stava succedendo, anche perché nessuno era intervenuto personalmente a dire qualcosa, era stato lasciato un segno di intimidazione però non si è fatto avanti nessuno e sono andato a informarla». Accorinti, durante la deposizione, racconta di aver parlato allora con Damiano Vallelunga e di averlo incontrato davanti al Tribunale di Vibo Valentia. Non un soggetto qualunque. «Era il boss di Serra San Bruno, era un amico di mio padre» racconta il collaboratore «e quando gli chiesi se potesse sapere qualcosa, lui mi rispose solo: “guarda che non è diretta a voi” come se sapesse la questione, ma è diretta a “Luni ‘U Biondo”. Si riferiva a Luni Scarpuni, quella cosa era diretta a lui». «E, quando io gli chiesi che si deve fare, mi disse “no, no, tutto a posto, potete stare tranquilli”». (g.curcio@corrierecal.it)

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