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La Pasqua dei poveri non ha sorprese: dimenticati e senza garanzie fin dalla scuola

Viaggio nella metà nascosta di Cosenza, dove i minori pagano le diseguaglianze sociali. Emergenza casa e aiuti. Una mappa della marginalità

Pubblicato il: 31/03/2024 – 13:00
di Eugenio Furia
La Pasqua dei poveri non ha sorprese: dimenticati e senza garanzie fin dalla scuola

COSENZA C’è chi a scuola, per la pausa pranzo, ha portato un panino da casa ma deve mangiarlo di nascosto perché non gli è consentito: nutrirsi è sopravvivenza più che un diritto, ma la legge impone di pranzare a mensa, ammesso che si abbia la forza economica. C’è chi per gli stessi motivi deve rinunciare al trasporto in scuolabus e persino alla singola uscita didattica – cinema, museo – e alle “attività” che richiedono una spesa, benché minima. Per non parlare poi di alcuni casi limite – segnalati nelle audizioni in Commissione consiliare, che sono un vero e proprio osservatorio permanente su fragilità e marginalità – come quei piccoli alunni senza accompagnamento perché entrambi i genitori sono detenuti.  
Benvenuti a Cosenza, dove per avere contezza della crescente povertà si può partire da quella educativa: periodicamente i report nazionali riportano i dati locali e assegnano la maglia nera al Sud, e in questa tendenza il capoluogo bruzio non si differenzia, anzi.
L’ultimo allarme “macro” in ordine di tempo è quello lanciato dall’Istat sulla base delle stime preliminari: nel 2023, le famiglie in povertà assoluta si attestano all’8,5% del totale delle famiglie residenti (erano l’8,3% nel 2022), corrispondenti a circa 5,7 milioni di individui (9,8%; quota pressoché stabile rispetto al 9,7% del 2022).
A Cosenza, forse, più drammatica della povertà, assoluta o educativa che sia, c’è solo l’emergenza abitativa.

L’emergenza casa

«Io preferisco chiamarlo “diritto all’abitare degno”, anche se so che si tratta di una piaga sociale». L’assessore Veronica Buffone ha in mano una delega – il Welfare – considerata da sempre “leggera” dal punto di vista delle casse e della visibilità politica ma è di certo l’unica che permette di avere con le fasce più deboli della cittadinanza un rapporto costante. E non sempre facile.
Con una importante scadenza dietro l’angolo (il 2 aprile saranno passati i 60 giorni per presentare domanda per la graduatoria Erp – Edilizia residenziale pubblica, un bando riaperto ogni 3 anni e che contava nel suo ultimo elenco 130 famiglie beneficiarie), Buffone quantifica in circa 2mila le famiglie cosentine che al momento vivono “ufficialmente” in povertà e per questo chiedono aiuto alle istituzioni: è quello, infatti, il numero delle richieste di Adi (l’Assegno di inclusione che ha sostituito il Reddito di cittadinanza), la misura nazionale rivolta ai nuclei familiari con un Isee non superiore a 9.360 euro.
Altri dati parlano di oltre 13mila famiglie cosentine con un reddito al di sotto dei 10.000 euro ma di queste, evidentemente, non tutte hanno i requisiti per accedere all’ammortizzatore sociale: l’Adi è riconosciuto infatti ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente in una delle seguenti condizioni: con disabilità; minorenne; con almeno 60 anni di età; in condizione di svantaggio e inserito in programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione.
Insomma ci sono sempre ultimi più ultimi degli ultimi, dimenticati esclusi anche dal pur minimo sostegno economico.

L’assessore al Welfare del Comune di Cosenza, Veronica Buffone

«Voglio dire con chiarezza che io sono favorevole al Reddito universale: anche iniziative importanti come quella rivolta ai cosiddetti “occupabili”, il Supporto Formazione Lavoro, non va oltre i 12 mesi e i 350 euro mensili», argomenta Veronica Buffone nel suo ufficio al terzo piano di Palazzo dei Bruzi.

Fondi soppressi e altri riattivati

Ad aprile saranno per Buffone anche due anni da assessore ed è tempo per un bilancio di metà mandato: «Intanto ci sono i fondi ordinari da fare andare bene, ma mi piace ricordare anche quelli che abbiamo recuperato e riprogrammato come il Fondo famiglia e il Dopo di noi, che mancavano rispettivamente dal 2015 e dal 2019: da un lato voucher di circa 100 euro per beni e servizi per figli fino a 36 mesi, dall’altro la ricerca di appartamenti con fondi Pnrr per chi è in una situazione di fragilità e resta senza il paracadute dell’assistenza in famiglia».
La casa resta il problema dei problemi, il diritto (negato) dei diritti. L’assessore spera non poco nell’opera di ricognizione del consigliere Antonello Costanzo, da poco delegato al Patrimonio, «una iniziativa – commenta Buffone – mai fatta prima e da lodare ancora di più se pensiamo alla mancanza di personale». Ma in attesa della mappatura ci sono situazioni impellenti come quella di corso Umberto: una cinquantina di famiglie in fitto passivo (l’ente paga una quota) con sfratto esecutivo in corso: «A breve troveremo una soluzione alternativa – annuncia l’assessore –, è chiaro che dobbiamo avere una funzione di accompagnamento per questi nuclei familiari e perciò stiamo avendo delle interlocuzioni per risolvere il problema».
La morosità, l’evasione e i difficili controlli sulle situazioni reddituali dei singoli rendono questo terreno particolarmente scivoloso. E anche sulle occupazioni manca una politica di contrasto: «Gli enti locali si trovano spesso soli, se poi pensiamo alla situazione di dissesto di Palazzo dei Bruzi la situazione è ancora più grave».
Non aiuta il governo centrale: «Il Fondo casa non è stato finanziato dal governo Meloni mentre sul Fondo morosità incolpevole non ci sono riferimenti nella legge di bilancio: verrà meno?» si chiede Buffone.

Proroga di un mese per il Pis

In un generalizzato impoverimento della classe media, è naturale che gli strati meno garantiti paghino ancora di più, persino nei servizi essenziali. Non a caso nell’ultima seduta del consiglio comunale Bianca Rende aveva proposto «l’abbassamento delle tariffe per il servizio di asilo nido, di mensa scolastica e la reintroduzione dell’esenzione totale per le fasce di reddito da zero a 6000 € per i servizi a domanda individuale» e in generale di «rimpinguare i capitoli su welfare e istruzione» nel Bilancio di previsione prossimo alla discussione in aula.

Nelle more dei tempi della politica – e nella speranza che la litigiosità all’interno delle forze politiche in Consiglio sia messa da parte almeno davanti a temi come questi – il Comune prorogherà di un altro mese (il 6° rispetto ai 5 previsti) il progetto Pis, grazie a stanziamenti del fondo povertà emergenza caldo per il mese di luglio. Il Pis è un «Pronto intervento sociale» pensato per assistere e curare le fasce più deboli: il servizio voluto dal Comune è stato affidato alla cooperativa Adiss Multiservice ed è rivolto alle donne vittime di violenza con figli per cui prevedere la presa in carico immediata ai senzatetto, ai disabili e agli anziani, agli stranieri e ai minori non accompagnati. Tra i servizi garantiti dal Pis sono contemplati: i servizi di supporto abitativo, come sistemazioni alloggiative o la sanificazione di ambienti domestici; i servizi alla persona, come l’acquisto di beni di prima necessità e l’emergenza freddo/caldo; i servizi di supporto al benessere e alla salute, come la consegna di farmaci a domicilio o il trasporto locale.

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