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l’inchiesta

Gli “Affari di famiglia” dei clan Calabria-Tundis nel Cosentino. Fissata l’udienza preliminare

Tra i reati contestati associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, armi e droga

Pubblicato il: 01/04/2024 – 6:56
Gli “Affari di famiglia” dei clan Calabria-Tundis nel Cosentino. Fissata l’udienza preliminare

PAOLA Chiuse le indagini e fissata l’udienza preliminare per gli indagati coinvolti nell’operazione denominata “Affari di Famiglia” coordinata dalla Dda di Catanzaro nel mese di maggio (leggi la notizia). Nell’occasione erano state eseguite 37 misure cautelari, ad essere colpiti i clan Tundis Calabria e due gruppi “satelliti”: tra i reati contestati associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, armi e droga. Ora gli indagati sono 53: tra loro anche Roberto Porcaro, accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.(QUI TUTTI I NOMI). L’udienza preliminare è stata fissata il 18 aprile nell’aula bunker di Catanzaro.

Il silenzio e le omissioni

Alcune presunte omissioni sono finite nell’avviso di chiusura indagini. E’ il caso di un nuovo soggetto finito nella rete degli investigatori che avrebbe reso un verbale di interrogatorio incompleto o comunque “macchiato” dall’assenza di elementi utili alle indagini. L’indagato avrebbe contribuito «ad eludere le investigazioni dell’autorità, omettendo di riferire ai Carabinieri di Paola, nel corso del verbale di sommarie informazioni che gli autori dell’atto intimidatorio al villaggio Bahjia di Paola erano un soggetto con le braccia tatuate» ritenuto vicino al clan Tundis mentre «un altro individuo di sesso maschile vicino alla famiglia Calabria». L’episodio appena citato non è l’unico che ha catturato l’attenzione di chi indaga. In un’altra occasione, un altro indagato «aiutava i responsabili del fatto a eludere le investigazioni dell’autorità, omettendo di riferire ai Carabinieri di Paola, nel corso del verbale di sommarie informazioni di aver ricevuto una richiesta estorsiva da parte di Andrea Tundis». Secondo l’accusa, «consapevole della caratura mafiosa dei sospettati, attraverso l’omertà, agevolava l’attività del sodalizio mafioso, aiutandolo a sottrarsi alle indagini e ad accrescere la sua aura di impunità e conseguentemente la forza di intimidazione».

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