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«Chi ha “partorito” la rete ospedaliera è contro la natalità nell’area urbana di Cosenza»

La nota dell’APS Mammachemamme, associazione a sostegno della donna e della genitorialità

Pubblicato il: 03/04/2024 – 12:57
«Chi ha “partorito” la rete ospedaliera è contro la natalità nell’area urbana di Cosenza»

COSENZA «Chi ha “partorito” la rete ospedaliera, che entrerà in vigore da qui a qualche mese, è contro la natalità nell’area urbana di Cosenza. Non riusciamo a leggerla in modo diverso, per quanto ci sforziamo. Chi ha “partorito” la nuova rete ospedaliera regionale deve essere per forza animato da uno spirito contrario alla natalità nell’area urbana di Cosenza. Per forza deve essere cosi, non ci sono altre spiegazioni. Altro che incentivi alla crescita demografica. La chiusura del punto nascita Sacro Cuore di Cosenza, lasciando aperto la sola ginecologia per interventi chirurgici, è semplicemente vergognosa. Un centro che dal 1958 ha fatto nascere una media di 1000 bimbi l’anno ora deve sparire, e con lui tutte nascite che hanno a che fare con la città di Cosenza e l’area urbana. Se una cosa funziona in Calabria che facciamo, la chiudiamo?». Così, in una nota, l’APS Mammachemamme, associazione dal 2012 presente sul territorio calabrese a sostegno della donna e della genitorialità.
«La notizia della chiusura del Sacro Cuore ci lascia attonite e orfane di una struttura che ha accolto le nostre maternità – continuano -. Ogni donna ha il diritto di poter scegliere liberamente il luogo dove mettere al mondo il proprio bambino o bambina. Lo dice l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma in Calabria non basta. Per la politica calabrese la chiusura di un punto nascita che accoglie circa 1100 parti all’anno, riconosciuto dall’Osservatorio Nazionale Salute della Donna (Onda) come struttura attenta alla medicina di genere, dove è presente una presa in carico a 360 gradi della gestante sull’aspetto organico e psicologico, è un atto necessario. Per cosa, ci chiediamo.
Per fornire un maggior carico di lavoro per l’ospedale di Cosenza, unico punto nascita attivo in città, già saturo di suo? Come farà l’Annunziata a gestire un carico neonatale del genere se già non riesce a rientrare nella normalità a Sacro Cuore in funzione? E ora che alla clinica di Corso d’Italia a Cosenza sarà impedito di supportare il sistema sanitario come farà a cavarsela la sola Annunziata? Oppure davvero qualcuno pensa che i cosentini andranno a partorire a Cetraro, distante un’ora di macchina attraversando prima le insidie montuose della 107 e poi quelle marine della 108? Piuttosto più d’una rinuncerà alla maternità nella sua città e magari emigrerà altrove, in perimetri urbani più sicuri. Va bene l’apertura di Cetraro come punto nascita ma perché chiudere il Sacro Cuore di Cosenza che ha dato fin qui una grossissima mano all’Annunziata? Sappiamo, ahimè, come il reparto di Ostetricia dell’Annunziata è da tempo oberato di lavoro e in difficoltà a gestire le richieste del territorio. Figurarsi da ora in avanti. Quale la ragione quindi di questa follia? Di certo, non protettiva del diritto della donna di poter scegliere dove partorire.
Dunque la decisione è di natura politica. Ed è una scelta vergognosa perché non punta ad ampliare i servizi e l’assistenza alla nascita. Punta ad altro», si legge nella nota.
«Lanciamo un accorato appello al commissario e presidente Occhiuto, lui sa cosa ha significato e significa per Cosenza il punto nascita Sacro Cuore. Metta ordine a questo scempio. Ci appelliamo anche al sindaco di Cosenza Franz Caruso affinché difenda le partorienti e le future mamme della sua città. Chiediamo uno scatto di orgoglio anche a tutte le donne dell’area urbana, fatevi sentire. È profondamente ingiusto che per calcoli solo di interesse politico si metta a repentaglio la scelta delle donne e delle famiglie del territorio».

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