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«Bisogna riformare la sanità e finanziarla un po’ meglio. E dare incentivi a chi opera in Calabria»

Il presidente della Regione Occhiuto: «Senza investimenti e innovazioni il settore pubblico tra 10-15 non esisterà più. Va reso più attrattivo»

Pubblicato il: 05/04/2024 – 18:57
«Bisogna riformare la sanità e finanziarla un po’ meglio. E dare incentivi a chi opera in Calabria»

CATANZARO «Bisogna riformare il sistema e anche finanziarlo un po’ meglio». Lo ha detto il presidente della Regione Roberto Occhiuto oggi ad “Agorà” su Rai3, con riferimento alla sanità. «Il sistema sanitario nazionale – ha sostenuto Occhiuto – è disastrato da tanti anni di sottovalutazione dei problemi. Io sono stato costretto a prendere medici da Cuba per sostituire quelli italiani che non troviamo nel Paese. Addirittura in alcune regioni ai medici di base offrono la casa e lo studio gratis, figurarsi se può accadere in una regione come la Calabria distrutta da tanti anni di commissariamento, caratterizzati da scarsissimi investimenti e assunzioni. In questi due anni ho assunto 3000 unità di personale sanitario, eppure 1880 sono andati in pensione perché mi sono imbattuto nella gobba pensionistica, ma se non avessi fatto questo oggi tutti gli ospedali della Calabria sarebbero chiusi, se non avessi preso i medici cubani l’ospedale di Melito, quello di Polistena, quello di Locri sarebbero chiusi. Perché un giovane specializzato che oggi può lavorare in tutti gli ospedali d’Italia di certo preferisce un ospedale meglio attrezzato. Il problema – ha aggiunto il presidente della Regione – è recuperare interesse attorno al sistema sanitario e dare risorse e strumenti alle regioni più disagiate. Più volte ho chiesto al governo di fare per i medici quello che si fa giustamente per i magistrati e i poliziotti, che vanno a lavorare in sedi disagiate e hanno dei vantaggi in termini economici e di carriera. Se non rendiamo appetibile il lavoro negli ospedali più complicati, non ci saranno mai medici».

L’appello degli scienziati

Secondo Occhiuto «è un peccato che un appello importante come quello degli scienziati diventi oggetto di scontro e strumentalizzazione politica. Non è giusto addebitare responsabilità ad un governo in carica da un anno e mezzo quando invece i problemi della sanità risalgono a 20 anni di disinteresse. Negli anni passati quando si formavano i governi, i partiti litigavano per chi dovesse fare il ministro dell’Interno, degli Esteri, dell’Economia. Il ministero della Salute veniva visto quasi come un ministero di serie B, ora ci rendiamo conto di come sia importante il governo della salute e di quanto diventi purtroppo oggetto di scontro politico. In Calabria ho cercato di cambiare un po’ le cose: governo una regione di centrodestra ma nel settore sanitario mi sono avvalso di personalità di centrosinistra. Sarebbe utile che ci si rendesse conto oggi che il problema è sì di risorse – fanno bene gli scienziati a evidenziarlo – ma è anche di riforme, di riorganizzazione del sistema sanitario, del mercato del lavoro nella sanità. Il pubblico – ha rimarcato il governatore calabrese – difficilmente può competere con il privato se nel privato i medici più sono pagati e meglio organizzati, a differenza della sanità pubblica. Per questo bisogna riformare il sistema e anche finanziarlo meglio». Per Occhiuto «la sanità è l’ambito più complesso del governo di una regione, anche perché c’è una organizzazione molto decentrata, non basta programmare. Poi bisogna che i direttori generali e amministrativi delle singole aziende abbiamo amore e passione per il loro lavoro. Ma sono fiducioso perché finalmente c’è coscienza dell’importanza di questo settore nella pubblica amministrazione».

«Servono investimenti in innovazioni»

Occhiuto poi intervenendo al convegno “La salute come fondamentale diritto per una riforma della sanità”, promosso da Forza Italia, alla presenza del ministro della Sanità Orazio Schillaci, ha detto di non aver «nessun pregiudizio nei confronti della sanità privata ma – ha aggiunto – sottolineo che se non ci saranno investimenti in innovazione e riforme tra 10-15 anni la sanità pubblica non esisterà più. Il lavoro nelle strutture pubbliche non è più attrattivo. Peccato perché l’Italia ha una tradizione di eccellenze scientifiche straordinarie che ora rischiano di perdersi».  (a. cant.)

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