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la riflessione

Credere, disobbedire, resistere

Nel gennaio del 1927 furono pubblicate le norme integrative della legge 3 aprile 1926 (riguardante l’istituzione dell’Organizzazione Nazionale Balilla) che prevedevano, tra l’altro, lo sciogliment…

Pubblicato il: 14/04/2024 – 14:56
di Bruno Gemelli
Credere, disobbedire, resistere

Nel gennaio del 1927 furono pubblicate le norme integrative della legge 3 aprile 1926 (riguardante l’istituzione dell’Organizzazione Nazionale Balilla) che prevedevano, tra l’altro, lo scioglimento delle «formazioni e organizzazioni facenti capo all’Associazione Giovani Esploratori Cattolici Italiani che risiedano in Comuni o frazioni con popolazione inferiore ai 20mila abitanti, a meno che si tratti di Comuni capoluoghi di provincia. I gagliardetti e i labari dei reparti dell’Associazione dei Giovani Esploratori cattolici porteranno uno scudetto col segno del Littorio e con le iniziali O.N.B.».
Con questo provvedimento il governo fascista mirava a compiere il primo passo per ottenere il controllo esclusivo sull’educazione delle giovani generazioni, estromettendo tutte le organizzazioni concorrenti, in primis quelle cattoliche.
La reazione della Santa Sede fu alquanto contenuta anche perché in quel periodo erano già in corso le trattative per addivenire ad un accordo tra Stato e Chiesa: Pio XI non solo accettò il fatto compiuto ma decretò anche la separazione tra Associazione scoutistica cattolica italiana e Azione Cattolica, abbandonando di fatto gli scout al loro destino.
Nella primavera del 1928, con il Regio Decreto Legge 9 aprile 1928 n. 696, Mussolini ordinò infatti lo scioglimento di tutte le “organizzazioni giovanili ad inquadramento semi-militare che sono in antitesi ai Balilla, e precisamente [gli] esploratori cattolici istituiti con ordinamento premilitare e non facenti capo all’Opera Nazionale Balilla”.
Lo scautismo italiano reagì con il motto “Credere, disobbedire, resistere”, che era proprio delle “Aquile Randagie”.
Chi erano le “Aquile Randagie”? Si facevano chiamare “Aquile randagie” i ragazzi del gruppo scout di Milano, Monza e Parma che svolgeva attività giovanili clandestine durante il periodo del fascismo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, le “Aquile Randagie” organizzano l’assistenza ad ex prigionieri inglesi e greci, americani, russi, serbi, e quindi ebrei, giovani sbandati o renitenti alla leva, e perseguitati di ogni fede politica.
C’è traccia di questo movimento anche in Calabria. Tanto per dire, nell’Anno Accademico 2018/2019 l’Università della Calabria, Dipartimento di Matematica e Informatica, laureò un candidato con la tesi: “Le Aquile Randagie, un episodio della resistenza giovanile
sotto il fascismo e le versioni cinematografiche”.
Ma la sponda più solida si trova ancora oggi a Reggio Calabria dove opera il movimento “ReggioNonTace”.
Movimento che nacque nelle città dello Stretto il 3 gennaio 2010 a seguito del gravissimo attentato dinamitardo ai danni della Procura Generale di Reggio Calabria. Questo movimento, nel 2022, organizzò un evento presso Parco Ecolandia, di recente incendiato.
Del raduno del 2022 ha scritto Mirko Spadaro su “Strettoweb”: «Quest’anno per la memoria del trentennale della strage di Via D’Amelio, in ricordo di G. Falcone, P. Borsellino, F. Morvillo e le scorte, il movimento “ReggioNonTace” ha pensato di proporre uno spettacolo teatrale dal titolo “Aquile Randagie, credere disobbedire resistere” di e con Alex Cendron. Ecco in breve di cosa si tratta. Il solstizio d’inverno è il giorno più freddo e più buio dell’anno ma è anche l’attimo in cui finalmente la luce inizia la sua rimonta quando sembrava che il buio avesse vinto per sempre. Una leggenda narra che è proprio in questa notte che il santo cavaliere sconfisse il drago, ed è in una notte come questa che è ambientata la storia narrata in “Aquile Randagie, credere disobbedire resistere”. Storia vera, storia vissuta in una lunga notte dell’umanità dove le tenebre sembravano ormai avere vinto, e dove ai cavalieri non rimaneva che lottare strenuamente, perché in qualche maniera la luce tornasse al mondo. Tanti sono stati i cavalieri, alcuni più noti, altri sono e rimarranno più o meno nell’ombra. Quelli che qui abbiamo deciso di narrare hanno i pantaloni corti e un fazzoletto al collo, sono boy scout. Il 9 aprile 1928 Mussolini firma il decreto 696 di modifica alla legge sull’Opera Nazionale Balilla e dichiara la soppressione totale dello scoutismo in Italia. A Milano, un manipolo di giovani e adolescenti scout decide di disobbedire a una legge che sente ingiusta e inizia un lungo periodo di attività clandestina, una vera e propria resistenza giovanile. Forse la prima forma di resistenza giovanile al Fascismo. L’avventura, lunga 17 anni, porterà il gruppo a mantenere accesa la fiamma dello scoutismo in Italia e li farà diventare giovani uomini di pace: dopo l’8 settembre 1943 diventeranno promotori di un gruppo di aiuto per ricercati, Ebrei, prigionieri politici e renitenti alla leva, che sotto il nome di OSCAR salverà migliaia di persone dalle grinfie del drago del Nazifascismo».
L’O.S.C.A.R. (acronimo di Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati), fu un’organizzazione dedita all’espatrio in Svizzera di ex prigionieri, dissidenti e ebrei creata in Italia, come detto, dopo l’8 settembre 1943 da personalità legate alle “Aquile Randagie” un movimento scout clandestino nato e vissuto durante il ventennio, ma di cui fecero parte parroci, suore, laici, fucini, membri dell’Azione cattolica. Poco dopo la sua creazione, per proteggere ulteriormente l’identità degli appartenenti la parola Scout (o Scoutistica secondo alcuni) fu sostituita con Soccorso. Il fatto che le varie testimonianze non siano quasi mai concordi sull’effettivo significato dell’acronimo lascia pensare che fosse prioritario l’uso in quanto tale, specialmente perché riferibile ad un nome proprio di persona (Oscar) permettendo quindi maggior anonimato all’organizzazione, dando poco peso al nome ufficiale.
Una pagina della storia italiana poco conosciuta.

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