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CREMA&AMAREZZA

Cosenza, prima la salvezza e poi Tutino. Il Catanzaro può ambire al grande salto

Ora il club ha l’obbligo di mantenere in rossoblù il bomber napoletano. La spensieratezza dei giallorossi potrà essere l’arma in più nei playoff

Pubblicato il: 22/04/2024 – 6:35
Cosenza, prima la salvezza e poi Tutino. Il Catanzaro può ambire al grande salto

La rinascita del Cosenza nel momento cruciale della stagione, la conferma Catanzaro in vista di un finale di stagione che potrebbe regalare al club giallorosso una gioia imprevedibile a inizio anno. Può essere riassunto così l’ultimo turno di campionato delle due calabresi di B. Un campionato che tra lotta salvezza e playoff ancora può riservare diverse sorprese.

La cura Viali e Tutino sulle orme di Marulla

Ciò che poteva essere e non è stato. Per una serie di motivi che ormai si conoscono a memoria ed è inutile approfondire. Il clamoroso exploit del Cosenza a Reggio Emilia ha detto questo. Ha detto ancora una volta che Gennaro Tutino in maglia rossoblù si trasforma diventando uno dei calciatori più forti del torneo di B; ha detto che questa squadra, tecnicamente più attrezzata rispetto al passato (ma, intendiamoci, non da primi posti), aveva solo bisogno di svegliarsi e di sbloccarsi mentalmente, di diventare più determinata e di credere in se stessa. Un traguardo che non a caso è stato raggiunto con il ritorno, dopo l’infortunio, di Tutino e dopo un cambio di panchina arrivato con almeno tre mesi di ritardo. L’avvento di William Viali (che, intendiamoci anche qui, non è Ancelotti e neanche Guardiola) è servito, come si poteva immaginare, a risollevare psicologicamente un gruppo di calciatori apparso spento e poco motivato praticamente dall’inizio della stagione. Al nuovo condottiero arrivato in riva al Crati, secondo tradizione tra gli applausi e lo scetticismo generali, sono serviti una ventina di giorni per mettere a fuoco una situazione complessa e per farsi apprezzare da una squadra che amava Fabio Caserta senza però saperglielo dimostrare. Forse proprio perché Caserta, al di là dell’affetto e del gioco, sterile, palla a terra, non riusciva a trasmettere altro. L’allenatore di Vaprio d’Adda, invece, prima a parole (sua principale qualità, la società prenda esempio) messe al posto giusto e in un italiano corretto, e poi sul campo con un atteggiamento propositivo e insieme combattivo, è riuscito a rimettere insieme i pezzi e a salvare ancora una volta il salvabile. Certo, ancora per la matematica permanenza in cadetteria manca qualcosa – tra i quattro e i cinque punti da sudarsi in tre scontri diretti – ma la sensazione è che la strada imboccata giusto in tempo per evitare il disastro, sia finalmente quella giusta.

Crema: prima la salvezza e poi Gennaro Tutino. Sì, Gennaro Tutino, il nuovo re di Cosenza, il potenziale nuovo Gigi Marulla (e lo diciamo a bassa voce e col massimo rispetto per il capitano) che non a caso al “Mapei Stadium” ha raggiunto a quota 15 gol in un campionato, massimo risultato di realizzazioni con la maglia rossoblù in B del bomber di Stilo che sabato scorso avrebbe compiuto 61 anni. Prima la salvezza e poi la palla passerà alla società (probabilmente con un nuovo ds da cercare prima che faccia buio) che dovrà fare di tutto per riscattare il talento napoletano dal Parma e costruirgli intorno una squadra ambiziosa (non parliamo di progetti a lungo termine perché sappiamo bene che con Guarascio sul ponte di comando è impossibile), pensata con criterio e non improvvisata. Trattenere un calciatore di quel calibro che, ne siamo certi, in estate verrà richiesto da mezza serie B e forse anche di più, sarebbe un atto d’amore, finora mai arrivato, verso l’intera città. Un pizzico di crema settimanale se la merita anche capitan Tommaso D’Orazio, il cuore pulsante di questo Cosenza, un altro “straniero” adottato dalla piazza che Viali ha saputo risollevare dopo oltre due mesi di oblio.

Amarezza: anche questa settimana Francesco Forte lo inseriamo nell’amarezza. Una follia? Sì, ma anche no. La sua seconda doppietta stagionale (dopo quella contro il Lecco) alla Reggiana, circondata dal nulla assoluto, più che far sorridere ha fatto tenerezza, e forse anche un po’ rabbia. Dalla festa emozionante che i suoi compagni, a partire da Tutino, gli hanno tributato dopo i gol alla Reggiana, si è compreso quanto l’avvocato romano sia amato dai suoi compagni. Ma quegli abbracci fanno anche malinconia e tristezza per ciò che si è sprecato. Le sue lacrime pronte ad esplodere dopo la rete del 3-0 raccontano una storia personale di sofferenza e di impotenza che però una tifoseria impaziente ed esigente come quella bruzia, che già ha a che fare da anni con un club ottuso e snervante, non poteva accollarsi. Ciò che di questa annata tutti ricorderanno è che Forte aveva le potenzialità per portare in alto il Cosenza e non lo ha fatto. Chi lo sa, sarà stato per l’inchiesta sul calcioscommesse in cui è coinvolto, per l’ambiente impaziente o per chi, come Caserta, lo conosceva bene e non ha saputo stimolarlo a dovere. Qualunque sia la causa del suo flop, resterà il rimpianto e la conferma che i grandi nomi che si rendono disponibili a basso costo nelle ultime ore di calciomercato, non sempre si tramutano in affari. Serve un progetto, il solito maledetto progetto. Serve una visione, comunicazione, e serve amore puro. Ma, vabbè, solite parole a vuoto. (Francesco Veltri)

La gioia del Cosenza a Reggio Emilia

La consapevolezza del Catanzaro

Un assaggio di play-off. Lo 0-0 andato in scena al Nicola Ceravolo tra Catanzaro e Cremonese ha avuto tutto il sapore di un anticipo degli spareggi promozione che, con ogni probabilità, entrambe le squadre saranno chiamate ad affrontare. Gara bella, tra due formazioni che per certi versi si assomigliano e che hanno finito per annullarsi non senza regalare spettacolo e azioni da gol. Poteva vincerla il Catanzaro, poteva vincerla la Cremonese. Alla fine, il pareggio sta bene ad entrambe, alla Cremo che tiene a distanza i giallorossi e al Catanzaro che consolida la propria quinta piazza.
Di certo la squadra di Vivarini ne esce ancor più consapevole dei propri mezzi, ancor più convinta di potersela giocare contro chiunque in questo torneo. Nel post-partita Vivarini si è sbilanciato affermando che anche il suo Catanzaro è una delle grandi di questo campionato (e come dargli torto?). Anche una squadra come quella di Stroppa, costruita per l’immediato ritorno in serie A e imbottita di campioni, ha sofferto le ripartenze dei giallorossi, una in particolare. Dopo un quarto d’ora dall’avvio della ripresa è stata da applausi la manovra di Iemmello e soci, con il capitano ad ispirare, Vandeputte a rifinire e Biasci a concludere trovando però il salvataggio, provvidenziale, di Antov. Tutto in velocità, tutto a memoria, tutto con estrema qualità. La fotografia perfetta del gioco giallorosso.

Crema: La nota più lieta sta proprio nella ormai acquisita consapevolezza di potersela giocare con le grandi di questo campionato. Il Catanzaro conferma, ancora una volta, di essere a pieno diritto tra le big della Serie B e di non temere affatto (anzi) il confronto con chi ha speso il doppio se non il triplo di quanto abbia fatto la società giallorossa. I play-off sono all’orizzonte e la spensieratezza e la leggerezza mentale con cui le aquile andranno ad affrontarli potranno esserle l’arma in più.

Amarezza: Il rammarico più grande è l’occasione fallita da Stoppa all’89 che avrebbe, con ogni probabilità, scritto la parola fine sull’incontro regalando 3 punti pesantissimi al Catanzaro anche in ottica aggancio alla quarta posizione. Il destro fuori di un soffio del giocatore di proprietà della Sampdoria, su invito perfetto del capitano giallorosso Iemmello, grida vendetta. Il suo gol avrebbe fatto venire giù il Ceravolo. (Stefania Scarfò)

La squadra giallorossa sotto la curva

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