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“Grândola, Vila Morena”, inno di libertà

«Grândola, vila morena / Terra da fraternidade /O povo é quem mais ordena / Dentro de ti, ó cidade! / Dentro de ti, ó cidade /O povo é quem mais ordena / Terra da fraternidade /Grândola, vila more…

Pubblicato il: 24/04/2024 – 8:10
di Bruno Gemelli
“Grândola, Vila Morena”, inno di libertà

«Grândola, vila morena / Terra da fraternidade /O povo é quem mais ordena / Dentro de ti, ó cidade! / Dentro de ti, ó cidade /O povo é quem mais ordena / Terra da fraternidade /
Grândola, vila morena! / […]».
Il 24 aprile 1974, alle ore 22,55, Radio Clube Português trasmise la canzone E Depois de Adeus (“E dopo l’addio”) di Paulo de Carvalho. A mezzanotte e ventinove minuti, il 25 aprile, la cattolicissima Radio Renascença passò una canzone vietata dal governo: “Grândola vila morena” di Zeca Afonso. Era questo il segnale di avvio di un’azione militare mirante a rovesciare la dittatura che durava da cinquant’anni. Uno dei più duraturi regimi dittatoriali d’Europa.
Fu la Rivoluzione dei Garofani. Il nome di Revolução dos Cravos derivò dal gesto di una fioraia, Celeste Caeiro (era anche un’operaia), che in una piazza di Lisbona offrì garofani ai soldati. I fiori furono infilati nelle canne dei fucili, divenendo simbolo della rivoluzione e insieme segnale alle truppe governative perché non opponessero resistenza.
Grândola, Vila Morena entrò così nella storia del Portogallo e divenne un simbolo in tutta Europa. Ne vennero approntate versioni in molte lingue, tra le quali si ricorda quella tedesca (Stadt der Sonne, Stadt der Brüder) di Franz-Josef Degenhardt.
Nella città di Grândola, un murale eretto a 25 anni dalla Rivoluzione riporta il testo e lo spartito musicale della canzone.
A luglio del 1974 caddero definitivamente i colonnelli in Grecia. L‘anno successivo morrà in Spagna il caudillo Francisco Franco.
L’Europa, almeno per qualche tempo, era libera dalle scorie fasciste. I terrapiattisti erano ancora lontani.

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