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Morti sul lavoro, nelle “due Italie” la Calabria è in zona rossa

Domenica 28 aprile si celebra la giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

Pubblicato il: 27/04/2024 – 9:58
Morti sul lavoro, nelle “due Italie” la Calabria è in zona rossa

«È una giornata importante per riflettere sulla tragedia quotidiana delle morti sul lavoro. Un’occasione preziosa di riflessione per i formatori, per i responsabili della sicurezza aziendale e per i datori di lavoro. Per introdurre nella quotidianità produttiva del nostro Paese tutte le procedure utili alla prevenzione degli infortuni gravi e mortali». Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, da tre decenni in prima linea sul fronte della sicurezza dei lavoratori in Italia, sottolinea il valore della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro che si celebra il 28 aprile. E lancia un appello a tutti coloro che si occupano di sicurezza nel nostro Paese. «Non si può arrivare alla fine di ogni anno contando sempre oltre mille vittime – insiste Rossato – e con un’incidenza di mortalità che rimane praticamente invariata negli ultimi due anni. Non è possibile vedere come i lavoratori siano sempre protagonisti delle stesse tragedie. Perché esiste una normativa ben strutturata nel nostro Paese per prevenire gli infortuni. Basterebbe applicarla in modo più capillare». Una situazione drammatica per la nostra penisola, confermata dalla più ampia e recente elaborazione statistica dell’Osservatorio mestrino.

Tutto il Sud è in zona rossa

«Non ci sono parole per commentare una situazione che non accenna a cambiare nonostante il maggior rilievo dato a questi drammi da istituzioni e media ma, anzi, stando ai dati, nel 2023 gli infortuni in occasione di lavoro sono aumentati dell’1,1% rispetto al 2022 – spiega ancora Rossato – e ciò significa che i lavoratori nella loro quotidianità lavorativa non sono abbastanza tutelati. Si assiste per contro a una significativa diminuzione degli infortuni mortali in itinere rispetto al 2022 (-19,3%), probabilmente conseguenza del maggior ricorso al lavoro in smartworking avvenuto in questi anni post pandemia. Un risultato confortante, certamente, ma che non si identifica con un miglioramento delle condizioni di sicurezza dei lavoratori nella nostra penisola».
«Tra l’altro, purtroppo – aggiunge il Presidente dell’Osservatorio mestrino – siamo consapevoli di come in questo drammatico bilancio restino fuori molti altri decessi. Quelli che appartengono all’economia sommersa». Nell’ottica di una riflessione più virtuosa e capace davvero di indirizzare il Paese verso un’inversione di rotta, l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre elabora da anni il rischio reale di morte dei lavoratori, regione per regione e provincia per provincia. «Si tratta dell’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa regionale e provinciale, la cui media in Italia alla fine del 2023 è di 34,6 decessi ogni milione di occupati (di 35 nel 2022). – racconta il Presidente dell’Osservatorio mestrino – Questo valore, un vero e proprio “indicatore di rischio di morte sul lavoro”, consente di confrontare il fenomeno infortunistico anche tra regioni con un numero di lavoratori diverso. Sulla base dell’incidenza degli infortuni mortali, l’Osservatorio Vega definisce mensilmente la zonizzazione del rischio di morte per i lavoratori del nostro Paese che viene così descritto – alla stregua della pandemia – dividendo l’Italia a colori». Ebbene, a finire in zona rossa alla fine nel 2023, con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 34,6 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Abruzzo, Umbria, Basilicata, Puglia, Molise, Campania e Calabria. In zona arancione: Sicilia ed Emilia-Romagna. In zona gialla: Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Veneto, Sardegna, Lombardia, Liguria e Trentino-Alto Adige. Le regioni più sicure, in zona bianca, sono: Lazio, Toscana e Valle d’Aosta. E poi c’è un’emergenza che negli ultimi anni diventa sempre più nitida nelle nostre elaborazioni, ovvero, quella che tocca i lavoratori stranieri, soggetti ad un rischio di infortunio mortale più che doppio rispetto agli italiani. Così gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a dicembre 2023 sono 155 su 799. Con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere più che doppio rispetto agli italiani; si registrano 65,3 morti ogni milione di occupati, contro i 31,1 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati. Contemporaneamente diminuiscono le denunce di infortunio (mortali e non mortali) del 16,1% rispetto al 2022, ma i decrementi sono dovuti alla fine dell’emergenza Covid che aveva invece ‘gonfiato’ i dati del 2022. (Questi e molti altri dati sono liberamente reperibili nel sito dell’Osservatorio mestrino www.vegaengineering.com).

Dai numeri alla prevenzione

«Auspichiamo da sempre che i nostri studi e le nostre elaborazioni statistiche possano rappresentare un valido supporto di conoscenza e approfondimento per tutti coloro che si impegnano a fare prevenzione nei luoghi di lavoro e, soprattutto, che diventino strumento concreto ed efficace per tutelare la sicurezza dei lavoratori. Ricordando una volta di più, e proprio in una giornata solenne come il 28 aprile – conclude Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – che la disciplina in materia di sicurezza sul lavoro nel nostro Paese c’è ed è esaustiva. Dobbiamo solo applicarla. A tal fine serve dunque un’adeguata e diffusa formazione dei lavoratori e, anche, dei datori di lavoro; senza dimenticare il valore deterrente di ispezioni e sanzioni. Non si possono considerare salute e sicurezza sul lavoro dei costi, bensì un investimento. È indispensabile che l’Italia esca dal torpore dell’insicurezza che immobilizza piani virtuosi di prevenzione e che continua a perpetuare la tragedia anno dopo anno. Perché l’inettitudine e l’ignoranza di chi si dovrebbe occupare della tutela dei lavoratori, poi, si traducono in infortuni gravi e, talora, mortali». (redazione@corrierecal.it)

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