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Verso il voto

Europee, De Luca: «Astensionismo in Calabria? È colpa della politica»

Il responsabile dell’Osservatorio Politico-Istituzionale dell’Unical teme un incremento del fenomeno: «Voto d’opinione ormai residuale»

Pubblicato il: 03/05/2024 – 9:55
di Roberto De Santo
Europee, De Luca: «Astensionismo in Calabria? È colpa della politica»

COSENZA Crollo delle ideologie, disaffezione, scarsa fiducia nella capacità della politica di saper affrontare i problemi quotidiani. Un mix micidiale che finisce per demolire progressivamente ed inesorabilmente uno dei pilastri della democrazia: il diritto al voto. Cioè il sistema più pregnante di partecipazione attiva e diretta all’indirizzo politico del Paese. Così quella fuga dalle urne, finisce per tramutarsi in un suicidio collettivo della cittadinanza che comprime qualsiasi ipotesi di compartecipazione alle scelte future dei territori. Auto-minando la propria libertà.
Un paradosso che diviene ancor più evidente in quelle aree che avrebbero maggiore necessità di cambiamenti per invertire il processo di impoverimento socio-economico. Ed invece sono proprio le aree più povere del Paese dove è più marcato il fenomeno del non voto, come in Calabria. Soprattutto in occasione delle consultazioni europee. Quando c’è da andare alle urne per scegliere i propri rappresentanti da inviare al Parlamento europeo, i calabresi dimostrano tutta la loro disaffezione.
Un fenomeno che, a poche ore dalla presentazione delle liste per le prossime Europee, dovrebbe preoccupare e far interrogare sul livello di rappresentatività della classe politica. Ma che viceversa, sembra ormai essere stato “digerito” considerandolo un processo ineluttabile. A guardare i dati, il numero di coloro i quali non si recano alle urne in Calabria rappresenta ormai gran parte della popolazione. Con l’aggravante che cresce in modo esponenziale negli anni.

Così se nelle Europee del 2004 oltre due terzi dei calabresi andavano a votare, alle ultime consultazioni quella fetta si è considerevolmente assottigliata. Nel 2019, infatti, poco più di 4 calabresi si dieci si sono recati alle urne. Così nonostante la crescente importanza che ha acquisito nel tempo l’Europa, nelle politiche di sviluppo dei territori, la Calabria non sembra accorgersene. Rischiando ancora una volta di autolimitarsi il diritto a mutare il proprio destino.
La causa principale potrebbe essere legata alla crisi partitica oltre al crollo delle ideologie che finirebbe per allontanare i calabresi dalle urne. Ne è convinto Roberto De Luca, professore associato di Sociologia dei fenomeni politici al dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università della Calabria. Secondo il docente – che è anche responsabile dell’Osservatorio Politico-Istituzionale dell’Unical -, alle Europee «i candidati sono visti dagli elettori molto “distanti” e sconosciuti». Un dato che, per De Luca, dimostrerebbe plasticamente la crisi della politica. «Il voto d’opinione che aveva la sua base nella proposta politica del partito è diventato ormai residuale, mentre si afferma sempre più come criterio di scelta, una diversa forma d’opinione basata sul giudizio sui candidati e/o sul leader del partito». E sulle prossime Europee, il responsabile dell’Osservatorio Unical, tema un incremento ancor più consistente dell’astensionismo. «Il numero limitato di candidati calabresi alle europee – spiega – provocherà una ridotta mobilitazione nella regione».

La sede del Parlamento a Strasburgo

L’Europa diviene sempre più determinante nelle scelte delle strategie politiche che ricadono anche sulla Calabria. Come vengono recepite le istituzioni comunitarie dai calabresi?
«In generale, in tutto il Paese, ma non solo in Italia, non c’è molta conoscenza e consapevolezza sulle politiche dell’Unione Europea. L’istituzione europea viene sempre molto meno considerata da buona parte dei suoi cittadini o valutata in maniera negativa, anche quando vengono messi in atto efficaci e concreti strumenti per favorire azioni di sviluppo dei territori più arretrati. Valutate le condizioni dell’economia della Calabria, fra le regioni più povere d’Europa, gli aiuti comunitari e il rapporto con l’Unione Europea dovrebbero essere al centro del dibattito politico regionale nonché della considerazione dei cittadini. Ma, a quanto pare, i calabresi, come moltissimi altri italiani, non prestano molta attenzione all’Europa e alle sue politiche se non quando qualche provvedimento dell’Unione viene valutato in negativo da alcuni partiti».

I risultati delle ultime Europee in Calabria

Nonostante questa importanza, quindi non sembra che ci sia una grande affezione al voto. Come si giustifica?
«Nelle Europee del 2019 ha votato solo il 44% dei calabresi, percentuale più alta solo delle regioni Sicilia e Sardegna dove, però, non si è votato per le Comunali in contemporanea con le elezioni europee, come, invece, è successo in Calabria con le elezioni Comunali che hanno svolto l’azione di “traino” nella partecipazione alle Europee. Nelle elezioni comunali, in molti comuni del meridione, si registrano percentuali di votanti più alte delle politiche. Segno questo che l’interesse degli elettori, la motivazione ad esprimere un voto, non è per i partiti ma per i candidati che, nelle elezioni comunali, appunto, sono considerati molto “vicini” all’elettore. Nelle Europee, pur in vigenza di un sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza, i candidati sono visti dagli elettori molto “distanti” e sconosciuti e questo spiega in parte – ma non può assolutamente giustificare – l’astensionismo dei calabresi. Il voto alla persona anziché a un partito, sembra essere sempre più la manifestazione della crisi profonda della politica e dei partiti. Il voto d’opinione che aveva la sua base nella proposta politica del partito è diventato ormai residuale mentre si afferma sempre più come criterio di scelta una diversa forma d’opinione basata sul giudizio sui candidati e/o sul leader del partito. Il numero limitato di candidati calabresi alle europee provocherà una ridotta mobilitazione nella regione. Per cui agli astensionisti cronici (diventati tali per il disinteresse, se non l’insofferenza, verso la politica) si aggiungeranno quegli elettori che nelle liste non troveranno alcun candidato “meritevole”.  D’altra parte, le campagne elettorali per le Europee solitamente si svolgono quasi in sordina con i temi importanti della politica europea (quei temi che nella proposta dei partiti dovrebbero indirizzare le scelte degli elettori) sono spesso solo enunciati, mentre la conquista del consenso si basa fondamentalmente sulla polemica politica e sulle proposte contenute nell’agenda della politica nazionale dei partiti».

Questo dato sulla bassa partecipazione sembra colpire soprattutto i giovani. È così?
«L’astensionismo è l’evidente indicatore della crisi della politica e, soprattutto, dei partiti. I partiti non riescono più ad essere presenti sul territorio, se non, in alcuni casi, con i soli eletti negli organismi degli enti locali. Gli iscritti ai partiti sono ormai diventati pochissimi e, conseguentemente, è venuta meno l’attività e la partecipazione nonché l’organizzazione territoriale che un tempo rappresentava la base del partito. I giovani, quindi, non trovano più molte occasioni per impegnarsi in politica. A conferma di ciò, se cerchiamo i dati degli eletti nei comuni troveremo percentuali bassissime di giovani e di donne. La sfiducia generalizzata nella politica è ancora più presente nei giovani, quelli nati dopo la fine della prima repubblica, che della politica hanno conosciuto soprattutto episodi poco edificanti e quasi mai hanno intravisto nel partito e nei politici il ruolo di custodi di valori e ideologie». 

European Union flags in front of the blurred European Parliament in Brussels, Belgium

E perché c’è questa distanza tra i più giovani calabresi?
«Probabilmente influisce a determinare il distacco di molti giovani dalla politica lo sconfortante scenario che si presenta a coloro che si affacciano nel mondo del lavoro. E sono molti i calabresi che sono costretti a ricercare fuori dalla regione la costruzione del loro futuro. Diventa, perciò, quasi naturale attribuire alla politica e ai partiti, tutte le colpe di questa situazione difficile. Per cui cresce la disaffezione, la distanza che separa i giovani dalla politica».

In Italia si torna al voto per le Europee il prossimo 8 e 9 giugno

Dal vostro osservatorio la prossima tornata elettorale per le Europee come sarà interpretata questa volta dai calabresi?
«La posta in gioco delle elezioni del parlamento europeo, da sempre, è ritenuta, meno importante, rispetto ad altre. Molti elettori, perciò, si possono concedere un voto in libertà, cioè senza troppi condizionamenti. Così nel 2014 si registra l’evanescente exploit del Pd di Matteo Renzi e nel 2019 della Lega di Salvini. E ciò avviene abbastanza uniformemente su tutto il territorio nazionale, quasi a conferma che i temi della campagna elettorale sono quelli prettamente nazionali. In questa tornata, potrebbe diventare un tema dominante della campagna elettorale per i partiti che nel parlamento sono all’opposizione, una questione nazionale che è di stretto interesse per i cittadini calabresi e meridionali: l’autonomia differenziata. E dal voto nelle regioni meridionali del prossimo giugno potrebbe venir fuori un segnale forte e contrario alla “secessione dei ricchi”».

Il grafico sull’affluenza alle urne dal 1979 al 2019 in Italia

Come spingere i calabresi ad una maggiore partecipazione al voto europeo?
«In questo clima di apatia e distanza dalla politica, i cittadini devono avere dei buoni motivi per recarsi al voto, soprattutto quando le elezioni sono ritenute, in generale, meno importanti. I buoni motivi possono essere trovati nelle proposte dei partiti e nella credibilità dei candidati. Come dicevamo, l’argomento della contrarietà all’autonomia differenziata potrebbe motivare una parte dei calabresi a recarsi al voto, ma ci sono altri temi di interesse immediato per i cittadini che, opportunamente veicolati, potrebbero rimuovere l’apatia politica di tanti calabresi».

L’aula del Parlamento europeo

Le istituzioni, come anche la scuola possono svolgere qualche ruolo attivo?
«Le istituzioni svolgono un ruolo attivo per avvicinare i cittadini alla politica certamente quando le stesse istituzioni funzionano bene. Volendo esemplificare, i cittadini di un comune bene amministrato sono più propensi a percepire la vicinanza dell’istituzione e, conseguentemente, l’importante rilievo che assume la partecipazione alla vita politica della propria comunità. Anche la scuola potrebbe aggiungere qualcosa ai programmi rispetto a quanto già fa nel senso della formazione dei giovani come cittadini. Ma è soprattutto ai partiti politici che dovrebbe essere riservato il compito della socializzazione politica, dell’avvicinamento dei cittadini alle istituzioni e alla politica, come è avvenuto nel secondo dopoguerra, nella prima repubblica, cioè fino alla crisi profonda degli stessi partiti politici. In considerazione dei tanti problemi che hanno attualmente i partiti, risulta abbastanza arduo prevedere che si possa ripetere una siffatta meritoria azione dei partiti». (r.desanto@corrierecal.it)

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