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La ‘ndrangheta in Liguria, la “silente” penetrazione nella politica

Il “Domani” ricostruisce le dinamiche della criminalità organizzata calabrese alla luce dell’indagine che ha travolto la Regione

Pubblicato il: 19/05/2024 – 10:16
La ‘ndrangheta in Liguria, la “silente” penetrazione nella politica

ROMA «Dal porto al “sistema Toti”. Il potere delle ‘ndrine liguri». E’ questo il tiolo di un lungo reportage che il “Domani” ha dedicato alle dinamiche della ‘ndrangheta in Liguria. Il reportage, curato dal giornalista Giovanni Tizian, prende le mosse dalle risultanze dell’indagine che nei giorni scorsi ha terremotato i vertici della Regione e dell’imprenditoria in Liguria, coinvolgendo anche il governatore Giovanni Toti. Focus dunque sulla organizzazione criminale che – scrive il Domani – «ha fatto della Liguria una sua succursale prestigiosa: la ‘ndrangheta, in particolare quella ‘ndrangheta composta da cosche provenienti dalla provincia di Reggio Calabria, da Gioia Tauro a Locri… La mafia calabrese ha occupato interi territori della regione, ora al centro dello scandalo politico che ha travolto il presidente della giunta ligure Toti… La stessa indagine ha documentato pure la capacità delle cosche di controllare e offrire pacchetti di voti. L’indagine ha due filoni, il secondo è nato a La Spezia e puntava a dimostrare il voto di scambio con i clan, con una presenza ingombrante come quella del capo di gabinetto del presidente, Matto Cozzani. Il risultato di questa saldatura investigativa è aver svelato la punta nascosta dell’iceberg, e cioè il sistema sommerso di accordi, favori e corruzione. Con i capi bastone del clan nei panni di mercanti di voti venduti al miglior offerente. Una lunga informativa della Guardia di finanza, agli atti dell’inchiesta Toti, è dedicata solo ai rapporti tra la politica e gli uomini della mafia, in particolare della mafia siciliana…Ma è scavando un poco più a fondo in questo terreno melmoso – prosegue il “Domani” – che affiora il profilo dell’organizzazione che in Liguria governa le dinamiche criminali, ha deciso elezioni, ha portato a scioglimenti di consigli comunali inquinati dalla sua ingerenza. “Cosa nostra genovese è risultata anche in stretto collegamento con altre forme di criminalità organizzata, in particolare quella calabrese, è scritto in un rapporto degli investigatori che hanno indagato sui voti sporchi offerti a liste collegate a Toti. Torniamo dunque alla ‘ndrangheta».

Il contesto

«“Se vogliamo lavori… qua a Genova…bisogna parlare con Cianci… perché qua a volte fanno i lavori a trattativa privata”. Cianci – aggiunge “Il Domani” – è Domenico Cianci, eletto consigliere regionale nella formazione “Cambiamo Toti presidente”, terzo candidato più votato della lista nella circoscrizione di Genova. A parlare, intercettato, era Luigi Mamone. Parole riportate nell’informativa della Guardia di Finanza sulla famiglia Mamone, originaria della Calabria, indicata in decine di apporti come l’anello di congiunzione tra le cosche della Piana di Gioia Tauro e l’imprenditoria che conta in Liguria. Il capostipite era Luigi Mamone, deceduto nel 2021, a capo di un gruppo aziendale molto attivo negli appalti pubblici. Le parentele e le amicizie conducono all’apice delle cosche di ndrangheta che contano: le famiglie Raso-Gullace, nel gotha dell’organizzazione mafiosa. Anche i Mamone, in contatto con i siciliani indagati per voto di scambio con il capo di gabinetto di Toti, hanno avuto contatti diretti (incontri documentai) con Cianci. Alcuni indagati sostengono che il politico totiano abbia “tirato fuori tanti soldi…” e riferendosi ai voti dei clan calabresi commentavano: “I calabresi sono molti uniti, più uniti di noi”, cioè dei referenti siciliani. Il riferimento potrebbe essere per esempio a un’altra figura della ‘ndrangheta genovese, tale Carmelo Grippo, legatissimo al boss Paolo Nucera di Lavagna… Griffo non ha avuto problemi a stimolare la memoria dello smemorato Cianci, beneficiario di un suo pacchetto di voti: “Lei è un pagliaccio, un pagliaccio di m…”, diceva alterato al consigliere regionale che non aveva rispettato i parti preelettorali. La ‘ndrangheta in Liguria e in generale al Nord è così: perlopiù silente, ma sempre pronta ad applicare i metodi che l’hanno resa famigerata in tutto il mondo».

“Santissima Liguria”

Il reportage del “Domani” poi traccia una mappa della ‘ndrangheta in Liguria: «Da Ventimiglia e Bordighera, a La Spezia fino a Genova, una cosa è certa: le cosche di ‘ndrangheta hanno offerto in questi anni una carrellata di boss dai profili variegati. C’è Domenico Gangemi, il capo genovese, ufficialmente fruttivendolo nel quartiere poco distante da Marassi. Gangemi, intercettato dalle microspie, al capo dei capi in Calabria nel lontano 2009 diceva: “Pare che la Liguria è ‘ndranghetista”. Nel Ponente ligure, invece, al confine con la Francia, l’identikit del padrino sfuma in un imprenditore che per molto tempo fa goduto dell’indifferenza persino della magistratura. E’ il caso di Bordighera: qui la famiglia Pellegrino ha lavorato nelle costruzioni e nel movimento terra. Il comune era stato sciolto per mafia, poi il Consiglio di Stato aveva annullato il provvedimento, Identico destino per Ventimiglia, dove ha comandato fino alla sua morte, nel 3017, Giuseppe Marcianò. Anche Lavagna è stato sciolto per infiltrazioni mafiose… E solo alcuni giorni fa, nel pieno della bufera giudiziaria su Toti, sono arrivate le condanne all’ex parlamentare e già sindaca Gabriella Mondello, per corruzione elettorale. Ancora una volta di mezzo c’era un boss di ‘ndrangheta. Una costanza dove c’è potere e denaro. Anche questo – conclude il “Domani” – è il “sistema” Liguria».

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