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Sos carceri, “maratona oratoria” della Camera Penale di Catanzaro: «Diamo voce a chi non ne ha»

Davanti al Palazzo di Giustizia del capoluogo calabrese l’iniziativa per sensibilizzare politica e opinione pubblica alla luce dei tanti suicidi dietro le sbarre

Pubblicato il: 29/05/2024 – 13:57
Sos carceri, “maratona oratoria” della Camera Penale di Catanzaro: «Diamo voce a chi non ne ha»

CATANZARO «Dare voce a chi non ha voce, per porre al centro del discorso pubblico e della riflessione collettiva l’emergenza carcere: giusto un dato, quest’anno siamo già a 36 suicidi». Lo ha detto il presidente della Camera Penale “Cantafora” di Catanzaro, Francesco Iacopino: oggi la Camera Penale di Catanzaro di Catanzaro ha aderito all’iniziativa promossa dall’Unione delle Camere Penali, una maratona oratoria a staffetta – dal titolo “Fermiamo i suicidi in carcere” – per sensibilizzare politica e opinione pubblica sulla grave situazione nelle carceri italiane. «I tassi di sovraffollamento carcerario – ha evidenziato ancora Iacopino – hanno raggiunto i picchi del 2012 quando la Corte Europea dei diritti dell’uomo, ci ha condannato per trattamenti inumani e degradanti. Noi vogliamo opporci a questa visione del carcere che ormai ha assunto la dimensione di una discarica sociale, perché nelle carceri ci stanno tossicodipendenti, malati psichiatrici, extracomunitari, poveri del nostro tempo».

  • «Non smarrire il senso di umanità»

Secondo Iacopino «non può essere il carcere il luogo del recupero del tossicodipendente, di cura del malato psichiatrico, di inserimento dell’extracomunitario, non può essere il carcere il luogo per governare le povertà del nostro tempo. E allora abbiamo bisogno intanto di non smarrire il senso di umanità cui deve tendere la pena, ma soprattutto di capire che lo Stato spende 150 euro al giorno per ogni detenuto e ci chiediamo con queste somme quanto recupero si potrebbe fare per tutte queste marginalità sociali. A questo modo di concepire il carcere noi ci stiamo opponendo perché sappiamo che un altro mondo è possibile e non c’entra niente la sicurezza perché quando il carcere diventa un orrore, quando il carcere diventa sovraffollamento, disperazione, quando il carcere diventa buio non ci può essere sicurezza sociale perché quando usciranno dal carcere queste persone non saranno recuperate». Per Iacopino «è l’umanità che fa la differenza. Noi abbiamo ormai smarrito il senso di umanità. Dobbiamo recuperare un diritto penale del limite e capire che non può essere la leva penale il regolatore del disagio sociale. Il fallimento della politica sta tutto qui: avere delegato al diritto penale la responsabilità di disciplinare le marginalità sociali». In tanti, rappresentanti istituzionali come il sindaco del capoluogo Nicola Fiorita, esponenti del mondo accademico, sociale e culturale. si sono alternati nella maratona oratoria allestita a Piazza Matteotti a Catanzaro, davanti il Palazzo di Giustizia: particolarmente toccante l’intervento-testimonianza di una donna, madre di un giovane detenuto tossicodipendente che si è tolto la vita dietro le sbarre. (redazione@corrierecal.it)

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