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il dramma

«Sui migranti morti al largo della Calabria c’è un silenzio vergognoso delle istituzioni»

Marco Bertotto, direttore dei programmi di Medici senza frontiere, parla di «vere e proprie politiche di boicottaggio»

Pubblicato il: 20/06/2024 – 10:57
«Sui migranti morti al largo della Calabria c’è un silenzio vergognoso delle istituzioni»

«Si registrano 6 vittime al giorno nel Mediterraneo e queste morti», «sono il risultato di scelte e decisioni governative, non solo italiane, che hanno dimenticato i diritti delle persone, che si basano esclusivamente su logiche securitarie e di deterrenza». Così in un’intervista sul Domani Marco Bertotto, direttore dei programmi di Medici senza frontiere che, in riferimento ai salvataggi di migranti in mare, parla di «vere e proprie politiche di boicottaggio». «Con il decreto Piantedosi i soccorsi in mare sono estremamente ostacolati», continua Bertotto, che aggiunge: «L’attività delle ong è criminalizzata, e certe norme la rendono sempre più marginale: imporre alle navi un singolo soccorso, assegnandogli un porto assai distante dalle zone Sar, vuol significare non solo impedire un secondo soccorso, ma anche e soprattutto ridurre la nostra operatività. Per non parlare delle sanzioni che vengono previste in caso di violazione di quanto stabilito». L’ultima tragedia in ordine di tempo è quella che si è consumata al largo della Calabria. Solo dodici i superstiti, circa cinquanta ancora i dispersi in mare, tra cui 26 bambini. Bertotto sul caso afferma: «È un silenzio vergognoso, un silenzio che dimostra che non c’è alcuna empatia verso i migranti e il tema delle migrazioni, ma soltanto una totale inerzia da parte delle istituzioni». Ad oggi è di fatti scomparso», continua Bertotto, «il meccanismo del coordinamento dei soccorsi in mare per come lo conoscevamo nel 2011. Allora le ong venivano considerate degli assetti a disposizione delle autorità marittime per procedere ai salvataggi, ma via via», spiega Bertotto, «tutto questo è venuto meno e attualmente non c’è più quel tipo di cooperazione: le ong, coi loro mezzi e in modo autonomo, identificano le imbarcazioni e i pericoli».

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