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‘Ndrangheta, il business alternativo di Maiolo: casse di prosecco e pesce stocco da vendere in Italia e all’estero

«Due euro te li prendi tu ed un euro me lo prendo io». Così Angelo Maiolo organizzava l’acquisto e la rivendita dei cartoni. Le intercettazioni nelle carte dell’inchiesta

Pubblicato il: 21/06/2024 – 16:35
di Giorgio Curcio
‘Ndrangheta, il business alternativo di Maiolo: casse di prosecco e pesce stocco da vendere in Italia e all’estero

VIBO VALENTIA Monopolizzare i settori commerciali attraverso l’apertura di nuove realtà imprenditoriali gestite dagli affiliati. Questo l’obiettivo della ‘ndrina Maiolo, così come ricostruito dagli inquirenti della Dda di Catanzaro nell’operazione che oggi, su ordine del gip, ha portato all’arresto di 14 persone, di cui 13 finite in carcere e una ai domiciliari, tutti accusati a vario titolo dei reati di associazione di tipo mafioso armata, omicidio plurimo, concorso esterno in associazione mafiosa. L’inchiesta della Distrettuale antimafia riguarda, in particolare, attività illecite concentrate soprattutto nel territorio delle Preserre vibonesi, ed in particolare nei comuni di Acquaro, Gerocarne, Soriano e Dasà, e vede in tutto 26 persone indagate.

Il business dei fratelli Maiolo

Secondo gli inquirenti della Distrettuale antimafia, dunque, al rientro in Calabria e nel territorio di Acquaro, i fratelli Maiolo si sarebbero adoperati per creare «forme di guadagno apparentemente lecite, mediante la creazione di una serie di società aventi ad oggetto l’import/export di prodotti enogastronomici e affini e l’apertura di alcuni punti vendita», riporta il gip nell’ordinanza. Attività commerciali che, nei fatti, sarebbero serviti solo a schermare il vero quadro imprenditoriale formato da soggetti appartenenti alla ‘ndrina di Acquaro. Questi ultimi – come riporta il gip, attraverso violenza e minaccia, «hanno alterato il regime concorrenziale di tali prodotti sul territorio». Secondo quanto emerso dall’inchiesta, inoltre, l’inserimento nel settore dell’import/export di prodotti gastronomici da parte dei fratelli Maiolo, sarebbe stato agevolato anche dalle relazioni criminali intessute nel corso degli anni, in particolare durante la loro detenzione carceraria, consentendogli, di fatto, «l’acquisto di prodotti a prezzi altamente concorrenziali». E nelle carte dell’inchiesta si fa riferimento alla commercializzazione del “pesce stocco”, per la quale Angelo Maiolo, tra gli arrestati, avrebbe richiesto a Salvatore Pelle, figlio di Antonio Pelle alias “Gambazza”, storico elemento di vertice della ‘ndrangheta, di essere presentato al fornitore del prodotto. Oppure la richiesta fatta a Nicola Antonio Papaleo – finito ai domiciliari – per poter entrare “con prepotenza” nel commercio di buste biodegradabili da effettuarsi in Abruzzo.

Il prosecco dalle cantine di Asti e Novara

Dall’inchiesta è emerso, poi, come lo stesso Angelo Maiolo avesse acquistato considerevoli quantitativi di prosecco da cantine delle provincie di Novara e Asti, «trasportando e vendendo la merce sia in Calabria che in altre regioni d’Italia, quali Abruzzo e Lombardia, nonché Stati esteri, quali Svizzera e Germania». 
Secondo la Dda, e per come riportato dal gip nell’ordinanza, quello messo in piedi da Maiolo sarebbe a tutti gli effetti una «ulteriore attività economica che ha senz’altro contribuito ad incrementarne gli introiti della cosca», perché la compravendita di partite di prosecco non è stata imposta soltanto ai commercianti di Acquaro e paesi limitrofi, «ma anche in luoghi della provincia vibonese ove sono presenti soggetti in qualche modo legati alla consorteria», annota il gip nell’ordinanza.
«Io adesso sto facendo Acquaro, Dasà, Arena, Gerocarne, Soriano, Ciano eh… Piscopio mi hanno detto di sì e due bar a Vibo mi hanno detto… Io voglio arrivare a venti bar (…) io solo prosecco, io il prosecco vedete che lo porto io, punto! (…) glielo sto dicendo a tutti, mi hanno detto tutti di sì…». In questo dialogo intercettato dagli inquirenti, Maiolo stila una sorta di elenco di esercenti e di paesi limitrofi (sempre ubicati nel territorio vibonese) che avevano già acconsentito all’acquisto del prosecco commercializzato da lui. Per gli inquirenti, dunque, Angelo Maiolo era in grado di imporre l’acquisto delle partite di prosecco tanto nella zona sottoposta direttamente al suo controllo, quanto – attraverso i “buoni uffici” dei sodalizi alleati, soprattutto attraverso il contributo di Cosmo Damiano Inzitari che, per come emerge in altre conversazioni captate, «coopera attivamente nell’attività», scrive il gip nell’ordinanza.  

«Due euro te li prendi tu ed un euro me lo prendo io»

«Allora, seguimi un attimo… io ora ho valutato un’altra cosa, eh… Con il baccalà, con lo stocco e con il baccalà, è inutile che ci prendiamo in giro, in questi paesi, non esce la giornata per tre cristiani… adesso sto prendendo contatti con… il prosecco, con il prosecco faccio che te la vedi tu, ti prendi due euro a cartone, due euro te li prendi tu ed un euro me lo prendo io senza che faccio niente… Io ti sto facendo tutti i bar…», dice Angelo Maiolo in una conversazione intercettata dalla pg. «Non ho patente io, hai capito? Non ho patente, non posso andare da nessuna parte, non ho patente…», gli fa eco Inzitari. E Maiolo replica: «(…) quanto per portargli il prosecco Cosimo, tu devi solo prenderti… puoi andare anche con la macchina… dieci casse di prosecco le metti in macchina…». E rilanciava: «(…) ora a Gerocarne e Soriano ancora non sono andato, però Davide se lo prende da me sicuro, quel Bar a Soriano di “coso” se lo prende da me sicuro, dove si servono “loro” là, ne prendo altri quattro bar di là tra Soriano e Gerocarne, qui me li sono presi tutti. Arena mi ha detto di sì, lui mi ha detto di sì, Pasquale mi ha detto di sì, quell’altro là sopra dice di sì, a Limpidi non mi dice di no quell’altro di Limpidi, Dasà Beniamino mi ha detto di sì, Cagnetta mi ha detto di sì…». (g.curcio@corrierecal.it)

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