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Manca il rinnovo della convenzione, a rischio la Casa di Cura Romolo Hospital

I dipendenti fanno sapere che “i volumi di ricoveri superano i 2000 casi annui, concorrendo quindi all’abbattimento della mobilità passiva

Pubblicato il: 25/06/2024 – 21:37
di Gaetano Megna
Manca il rinnovo della convenzione, a rischio la Casa di Cura Romolo Hospital

CROTONE Un cavillo potrebbe decretare la fine della Casa di Cura Romolo Hospital. A lanciare l’allarme sono i dipendenti della clinica e il sindaco di Rocca di Neto, Alfonso Dattolo, che sta cercando di sensibilizzare i suoi colleghi della provincia di Crotone. La vicenda è drammatica e interessa l’utenza calabrese e i lavoratori. Secondo quanto è stato possibile apprendere, il commissario dell’Azienda sanitaria provinciale, Antonio Brambilla, “per un cavillo” si rifiuterebbe di rinnovare la convenzione. Senza il rinnovo della convenzione la clinica, di proprietà del gruppo Sanguedolce, che “da oltre 20 anni è impegnata nell’assistenza dei pazienti con patologie urologiche ed uro-oncologiche”, chiuderà i battenti. Poco importa alla burocrazia se “il Romolo Hospital ha concorso, negli anni, e concorre ancora oggi a soddisfare l’esigenza di cure di alta specializzazione in urologia rappresentando un presidio che da solo garantisce l’erogazione di oltre il 50% delle prestazioni urologiche della regione Calabria”. Si parla tanto di bloccare l’emigrazione sanitaria e, poi, non si trova la via giusta per non chiudere una struttura che incassa e fa risparmiare somme ingenti alla sanità calabrese. Non si comprende quale potrebbe essere la logica che muove il sistema. Già nel passato si era ipotizzato che, dietro l’intransigenza, potesse esserci qualche interesse di altre aziende sanitarie private per i posti letto assegnati al Romolo. Il problema è che il Romolo garantisce assistenza in un settore totalmente inesistente nel resto della sanità pubblica della provincia di Crotone e anche limitato nel resto della Calabria. Non a caso  “risulta infatti essere la prima struttura sanitaria nel trattamento delle patologie oncologiche alla prostata e la seconda sia nel trattamento dei tumori alla vescia che al rene”. I dipendenti fanno sapere che “i volumi di ricoveri superano i 2000 casi annui, concorrendo quindi all’abbattimento della mobilità passiva regionale e garantendo una significativa attrattività extra regionale”. Sempre i dipendenti fanno sapere che i guai arrivano “a seguito di un contenzioso amministrativo avente ad oggetto meri aspetti di natura dichiarativa e formali”. Fanno sapere che dallo scorso mese di agosto le attività sono state erogate all’utenza regolarmente “anche in ragione di provvedimenti dell’autorità giudiziaria che hanno ordinato la prosecuzione delle attività di cura”. Nel frattempo “l’azienda ha dovuto riavviare l’iter procedurale di autorizzazione e accreditamento che risultano finalmente giunti alla loro positiva conclusione”. Nove mesi fa era scattato l’allarme, ma tutto sembrava essere rientrato grazie anche all’intervento dell’autorità giudiziaria che aveva evitato il fermo delle attività. Davanti all’intervento della magistratura ci si aspettava che l’Azienda sanitaria provinciale provvedesse almeno al pagamento delle spettanze maturate. Non è stato così, perché da nove mesi (dallo scorso mese di agosto) l’Asp “non ha provveduto a remunerare le prestazioni ininterrottamente rese costringendo la Romolo Hospital, il suo personale e l’intera filiera dell’indotto, a enormi sacrifici aziendali e personali”. “Una scelta – scrivono i dipendenti – quella della Romolo Hospital, e di noi tutti dipendenti, resa possibile dai principi e dai valori che hanno caratterizzato, in termini di unicità, la storia aziendale, sempre primariamente concentrata sulle risposte da garantire in termini di cure e di salute per la comunità calabrese”.  Nel periodo non coperto economicamente dall’Asp “sono stati realizzati 1800 interventi fra cui circa 800 tumori benigni, 700 calcolosi ed oltre 300 tumori maligni”. Se si escludono i giorni festivi al Romolo Hospital viene effettuato un intervento di cancro al giorno. Si salvano vite umane. Stante la situazione la proprietà non è più nelle condizioni “di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali (oltre 100 unità) con gravi ripercussioni sul tessuto sociale del territorio”, ma non potrà nemmeno garantire “in tempi certi l’offerta di cura e assistenza a pazienti che non possono più rinviare la loro presa in carico”. Quella del Romolo Hospital è la storia di uno spicchio di Calabria, la provincia di Crotone, che non riesce più a difendere adeguatamente le attività lavorative esistenti. Lo dicono le vertenze in atto. Relativamente al Romolo Hospital c’è l’aggravante di pazienti che aspettano di essere operati di cancro e sono nelle liste di attesa. Non sono pochi i pazienti contenuti in quella lista. Molti di questi pazienti calabresi non hanno i soldi per andare ad operarsi in altre regioni. Questo alla burocrazia importa poco. 

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