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La Calabria e il Rapporto Svimez

Il Governo ha annunciato nuovi sgravi fiscali per bar e ristoranti e sta per arrivare anche la sospensione della tassa per i tavoli all’esterno. Sostiene che sono misure per risollevare quelle…

Pubblicato il: 08/07/2024 – 11:57
di Franco Scrima
La Calabria e il Rapporto Svimez

Il Governo ha annunciato nuovi sgravi fiscali per bar e ristoranti e sta per arrivare anche la sospensione della tassa per i tavoli all’esterno. Sostiene che sono misure per risollevare quelleattività commerciali penalizzate dalle restrizioni inflitte sin dall’incalzare della pandemia battezzata “Covid 19”.
Nessuno si chiede, invece, se i potenziali avventori possano ancora recarsi al ristorante per trascorrere una serata “diversa” con le loro famiglie. Attenzione! Non si tratta di problemi di “green pass”, ma di rinunzie per motivi di finanze familiari. I rincari sono così pesanti che la famosa cinghia è arrivata all’ultimo buco e in alcuni casi l’ha pure superato, così da non poter essere stretta ancora. Il motivo? L’assottigliamento del potere d’acquisto degli stipendi e delle entrate per effetto del caro vita e delle tasse che hanno raggiunto quote insostenibili.
Il Capo del Governo ha disposto un aumento del fondo, anticipando al 2021 alcune spese e liberando risorse a decorrere dall’anno 2022 per contrastare gli effetti dell’aumento di luce e gas. Ma è tale la disperazione che a rimetterci sarà sempre “Pantalone” il quale dovrà in ogni caso stringere la cinghia, soprattutto nelle regioni del Sud colpite, tra l’altro, dalla edificante, recente approvazione dell’ ”autonomia differenziata” la cui approvazione ha fatto esultare la presidente Meloni, facendola parlare di un’ “Italia più forte e più giusta”, così come Matteo Salvini che l’ha definito “giorno storico”.
Svimez, invece, nel rapporto annuale sullo stato dell’economia, affronta il problema e sostiene che “potrebbe avere una spinta decisiva se si decidesse di spendere per intero i fondi destinati al Mezzogiorno e di trasformare la spesa prevista per investimenti pubblici in nuova capacità produttiva, in grado di intercettare una quota maggiore di domanda interna. Diversamente il Sud sarà destinato a rimanere al palo.
Questa è la conferma di quanto il Paese sia sostanzialmente diviso in due. Nel rapporto Svimez si sottolinea, per esempio, che “il tasso di occupazione delle donne tra i 20 e i 34 anni, munite di laurea, è del 44 per cento nel Mezzogiorno, contro il 70 per cento del Centro-Nord e che, nel 2021, l’occupazione femminile nel Sud si è ridotta di circa 120 mila unità contro il 3,3 per cento del Centro-Nord”.
Per quanto riguarda le remunerazioni, sempre secondo Svimez, nel Sud esiste una dinamica salariale che frena la crescita dei consumi. Si tratta di un problema antico che non si vuole affrontare per risolverlo e rendere i cittadini uguali, a prescindere dalla regione nella quale risiedono.  
Nel Mezzogiorno, l’attenzione è rivolta a comprendere se le retribuzioni avranno la forza di superare il sistema vigente. C’è chi dice di sì, ma ad una condizione: che si adotti un piano industriale capace di modernizzare la sua base economica, tenendola lontana dalla densità criminale e ridisegnando le sorti dello sviluppo delle singole regioni. In tal modo sarà possibile ottenere segnali di cambiamento.
La Calabria, per esempio, osserva una riduzione del PIL pari all’ 8,9%. E si stima che il “Prodotto Interno Lordo” crescerà marginalmente (dello 0,6%, ossia una minima parte della riduzione del 2020). Sicché è prevedibile che, con i mezzi di cui dispone, la Regione non avrà la forza di affrontare un sistema siffatto. Ma c’è anche chi, nonostante tutto, mostra ottimismo a condizione che la Regione realizzi un piano industriale che modernizzi la sua base economica. Lo si può fare se si ridisegnano le sorti dello sviluppo regionale. Insomma sono indispensabili una serie di iniziative capaci di dare segnali importanti, frutto di un cambiamento sostanziale.
Avrà la Calabria la forza per farlo? Tentare non nuoce se non si vuole che nell’estremo Sud si arrivi alla fame diffusa, visto che la povertà ha già invaso le famiglie monoreddito. Rivedere i contratti e riportarli ad un livello che possono garantire la sopravvivenza è una richiesta che non può essere più rinviabile. Se ne faccia carico la Regione, il cui Presidente, non avendo gradito il provvedimento, con acume ha chiesto al Governo di intervenire con fatti e non a parole.

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