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Oltre Catanzaro, le parole che fanno veramente male

Nescit vox missa reverti «la parola detta non sa tornare indietro». Che sia Orazio o Metastasio, ci sono voci che appartengono al folclore che un battito di ciglia e vanno via e poi frasi dette in…

Pubblicato il: 10/07/2024 – 12:21
di Gioacchino Criaco
Oltre Catanzaro, le parole che fanno veramente male

Nescit vox missa reverti «la parola detta non sa tornare indietro». Che sia Orazio o Metastasio, ci sono voci che appartengono al folclore che un battito di ciglia e vanno via e poi frasi dette in mala o buona fede, argomentate o buttate là, che costruiscono l’immaginario, che si appiccicano addosso e diventa difficile rimuovere. La prima cosa da tenere a bada di fronte a retro pensieri, veri o presunti, è l’orgoglio, mettersi sulla difensiva è un po’ ammettere. A tutti ci è capitato un “ho dei vicini calabresi che sono bravissime persone”, però lo stereotipo colpisce a giro, spesso ci appartiene più di quanto ammettiamo. Il male vero non viene dagli attacchi plateali, dai pregiudizi evidenti, arriva da ragionamenti pacati fatti pensando di aiutare, provenienti da chi è convinto di dare una mano, da quelli a cui si riconosce una propensione culturale buona. Parole che si incuneano e, affisse, diventano difficili da levare. Attacchi di Feltri o Bocca, senili o pervicacemente contro, e chi se ne importa. Ma, il calabrese di De Amicis (un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte; tutto vestito di scuro, con una cintura di marocchino nero intorno alla vita) è diventato il calabrese, per sempre neri e con le sopracciglia attaccate. Dediti al coltello e specialisti nella vendetta a freddo, i calabresi della letteratura sudamericana. Irredimibili per Stajano. Calabria perduta irrimediabilmente per Augias. Estasiati ai piedi di Garko e Smaila per la telecamerina di Zoro. E Vecchioni, se deve spiegare il divario culturale fra la Colchide e Corinto, mette a confronto l’Aspromonte e New York. La Chiara di Carpignano si salva perché l’accoglie una famiglia platealmente settentrionale, da loro i compleanni hanno una gioia composta, con musica migliore, un milieu multirazziale, e ti portano agli allenamenti con un ciao trottolina. Non c’è una famiglia calabrese, in Calabria o fuori dalla Calabria che la possa salvare. E certo, di Pasolini sulla via di Cutro non è che ce ne possano essere a migliaia.

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