VIBO VALENTIA Il battesimo, l’ascesa criminale e il ruolo da autista di Nazzareno Fiorillo “U Tartaru”, «il capo dei Piscopisani», come appellato dallo stesso Renato Marziano. Il nuovo collaboratore di giustizia della ‘ndrangheta vibonese racconta agli inquirenti, nei verbali redatti nel 2018 ma venuti a galla con l’inchiesta Porto Salvo, i “segreti” del clan di Piscopio. Conoscenze acquisite grazie alla fiducia che i membri del clan, in primis Nazzareno Fiorillo, avrebbero avuto nei suoi confronti, tanto da battezzarlo e promuoverlo a “sgarrista” solamente sei mesi dopo, anche in virtù «del passato criminale che avevo». Il collaboratore parla ai pm dei conflitti tra i Mancuso e i Piscopisani, di omicidi e sistemi di truffa in centro città.
Dichiarazioni che derivano anche dall’aver svolto, per un certo periodo, il ruolo di accompagnatore e autista di Nazzareno Fiorillo e, quindi, sebbene in disparte, «ero in grado di assistere ai suoi incontri». Tanto che il presunto boss dei Piscopisani si sarebbe anche sfogato con Marziano: «Si lamentava sempre di quanto fosse stressante fare il boss» racconta ai pm. Forse troppi incontri da fare, questioni da risolvere e, soprattutto, l’attenzione a non farsi beccare dagli investigatori. Così l’attenzione, già nota agli investigatori e ormai confermata da numerose inchieste, alle nuove forme di tecnologia e di comunicazione. Lo stesso Marziano avrebbe consigliato a Fiorillo di «utilizzare una applicazione del cellulare denominata “Line”, utile per comunicare senza la possibilità di essere intercettati, anche perché gli IP sono ubicati su server americani».
Ma i Piscopisani, per tutelarsi dalle intercettazioni, avrebbero fatto grande utilizzo anche di «schede telefoniche di compagnie rumene intestate ad altri soggetti» acquistante in pronta consegna da un negozio di telefonia del centro vibonese. Anche per i pagamenti, specifica il collaboratore di giustizia, venivano utilizzate «carte di credito clonate» capaci di depositare anche oltre i 10 e i 15 mila euro a volta. Marziano racconta anche dei forti rapporti tra i Piscopisani e i Giampà di Lamezia, con alcuni incontri che si sarebbero tenuti anche alle Terme lametine, più precisamente di notte «nella vasca libera nell’oscurità più totale». Il legame con la ‘ndrina di Lamezia e con alcune del Reggino, tra cui i Commisso, oltre all’alleanza stretta con i Tripodi di Porto Salvo, avrebbero consentito ai Piscopisani di radicarsi in tutta la Calabria per preparare lo scontro con i Mancuso e i Patania. (Ma.Ru.)
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